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M5S deluso: Cva non cambia indirizzo

Il Movimento 5 Stelle della Valle d’Aosta, il 14 settembre, aveva registrato positivamente quello che aveva definito il «cambio di prospettiva strategica dichiarata pubblicamente dalla CVA, in particolare dall’ing. Canestri: “Il fatto di poter essere autonomi dal punto di vista energetico, in Valle d’Aosta, in futuro potrà essere una realtà”».

I consiglieri regionali del M5S avevano rilevano che Cva «da “campione” del mercato nazionale delle rinnovabili, passa a concentrare la propria attenzione al solo territorio valdostano per dedicare l’intera produzione energetica alla Valle d’Aosta» e ricordano di aver sostenuti da anni «che l’energia da fonte rinnovabile prodotta in Valle d’Aosta sono in grado di soddisfare il fabbisogno di energia elettrica, di riscaldamento e di mobilità per tutti i valdostani».

I consiglieri Luciano Mossa, Manuela Nasso, Maria Luisa Russo e Luigi Vesan avevano sosteenuto che «La prima conseguenza della nuova prospettiva è dunque l’abbandono dell’ipotesi di quotazione in borsa: non serve più e può essere archiviata definitivamente; semmai servono altri supporti strategici per accelerare e ottimizzare l’ottenimento dell’autonomia energetica valdostana».

Tuttavia «Resta da verificare la posizione di questa maggioranza consiliare da sempre contraria a utilizzare la produzione di CVA per soddisfare il fabbisogno energetico dei valdostani. Sarà inoltre necessario tenere sotto stretta sorveglianza l’operato dei vertici societari dimostratosi alquanto inaffidabile: ci riferiamo ad esempio alle gravi responsabilità accertate ma trascurate dalla politica, ai costi sostenuti per la scellerata e inconsistente visione strategica legata alla quotazione in borsa, alle opinabili modalità di gestione. Altrettanto non possono essere trascurate – proseguono i portavoce M5S – le responsabilità per i negativi risultati economici e gestionali degli anni passati, evitando anche di farsi confondere dagli inappropriati trionfalismi per i risultati 2018: fuori da artifici contabili, essi nascondono evidenti zoppicamenti manageriali. L’inopportuna approvazione del bilancio e le riconferme degli amministratori hanno obbligato gli azionisti di riferimento (i valdostani) ad accettare altri accumuli di spazzatura sotto il tappeto della maggioranza consiliare».

I quattro consiglieri attendevano «di vedere come il management della CVA realizzerà quanto dichiarato, quali strumenti saranno messi in campo per consegnare le risorse energetiche prodotte in Valle ai valdostani.
Ci permettiamo pochi suggerimenti di metodo alla CVA: si tratta di passare da essere votati a “produrre soldi” a “produrre benessere” attraverso la realizzazione della Valle d’Aosta carbon e fossil free; da “agente” del massimo profitto a “paladina” di nuove infrastrutture energetiche per il territorio
».

L’interrogazione a risposta immediata

La questione è diventata un’interrogazione a risposta immediata nel corso dell’adunanza consiliare di mercoledì 18 settembre, per: «essere informati di esso [piano di indirizzo strategico, n.d.r.] direttamente dal management e non dai media».

Il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta ha raffreddato gli entusiasmi dei pentastellati con la sua risposta, secondo la quale non è ipotizzato alcun cambiamento di rotta: «È comprensibile l’intenzione provocatoria di questa interrogazione, ma credo sia necessario evitare di creare confusione su un argomento molto tecnico e complesso.
Ci siamo confrontati con CVA per rispondere a questa interrogazione e, cercando di rispettare i tempi stabiliti dal Regolamento, le fornisco i seguenti elementi.

  1. In occasione di Climathon l’ingegner Canestri ha semplicemente ricordato quanto noto da sempre, ovvero che l’energia prodotta dalle centrali di CVA copre “teoricamente” il fabbisogno energetico della Valle d’Aosta. Anzi, dato che i consumi sono inferiori all’energia prodotta, parte di essa viene ovviamente esportata.
    Qualora, in futuro, i consumi elettrici delle utenze valdostane dovessero aumentare, ad esempio grazie ad azioni di “decarbonizzazione”, questi nuovi consumi porterebbero potenzialmente a zero il saldo tra energia prodotta e energia consumata in regione.
  2. Questo è il senso di quanto detto dall’ingegner Canestri a Courmayeur: in prospettiva la Valle d’Aosta potrebbe teoricamente raggiungere una completa autonomia “energetica”, in quanto i consumi annui stimati da riscaldamento e da mobilità, se venissero completamente convertiti “all’elettrico”, potrebbero essere coperti dalla capacità produttiva di tutte le centrali idroelettriche valdostane.
    CVA sottolinea però che l’azione di promozione di una progressiva elettrificazione dei consumi non può essere realizzata da CVA, ma dovrebbe essere una azione corale, promossa dalla Regione nell’ambito della predisposizione delle strategie per la Valle d’Aosta Carbon Fuel Free 2040 e del Piano Energetico Ambientale Regionale. CVA, per parte sua, ha già manifestato la massima disponibilità a fornire la propria collaborazione in termini di know how.
  3. Ancora, CVA ricorda che sin dal 2017 ha annunciato l’intento di giocare un ruolo importante come facilitatore e promotore di investimenti in elettrificazione attraverso lo strumento delle cosiddette ESCO (Energy Saving Company), ma che l’assoggettamento di CVA al Testo Unico in materia di Società a Partecipazione Pubblica (il cosiddetto Decreto Madia) ad oggi non consente alla società di attuare tali attività e, quindi, di svolgere un ruolo attivo in tale ambito.
    Non esiste pertanto nessuna contraddizione tra la strategia di CVA come potenziale attore del processo di “decarbonizzazione” del territorio regionale e quella di CVA come produttore di energia elettrica, che correttamente cerca, seppur con i limiti dettati dall’assoggettamento alla Legge Madia, di accrescere la potenza installata e di diversificare la produzione per tecnologie e per territori.
    Né vi è contraddizione con una possibile quotazione in borsa, finalizzata ad acquisire risorse e a consentire alla società di poter concretizzare tutte le sue potenzialità, comprese quelle che possono contribuire alla “decarbonizzazione” della Valle d’Aosta. Tra l’altro, immaginare ciò implicherebbe che i concorrenti “quotati” di CVA non stiano perseguendo analoghe strategie di “decarbonizzazione”, cosa assai insensata e contraria a quanto è evidente dalle cronache.
  4. Infine, non vi è nessun cambio di rotta da parte del management di CVA. La società continua ad operare sulla base del proprio piano strategico 2018/2020 – tra l’altro già inviato anche al Consiglio regionale – e non vi sono modifiche nella strategia perseguita per cui l’azienda continua ad operare, come ha sempre fatto, in qualità di produttore di energia da fonti rinnovabili. 
    CVA si è limitata a sottolineare, come peraltro più volte affermato anche durante le audizioni presso le Commissioni di questo Consiglio, che sarebbe strategicamente opportuno favorire una transizione dei consumi degli utenti finali verso l’elettrificazione, per poter consumare in Valle d’Aosta il sovrappiù di energia idroelettrica che la nostra regione ha ricevuto in “dote” da madre natura».

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