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Le guide raccontano… edizione autunno 2019

L’Unione Valdostana Guide di Alta Montagna organizza quattro incontri letterari per il ciclo autunnale Le Guide raccontano ….

«Il titolo del ciclo è un omaggio al libro di Fulvio Campiotti, del 1954, e sottolinea il ruolo che guide alpine e montanari in genere hanno avuto e continuano ad avere nella cultura di montagna», spiega Pietro Giglio, presidente dell’Uvgam e del Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane e promotore del ciclo di conferenze.

Gli incontri si svolgono al al Café-Librairie et des Guides e hanno inizio alle ore 18.

25 ottobre 2019

Apre la rassegna I giorni della neve di Francesco Casolo Michele Freppaz

Nel romanzo, un insegnante di ski institut, Francesco, milanese appassionato di montagna, grazie all’amicizia con Michele, nivologo montanaro di Gressoney, scopre i ghiacciai e la neve, non solo come terreno di avventura e di sport, ma anche come ecosistema quanto mai delicato e sensibile ai cambiamenti di temperatura. 

A introdurre il lettore nell’affascinante mondo del ghiaccio è il ricordo di Willy Monterin, guida alpina e glaciologo, scomparso nel 2015. Figlio di Umberto, direttore dell’osservatorio meteorologico del Monte Rosa, seguiva il padre nel suo lavoro, spesso fino alla capanna Regina Margherita, fin da quando aveva dieci anni. Dal 1941, sedicenne studente del liceo scientifico, per più di settant’anni aveva effettuato le misurazioni stagionali dei ghiacciai del Monte Rosa, delle precipitazioni e, tre volte al giorno, di  temperatura, pressione e umidità della stazione meteorologica di Ober d’Ejola, accanto alla casa di famiglia. Aveva assistito non solo al ritiro dei ghiacciai, ma anche alla trasformazione economica della Valle di Gressoney, da centro agro pastorale a stazione sciistica.

Il libro analizza queste trasformazioni con tono discorsivo ma pur sempre con rigore scientifico, secondo le inclinazioni dei due autori. Attraverso le testimonianze di altri protagonisti, l’ingegner Eugenio Corsico, le guide alpine Michele Cucchi e Arnoldo Welf, gli agricoltori Federico Chierico e Federico Rial e tanti altri ancora, si ripercorre mezzo secolo di storia dei ghiacciai, delle piste da sci, dell’agricoltura di montagna, in generale la storia di un mondo fragile e affascinante, minacciato dal riscaldamento globale, ma anche con tante potenzialità di salvezza.

Il libro e gli autori saranno introdotti dalla glaciologa Elisabetta Ceaglio.

8 novembre 2019

Il pastore di stambecchi – storia di una vita fuori traccia, di Louis Oreiller e Irene Borgna, è il racconto del rapporto con la natura, animali e piante, talvolta uomini, nella natìa Valle di Rhêmes, di un montanaro che ha saputo mantenersi fedele a uno stile di vita.

Irene Borgna, nata nel 1984, è antropologa alpina e guida naturalistica. Vive e lavora in Valle Gesso, nelle Alpi Marittime, e ama raccogliere storie, quelle montanare, di vita vissuta. Con delicatezza e pudore ha così “trascritto” le testimonianze di Louis Oreiller, nato a Rhêmes-Nôtre-Dame cinquant’anni prima di lei. Attraverso i racconti di Louis si capiscono anche i cambiamenti socio-economici di una valle alpina, come tante: dall’economia agricola di sussistenza con poche integrazioni derivanti dal bracconaggio e dal contrabbando alle trasformazioni indotte dal turismo e dalla fuga di molti montanari verso la città.

Louis Oreiller è una persona che ha saputo affinare antiche sapienze e talvolta le ha tramandate, insegnando ai bambini della scuola di Rhêmes-Nôtre-Dame. Girando la sua valle e quelle confinanti, ha acquisito conoscenze non solo sugli animali domestici e selvatici o sulla neve e le valanghe, ma anche sulla psicologia degli umani. Con la punta delle dita sente la differenza tra i vari strati della neve ancor meglio che con le sonde, osservando i movimenti degli animali selvatici intuisce il pericolo delle valanghe, con comprensione accompagna amici e ospiti nel Parco Nazionale del Gran Paradiso e poi nella confinante riserva di caccia Rossi di Montelera.

Racconta Louis Oreiller, e con pazienza, tra un caffè e l’altro, Irene Borgna trascrive le sue parole, quelle di un montanaro che ha imparato a interpretare i segni segreti della natura, sempre rispettandola, con sottintesa lealtà reciproca. «Il più bel libro di montagna che io abbia letto nell’ultimo anno», ha affermato lo scrittore Paolo Cognetti.

15 novembre 2019

Fratelli e compagni di cordata. Alessio e Attilio Ollier, di Guido Andruetto e Due montanari: Arturo e Oreste Squinobal dalle Alpi all’Himalaya, di Maria Teresa Cometto saranno protagonisti del medesimo incontro.  

Due coppie di fratelli, guide alpine e montanari a tutto tondo, che si sono espressi sulle montagne della Valle d’Aosta e in spedizioni extraeuropee rimanendo sempre legati alla famiglia, al territorio, alle loro radici.

Alessio e Attilio Ollier, figli e nipoti di guide alpine, nati rispettivamente nel 1934 e nel 1942, negli anni Sessanta, quasi sempre insieme, inanellano salite prestigiose, talvolta con amici guide di Courmayeur, talvolta con clienti.

Per citare solo le ascensioni più importanti, nel 1964 portano a termine la prima invernale della cresta ovest delle Grandes Jorasses e nel 1965 la prima invernale della “Poire” con Franco Salluard, la loro impresa più prestigiosa, affrontando temperature che arrivano sino a meno 38°C. Nel 1969 con Angelo Manolino, cliente di alto rango alpinistico, completano la cresta integrale di Peuterey (prima italiana). Guido Andruetto ripercorre la storia dei fratelli Ollier e insieme delle guide di Courmayeur, non solo attraverso i ricordi di Attilio, (Alessio è scomparso nel 2008), ma anche con testimonianze e interviste a amici e clienti.

Il secondo volume, Due montanari: Arturo e Oreste Squinobal dalle Alpi all’Himalaya, di Maria Teresa Cometto, è una riedizione dell’originale del 1984, arricchito da una postfazione di Paolo Cognetti con la storia del rifugio “Orestes Hütte”, iniziato dopo la scomparsa di Oreste, nel 2004.

Solo due anni separano i fratelli di Gressoney, nati nel 1942 e nel 1944, anch’essi nipoti di una guida alpina, Antonio Curta. Insieme lavorano nella falegnameria di famiglia, diventano maestri di sci nordico e guide alpine. Nel 1970 cominciano a collezionare una serie di prime salite invernali, tutte di risonanza mondiale: la Sud del Cervino nel ’71, l’Integrale di Peutérey al Monte Bianco nel ’72 e la Ovest del Cervino nel ’78. Nel 1982 Oreste e Arturo partecipano alla spedizione dell’Unione Valdostana Guide di Alta Montagna allo sperone sud del Kanchendzonga, la terza montagna più alta della Terra. È un problema di salute a dividere la cordata affiatata nell’ultima parte di salita, quando Oreste continua senza ossigeno fino in vetta, con lo sherpa Tempa e il compagno Innocenzo Menabreaz, che però fa uso delle bombole. Tornati nella natia Gressoney continuano con il loro lavoro di falegnami e guide alpine fino a che un male inesorabile “sembra” dividerli nel 2004. Oreste rimane come un nume tutelare del rifugio alpino a lui intitolato e la sua presenza è palpabile nelle sue parole, che Arturo ha voluto incise in una tavola di noce al rifugio e che riassume la filosofia di vita dei fratelli: «La montagna per me è come una Madre rassicurante e silenziosa. Quando la frequentiamo noi viviamo con lei intensamente e nel massimo rispetto. Peccato che l’essere umano abbia una vita assai breve per vivere la montagna in tutta la sua ampiezza».

20 dicembre 2019

Sarà ospite Mario Casella con Oltre Dracula – Un cammino invernale nei Carpazi. Giornalista, scrittore, guida alpina, Mario Casella da sempre riesce a unire temi geografici, storici, sociali e politico-economici al racconto dei suoi viaggi alpinistici e scialpinistici. 

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