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Politica: gli altri osservano cosa succede in Uv

Le altre forze politiche stanno aspettando di vedere cosa succede in casa Union valdôtaine.

Per la maggior parte abbiamo ricevuto no comment in varie declinazioni. «Si tratta di lavori in corso», ci ha detto Roberto Cunéaz, presidente di Alpe. «Sono questioni interne all’Uv» ci ha detto Carlo Marzi, segretario di Stella alpina.
«Bisogna capire se è un fulmine a ciel sereno o una morte annunciata», si è chiesta Daria Pulz, di Adu VdA.
«Seguo poco le dinamiche interne ai movimenti» ci ha risposto Alberto Bertin di Rete civica.

Non si è invece negata Marialice Boldi, commissario della Lega Vallée d’Aoste: «È ormai sempre più evidente che la situazione ai vertici dell’UV riflette un diffuso malessere da tempo percepibile anche tra gli elettori del Mouvement.
Da un lato il partito guidato dal segretario Lavevaz, indubbiamente persona stimabile e credo in buona fede nel voler imprimere una svolta positiva e innovatrice al movimento, dall’altro gli eletti, vecchi marpioni della politica che sono evidentemente attaccati alla loro poltrona e che non accettano di perdere e nemmeno di condividere il potere decisionale. Normalmente dovrebbero essere le segreterie politiche a dettare la linea del partito e gli eletti dovrebbero essere l’espressione, gli esecutori materiali. In questo caso assistiamo ad un tentativo, piuttosto palese, di rovesciare, se non addirittura di usurpare le competenze degli organismi dirigenti. Tentativo che è stato lampante al momento della formazione della nuova maggioranza, ipotesi respinta dagli organismi dirigenti del partito che chiedevano di tornare al voto, ma portata avanti senza ascoltare nessuno dagli eletti.
Capisco perfettamente le difficoltà ed il dilemma in cui si trova Lavevaz ma la sua è una battaglia contro mulini a vento. Gli elettori dell’UV hanno ormai da tempo l’impressione, a questo punto fondata, di essere senza un leader, senza una guida, senza idee.
Ognuno corre per sé e c’è uno scollamento insanabile tra la base e i vertici, tra gli eletti e i vertici e anche all’interno degli stessi vertici.
Credo sia ormai un processo irreversibile, determinato dalla guerra fratricida di coloro che non sanno più far gioco di squadra perché i principi e le idee hanno lasciato spazio alle ambizioni e agli interessi personali e non fanno più da collante
».

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