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Nasce La Saint-Ours


Nell’auditorium della Torre dei Balivi, l’assessore alle Attività produttive della Regione autonoma Valle d’Aosta, Renzo Testolin, ha detto: “la Fiera deve diventare qualcosa da esportare all’estero. Questo brand è il punto di arrivo di un percorso partito anni fa. Abbiamo innanzitutto registrato i marchi verbali Fiera di Sant’Orso e Foire de Saint-Ours. Poi, nove grafici valdostani hanno collaborato per valorizzare la nostra millenaria, creando un’associazione temporanea d’imprsesa attraverso la quale sinergizzare la loro creatività“. Ha quinfi aggiunto: “Dietro la Fiera di Sant’Orso ci sono tante categorie: gli artigiani in primis, il sistema di accoglienza e ristorazione, l’importante macchina organizzativa. Si dovranno sfruttare appieno tutte le potenzialità ancora inespresse di questa manifestazione per la valorizzazione di un settore e dell’intera Valle d’Aosta“.
Il primo manifesto per promuovere la Fiera di Sant’Orso è stato realizzato nel 1966, da Franco Balan. Quello è stato l’anno zero per la fiera in chiave moderna.
I grafici che si sono aggregati attorno a questo progetto sono Elisa Avantey, Davide Bongiovanni, Marco Carere, Pierfrancesco Grizi, Stefano Minellono, Federico Salomone, Luciano Seghesio (con Daniela Grivon), Marina Vettorato,  Laurent Vicquéry.

Marina Vettorato ha precisato: “noi non siamo una squadra all’interno concorrono a un medesimo risultato professionalità diverse e con ruoli differenti ma siamo tutti creativi con lo stesso ruolo e quindi organizzare una modalità di lavoro non è stato semplice“. Luciano Seghesio ha spiegato allora che “abbiamo utilizzato un metodo copiato dagli hacker, creando un hackaton e invitando tante persone con professioni diverse a raccontarci come vivono la loro Sant’Orso“.  Laurent Vicquéry ha aggiunto che “prima che sulla parte visuale, abbiamo lavorato sul nome. Mancava un nome univoco. Lo abbiamo trovato in La Saint-Ours, che potrà non cambiare in nessun contesto. Poi abbiamo oi supportato il nome con un pay off, un testo descrittivo: fiera millenaria dell’artigianato di tradizione – Aosta“. Pier Francesco Grizi ha concluso dicendo che era necessario individuare “un segno che non ne escludesse nessuno ma fosse trasversale e li racchiudesse tutti. Allora si è pensato non a un marchio figurativo ma un insieme di lettere che creano un disegno per mezzo di una piccola scritta formale. Ognuno ha realizzato una lettera. Poi sono state armonizzate, creando un luogo semplice ma complicato, com’è la fiera“. Davide Bongiovanni ha concluso: “noi lo abbiamo già declinato ed è perfettamente riconoscibile. È volutamente versatile, per essere inserito in qualsiasi media della comunicazione moderna“. 


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