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Valtournenche, Pays des Artisans

Due volte l’anno, in estate e in inverno, Valtournenche diventa il Pays des Artisans. Nicole Maquignaz, vicesindaco e assessore al Turismo di Valtournenche spiega il significato di questi appuntamenti.

Nicole Maquignaz, vicesindaco e assessore al Turismo del Comune di Valtournenche: Abbiamo creduto di dare spazio agli artigiani e agli artisti locali perché, in effetti, costituiscono una parte importante della nostra cultura di tradizioni, di saperi che si tramandano nelle famiglie, di generazione in generazione.

Per esempio, i galli che Roger Brunodet fa emergere dalle radici degli alberi sono l’evoluzione dello stile di uno zio.

Roger Brunodet, artigiano: Zio Antonio, che era il più estroverso dei fratelli scultori Brunodet, faceva delle cose di questo tipo di stile. Non è che ho copiato, mi piaceva questo tipo di stile e ho cercato di fare anch’io qualcosa di simile. 

Il meccanismo della giornata non è quello di una fiera.

Nicole Maquignaz: Il turista può recarsi direttamente all’atelier, può vedere l’artigiano in opera, fargli delle domande e avere un contatto più diretto con lui di quello che si può avere in una fiera, per esempio.

Per chi, come Franco Vuillermoz, ha fatto della propria casa una galleria d’arte, è un momento emozionante.

Franco Vuillermoz, artigiano: Per me  è un gran piacere, nel senso che mi piace condividere, parlare, magari anche pareri diversi, avere scambi è bello!

Giangiuseppe Barmasse, che è un habitué delle Fiere e della Fiera di Sant’Orso in particolare, conferma che quegli eventi e questi appuntamenti non sono paragonabili.

Giangiuseppe Barmasse, artigiano: La differenza è grande perché, secondo me, la cosa più bella è vedere nascere la scultura, vedere dove nasce e come. Perciò, il fatto che le persone possano vedere i laboratori è la cosa più simpatica, in modo che nasce un dialogo, nasce un rapporto di amicizia fra le persone… alcune persone e loro possono vedere direttamente quello che è la realtà.

Una giornata nella quale si è potuto vedere eccezionalmente al lavoro Piergiorgio Navillod, perché i suoi tempi di scultura sono altri.

Piergiorgio Navillod, intagliatore: Soprattutto l’inverno e soprattutto dopo cena. Dopo cena, invece che guardare la televisione… sento anche la televisione, però il coltello viaggia lo stesso.

Una passione che gli è nata sin dalla tenera età.

Piergiorgio Navillod: Quando andavo a pascolare e quando, nel ’49 mio nonno mi ha portato il primo Opinel. E a pascolare, se il tempo è bello è piacevole Quando il tempo è un po’ più brutto, se non avevi niente da fare trovavi lungo e allora si faceva la cornaille, che era la mucca stilizzata, e il gallo. Perché non si aveva mica altro per giocare.

Una tradizione, quella dell’artigianato valdostano, che incuriosisce.

Roger Brunodet: Sono incuriositi per la tradizione e contenti di sapereche si mantiene la tradizione, almeno nelle famiglie.

Gli artisti si affezionano alle loro opere.

Giangiuseppe Barmasse: Io mi affeziono tutte le mie sculture. Quella che c’è qua dietro della Fiera delle mucche, per me, è una scultura  particolare. Sono molto affezionato, mi piace molto anche il Cervino. La scultura importante è sempre una cosa che ci si affeziona un po’ di più. 

E ognuno mette se stesso in ciò che realizza

Franco Vuillermoz: Chi ha modo di guardarle e vedere, secondo me può vedere che le forme sono quelle. Diciamo che a me piace guardare, fantasticare, sognare.

La tradizione, a Valtournenche, torna protagonista sabato 17 agosto.

Nicole Maquignaz: Il prossimo appuntamento sarà sabato con la Veillà des Métiers, appuntamento biennale  che quest’anno torna della frazione di Crétaz. Vi suggeriamo di prenotare perché è previsto un grande afflusso di pubblico.

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