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Comuni vs Comuni sui criteri di ripartizione dei trasferimenti regionali

Tira aria di burrasca all’interno del Consiglio permanente degli Enti locali della Valle d’Aosta.

L’oggetto del contendere è la ripartizione dei trasferimenti senza vincolo di destinazione che provengono dalla Regione autonoma Valle d’Aosta.
Superato lo scoglio del mancato aumento (dopo che il presidente della Regione ha ribadito che sono confermati i trasferimenti del 2017 ai quali andranno ad aggiungersi 10 milioni per i Comuni e 2 per le Unité des Communes), il problema è diventato la scelta del criterio di ripartizione. Che la Regione ha preferito lasciare in capo alle autonomie locali.
Sulla filosofia, tutti d’accordo: deve trattarsi di una misura perequativa, che sostenga i Comuni piccoli e quelli con minori entrate tributarie proprie. Quindi si è partiti dalla ridefinizione degli introiti dopo il passaggio dall’Ici all’Imu. Essendo la prima casa esente da Imu, i Comuni a vocazione residenziale hanno minori entrate, mentre maggiori entrate hanno quelli turistici. Il criterio perequativo serve dunque a riequilibrare la situazione.
Quando però i parametri sono stati declinati in cifre, pare che vi siano stati risvolti inattesi. Risvolti che il Consiglio d’amministrazione del Celva avrebbe discusso durante una riunione di inizio febbraio.
In prima battuta, pare si fosse deciso di applicare il ricalcolo sul totale dei trasferimenti. In questo modo, però alcuni Comuni avrebbero percepito cifre inferiori al 2017. Uno fra i 12 componenti del CdA avrebbe levato una serie di osservazioni e proteste in difesa e a tutela dei Comuni turistici. Allora si sarebbe deciso di applicare una trattenuta di salvaguardia dello 0,4%, allo scopo di evitare le sottrazioni e di creare un fondo di solidarietà per far fronte a eventuali situazione analoghe a quelle verificatesi, nel 2017, per il Comune di Roisan (rischio predissesto) o di Pontboset (risarcimento danni giudiziari). Questa l’ipotesi che sarebbe stata trasmessa alla Consulta Finanza locale e Tributi, che avrebbe approvato i criteri di ripartizione suggeriti dal CdA all’unanimità.
Martedì 13 febbraio il CdA non si è riunito, facendo slittare l’incontro a mercoledì 14. In questa sede, le decisioni già assunte sarebbero state ribaltate: trasferimenti confermati nella medesima misura del 2017 e applicazione delle nuove modalità solamente sui 10 milioni di maggiorazione.
Ma, nel frattempo, le cifre della prima ipotesi avevano cominciato a circolare fra i sindaci, la maggior parte dei quali hanno cominciato a farsi un’idea di come avrebbero potuto impiegarle. Considerando che le entrate Imu dalle seconde case pesano solo sui bilanci di Courmayeur, Pré-Saint-Didier, La Thuile, Morgex, Cogne, Torgnon, Valtournenche, Ayas e Gressoney, erano numerosi i sindaci del fondovalle con la calcolatrice in mano. Apprendere che vi era stato un dietro front rispetto alle cifre apprese pare abbia avuto l’effetto di una doccia fredda e il sogno nascente sarebbe scoppiato loro in mano come una bolla di sapone.
L’Assemblea del Cpel dovrebbe trattare la questione nel corso della riunione di martedì 20 febbraio. Siccome già nelle precedenti circostanze in cui si era accennato alla necessità di concordare i criteri di ripartizione si erano levate voci discordanti, è presumibile che la discussione sarà intensa.
Sulla vicenda, impossibile ottenere maggiori chiarimenti e men che meno dichiarazioni: Speranza Girod si limita a dire che la Consulta è riconvocata per martedì 20 febbraio, mentre Franco Manes dice di non voler dire nulla. Il supposto difensore dei Comuni turistici, si è limitato a chiederci di non attribuirgli meriti che non merita.

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