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Il temporale in Val Ferret non era prevedibile

Lunedì 6 agosto 2018, i bollettini della Regione autonoma Valle d’Aosta non annunciavano alcuna criticità per la giornata.

Il bollettino meteo prevedeva infatti tempo “prevalentemente soleggiato, con cumuli che porteranno rovesci sparsi, localmente temporaleschi“. Il bollettino delle criticità indicava una situazione idrogeologica ordinaria, con “precipitazione media e massima moderata” nella zona della Val Ferret.

Perché temporali come quello di lunedì si formino – ci ha spiegato Igor Torlai, dell’Ufficio meteo del Centro funzionale della Regione – occorre che vi sia un’energia. Ieri è stata data dall’umidità e dalle temperature elevate. Poi occorre una forza che faccia salire le particelle d’aria e le faccia quindi raffreddare, creando le nuvole: c’era il sole. In questo modo si è creato un temporale di calore non organizzato che era prevedibile si formasse ma che era impossibile prevedere dove e con quale intensità“.

Per la serata di martedì 7 agosto, invece, sono previsti temporali che avranno un elemento forzante: una piccola flessione della pressione in quota. È dunque probabile che si verifichino temporali diffusi, intensi e con raffiche di vento, tali da far innalzare a “giallo, ordinaria criticità” il livello di rischio.

Tuttavia la decisione di evacuare la Val Ferret non è dovuta tanto a un possibile ulteriore rischio di colate di detriti quanto al desiderio di effettuare le operazioni di disalveo lungo circa 700 metri e di ripristino in sicurezza. Per spostare la massa di fango e rocce, attualmente stimata in 25mila metri cubi (me che potrebbe rivelarsi assai più importante) si prevedono 7/10 giorni di lavoro.

Tecnicamente, il dirigente della Struttura assetto idrogeologico dei bacini montani della Regione, Valerio Segor, ci ha spiegato l’accaduto in questi termini: “Il temporale è stato localmente molto intenso. La stazione di misurazione posta a un chilometro di distanza, indica una precipitazione di 12 millimetri nell’ora dell’evento, ma se si considera che i torrenti interessati sono tre, a breve distanza l’uno dall’altro, e che uno solamente ha creato i gravi danni mentre gli altri ne hanno creati di assai più limitati, si può capire che l’intensità si è concentrata in una singola area ristretta”. I tre torrenti sono il Margueraz (quello dell’evento principale), il Montitaz e il Meyen. tutti e tre sono affluenti della Dora di Ferret sulla destra orografica e sono alimentati dai ghiacciai Grandes Jorasses, Planpincieux e Rochefort.

Si consideri che, nella giornata di ieri, la Val ferret non è stata il punto dove si sono registrate le precipitazioni quantitativamente più intense, che si sono invece avute a Champdepraz, con 20 mm di pioggia. Ma, evidentemente, l’acqua caduta il Val ferret è stata il motore di movimentazione di materiale detritico fine, di tipo glaciale, che poi ha trascinato anche massi di grosse dimensioni.
Tre sono gli elicotteri (due di Protezione civile e uno della Guardia di Finanza) che stanno sorvolando la zona per monitorare gli interventi che devono essere posti in essere da parte delle ditte incaricate dalla Regione per i lavori di messa in sicurezza della zona.

La criticità è legata alla zona colpita dalla colata detritica e non vi sono controindicazioni per chi vuole affrontare il Tour du Mont-Blanc nella parte alta della vallata.

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