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AduVdA commenta il Conte-bis

È lungo e articolato il commento di Ambiente-Diritti-Uguaglianza sulla chiusura della crisi politica per mezzo della nascita del secondo Governo guidato da Giuseppe Conte.

Scrive il movimento: «La “più pazza crisi di governo” che la storia italiana ricordi è iniziata con la pretesa da parte di un ministro troppo esuberante di avere “pieni poteri” in virtù di una sensazione plebiscitaria basata sulla sovraesposizione mediatica, sopportata e supportata da una stampa quasi tutta amica, da palinsesti Tv pensati non per informare, ma per offrire palcoscenici dove la sguaiatezza comunicativa, la violenza simbolica e l’odio sono diventati formule di successo e di intrattenimento in nome di ciò che “piace alla gente”».

E AduVdA proseguee: «Ne è seguita la chiamata a nuove elezioni, dopo poco più di un anno di governo, brandendo oggetti sacri in uno Stato laico, insieme all’arrogante sfida che richiamava a ipotetici “doveri” le istituzioni nel pieno di agosto, lanciata da chi aveva lavorato poco e male per il Paese ma molto bene per la propria personale carriera elettorale. In ultimo ecco l’inutile ripensamento astioso e balbettante».

Secondo AduVdA è stato determinante il ruolo del Quirinale: «La solida struttura costituzionale, per mesi messa a dura prova dalla decretazione d’urgenza, dallo stravolgimento dei ruoli istituzionali e da una comunicazione personalistica, razzista e parafascista – nei modi e nei contenuti –, ha potuto arginare le spinte autoritarie del titolare del Viminale e ha saputo reagire, sotto la guida paziente del Presidente della Repubblica, alla chiamata a marce e marcette di un fantomatico “popolo” che non vedeva l’ora, secondo la narrazione leghista, di incoronare per acclamazione un padrone autoritario e violento».

Giovedì 5 settembre 2019, i ministri del Governo Conte hanno giurato: «Il secondo governo Conte, appena insediatosi, sembra avere caratteristiche più “normali” del precedente, persino la strisciante offensiva del Movimento 5stelle contro i meccanismi della democrazia rappresentativa sembra tornata sotto il controllo – mai troppo stretto – delle regole istituzionali. Oggi, con un certo sollievo, non ci resta, come cittadini e come movimento politico, che esercitare il controllo e la critica nei confronti delle future politiche della nuova compagine governativa, coscienti di esserci lasciati alle spalle, forse solo momentaneamente, una brutta stagione in cui i più deboli sono stati aggrediti, i diritti di tutti sono stati calpestati e offesi, le donne sono state minacciate nelle loro più importanti conquiste e il Paese tutto ha subito la riproposizione di parole, modi, gesti e proclami che pensavamo relegati in un ventennio tristemente noto».

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