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Consiglio Valle del 23 e 24 ottobre 2019

Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta si è riunito in sessione ordinaria mercoledì 23 e giovedì 24 ottobre 2019 per discutere un ordine del giorno composto di 89 oggetti, tra cui 24 interrogazioni (12 rinviate dalla precedente adunanza), 44 interpellanze (22 rinviate) e 13 mozioni (9 rinviate).

Il Presidente del Consiglio, nell’aprire i lavori, ha ricordato che nel corso del Consiglio di martedì 15 ottobre, a seguito della presentazione di quattro risoluzioni sulle questioni catalana e curda che non erano state iscritte in quanto si trattava di una sessione straordinaria, aveva assunto l’impegno di farne oggetto di sue comunicazioni a questo Consiglio al fine di prendere una posizione da parte dell’Assemblea.

Emily Rini ha anche informato che il 16 ottobre, «il presidente del Parlamento catalano Roger Torrent i Ramió ha scritto una lettera, che ho trasmesso al Presidente della Regione e ai Capigruppo, nella quale illustra la situazione in Catalogna. Il presidente Torrent ha chiesto di porre attenzione agli eventi e di sostenere o dare impulso a iniziative volte a risolvere per strade politiche, democratiche e pacifiche il conflitto politico che vive il suo paese e assicurare così che nell’Unione europea siano rispettati i diritti e le libertà fondamentali. I gruppi consiliari stanno lavorando a due risoluzioni, che saranno iscritte nel corso di questa adunanza e che spero possano trovare la piena condivisione dell’Assemblea.»

Catalani e curdi

Il Consiglio Valle ha approvato all’unanimità due risoluzioni, una di sostegno alle Istituzioni e alla popolazione catalana e l’altra di solidarietà al popolo curdo presente nel territorio siriano e turco.

I testi delle risoluzioni sono il frutto di una sintesi trovata in Aula tra tutti i gruppi consiliari.

La risoluzione sulla Catalogna, prende spunto dalla «sentenza del Tribunale Supremo spagnolo che ha inflitto condanne tra i 9 e i 13 anni di carcere a dodici esponenti politici catalani, con l’accusa di sedizione e appropriazione indebita, ma de facto condannati per le proprie libere idee e opinioni relative al perseguimento democratico del diritto della nazione catalana ad autogovernarsi.» 

Con questa iniziativa, il Consiglio ribadisce il sostegno al percorso democratico e pacifico avviato dalle Istituzioni catalane; auspica una soluzione politica e istituzionale in grado di rispettare la legittima volontà del popolo catalano di decidere liberamente del proprio avvenire nel quadro di un’Europa unita; invita il Governo italiano a frasi promotore nei confronti dell’omologo spagnolo e presso le Istituzioni dell’UE di azioni volte alla concessione dell’indulto agli esponenti politici catalani condannati e ad avviare una soluzione politica alla questione catalana; esprime piena solidarietà ai detenuti politici catalani, oggi condannati al carcere, nonché al popolo e alle Istituzioni catalane tutte; impegna il Governo regionale a mettere a conoscenza della risoluzione le autorità italiane ed europee interessate.

Con la risoluzione di solidarietà al popolo curdo, l’Assemblea legislativa, constatando «l’inaccettabile invasione militare turca della regione del Rojava nel nord della Siria, abitata storicamente dalla minoranza curda», rammenta «che la comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e la serenità dell’Europa e del nostro Paese, quindi di noi tutti.»

Il testo manifesta la ferma condanna per quanto sta avvenendo in queste ore nella regione del Rojava e per la continua violazione dei diritti civili e politici della minoranza curda in territorio turco; esprime la propria solidarietà al popolo curdo presente nel territorio siriano e turco; invita il Governo italiano ad attivarsi nelle sedi internazionali, con particolare riferimento all’Unione europea, al Consiglio d’Europa e alla Nato, per l’immediata cessazione dell’avanzata militare turca in Siria, a interrompere ogni fornitura militare italiana al governo di Ankara e a elevare eventuali sanzioni, a interrompere le negoziazioni per l’ingresso della Turchia nell’Unione europea vista l’invasione militare e la mancata adesione dello Stato in questione al rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e alla tutela delle minoranze; impegna il Governo regionale a mettere a conoscenza della risoluzione le autorità italiane ed europee interessate e ad adottare un gesto simbolico (illuminazione di un monumento significativo) fino a che le azioni richieste non saranno intraprese.

Nel dibattito sono intervenuti la presidente del Consiglio Valle Emily Rini, il presidente della Regione Antonio Fosson, l’assessore Laurent Viérin, il capogruppo di Rete Civica-Alliance Citoyenne Alberto Bertin, il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste Andrea Manfrin e il consigliere Roberto Luboz, la consigliere di Ambiente Diritti Uguaglianza VdA Daria Pulz, i consiglieri dell’Union Valdôtaine Joël Farcoz e Giovanni Barocco, il consigliere di Mouv’ Elso Gerandin, il capogruppo del Movimento 5 Stelle Luigi Vesan e la consigliere Manuela Nasso, la capogruppo di Alliance Valdôtaine Patrizia Morelli. 

Mancate comunicazioni di Fosson

Nella seduta consiliare del 23 ottobre 2019, a seguito di una mozione d’ordine dei consiglieri Aggravi e Cognetta (vedasi le videointerviste) per lamentare la mancata comunicazione sul provvedimento di omologa del concordato preventivo per il Casino de la Vallée emesso dal Tribunale di Aosta, ha preso la parola il presidente della Regione. 

«Prendiamo atto con soddisfazione dell’approvazione del concordato – ha detto Antonio Fosson -. Abbiamo ereditato un percorso già iniziato, ma lo abbiamo conservato, in quanto abbiamo convenuto fosse l’unica possibilità per evitare il fallimento del Casino. In quest’ottica, abbiamo cancellato certe altre ipotesi, mentre abbiamo mantenuto l’Amministratore unico già nominato, come segno di approvazione del percorso intrapreso dal precedente Governo regionale. Tengo a ringraziare tutti i dipendenti che hanno accettato di ridursi gli emolumenti – ha aggiunto il presidente -, facendo sì che i costi di gestione si siano ridotti. Questo è un punto di partenza: ci sarà molto da lavorare nei prossimi cinque anni, sarà un percorso tortuoso, ma è quello che potrà riportare efficienza alla Casa da gioco, che rappresenta una grande risorsa per la Valle d’Aosta

Per il consigliere del gruppo Misto Claudio Restano (si veda la videointervista), «i confronti non avvengono sui giornali, devono svolgersi in quest’Aula. È pretestuoso l’utilizzo delle non comunicazioni per evitare il dibattito in Consiglio e va contro la normale dialettica democratica. Non possiamo accettare che si continui in questa maniera, evitando di fornire comunicazioni per scansare il confronto in Aula: non è pensabile che dopo dodici giorni di attività non vi siano comunicazioni da fare. Rappresento tutto il nostro disagio

Il consigliere Elso Gerandin (Mouv’) ha aggiunto che «il Governo Spelgatti è caduto proprio sul Casino: che di fronte ad una notizia così importante, il presidente Fosson non la commenti in quest’Aula è grave. Soprattutto, perché il primo problema che dovrà affrontare ora sarà quello del Bilancio della Società, che il presidente della Regione si è rifiutato di approvare. Ci sono dei dipendenti che hanno preoccupazioni sul futuro, perché senza un bilancio approvato la società non andrà avanti. I valdostani devono sapere

Il consigliere Roberto Cognetta (Mouv’) ha dichiarato: «Le mosse del presidente Fosson sono poco scaltre, cerca di galleggiare, ma non ci riesce. Lo invito a farsi da parte perché non è in grado di prendere decisioni. Lasci il posto a qualcun altro che sia capace di assumersi delle responsabilità

Anche la consigliere Nicoletta Spelgatti (Lega VdA) ha invocato le dimissioni del Presidente Fosson «che oggi ha dimostrato inadeguatezza, una volta di più. Questa maggioranza non solo non porta avanti la straordinaria amministrazione, ma nemmeno i lavori dell’Aula: non si è mai visto un continuo rimandare la discussione delle iniziative della minoranza. È una situazione imbarazzante, indegna per i valdostani. Un Governo è caduto proprio sulla questione della Casa da gioco, ma oggi si palesa chi aveva ragione all’epoca.» 

Il consigliere Stefano Aggravi (Lega VdA) ha affermato: «Il mio suggerimento alla maggioranza è di aggiornare il cronoprogramma dei reciproci impegni, aggiungendo altri elementi, come il Bilancio del Casino, che auspico non sia modificato. Da qui al prossimo Consiglio, chiedo al presidente Fosson di pensare bene a come procedere: il futuro di questo Governo è quello della Valle d’Aosta. L’unico nuovo percorso da qui a fine anno è quello di aprire una crisi politica, perché la politica prenda in mano la situazione e capisca amministrativamente cosa deve fare. Altrimenti, si dia voce agli elettori

Interrogazioni a risposta immediata

Ex Feletti

Il gruppo ADU-VdA ha chiesto notizie su eventuali rapporti tra la Regione ed enti pubblici o privati turchi.

«Quest’Assemblea deve prendere una chiara posizione – ha affermato la consigliere Daria Pulz – di condanna del Governo turco per l’illegittima aggressione militare alla Siria e alla comunità curda. Visti i rapporti intrattenuti negli anni con enti pubblici e privati turchi, come l’investimento Feletti e i giochi militari ad Aosta con una delegazione dell’esercito turco, chiediamo al Presidente di sapere se attualmente vi siano rapporti di questo genere con enti turchi

Il presidente della Regione, Antonio Fosson, ha risposto: «Da una rapida ricognizione effettuata presso le strutture dell’Amministrazione regionale risulta che attualmente non vi sono in corso rapporti con enti pubblici o privati turchi. Per completezza d’informazione, l’Assessorato alle finanze, attività produttive e artigianato segnala che l’Istituto per il Commercio estero di Roma, all’inizio del mese di ottobre, si è fatto tramite per chiedere all’Amministrazione regionale di fissare un incontro con i rappresentanti della holding olandese, ma di origini turche, che ha recentemente acquistato, in asta fallimentare, lo stabilimento ex Feletti di Pont-Saint-Martin. Al momento non sono seguiti altri contatti

Pulz, nella replica, ha dichiarato: «Questa è una buona notizia. Anche nel nostro piccolo, per la nostra fetta di responsabilità, dobbiamo agire affinché cessino immediatamente le ostilità. Bisogna lavorare nella direzione della pace e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.»

Esercizi per il gioco d’azzardo

Il gruppo Movimento 5 Stelle ha voluto fare il punto sulle norme che regolano gli esercizi per il gioco d’azzardo.

Il capogruppo Luigi Vesan ha ricordato che «le ultime prescrizioni della legge regionale sull’azzardo sono entrate in vigore da più di quattro mesi. Tra le norme c’è il divieto di aprire sale da gioco a meno di 500 metri da obiettivi sensibili come scuole, bancomat, luoghi di culto. Dal sito della Regione, però, non risulta ancora validato il posizionamento di diversi comuni anche molto popolosi, come Sarre e Saint-Vincent. Ci chiediamo quindi quanto queste limitazioni vengano rispettate oggi

L’assessore alla sanità, Mauro Baccega, ha risposto che «ci sono due piani di intervento: il primo è un adeguamento della legge da parte dei Comuni, dall’altra quella dei controlli da parte dei Comuni stessi e della Questura. Ad Aosta la Questura ha revocato 4 licenze a sale gioco dedicate; tutti gli altri esercizi risultano essere stati controllati, con uno di questi che è stato sanzionato. Sul territorio regionale, la Questura ha revocato altre 3 licenze. Il sito sarà aggiornato non appena i Comuni recepiranno il regolamento

Vesan, nella replica, ha dichiarato di «non essere stato rassicurato dalla risposta: apprendiamo che 52 Comuni sui 74 del territorio regionale non hanno neppure stabilito quali siano i luoghi sensibili da cui misurare le distanze. Se aspettiamo passivamente che i Comuni producano i dati senza sollecitarli, la legge rischia di rimanere senza applicazione.»

World Bioethics Day

L’incontro intitolato World Bioethics Day, svolto ad Aosta il 19 ottobre 2019, è stato al centro di un’interrogazione a risposta immediata del gruppo Lega Vallée d’Aoste.

«Questa conferenza – ha detto il capogruppo Andrea Manfrin – è stata patrocinata dalla Regione e dall’Università della Valle d’Aosta: il tema era “Rispetto per la diversità culturale e il pluralismo”. Chiediamo di sapere in che modo questo tema e i relatori dell’incontro fossero attinenti con la definizione di bioetica, che dovrebbe occuparsi dei problemi morali che emergono nell’ambito delle scienze biomediche.»

L’assessore all’istruzione, Chantal Certan, ha risposto che «la bioetica si occupa di soluzione etiche e giuridiche nel quadro di fondamentali valori di riferimento sanciti a livello costituzionale e sovranazionale. L’Unesco ha, in particolare, inteso sottolineare la centralità di queste dimensioni proprio con la Dichiarazione universale sulla bioetica e i diritti umani del 2001, nel cui principio 12 si richiede rispetto per la diversità dell’espressione culturale. L’evento del 19 ottobre scorso, che ha visto anche la presenza del Direttore della Cattedra di bioetica dell’Unesco, Amnon Carmi, nell’ambito della Giornata mondiale di bioetica, era incentrato sul principio 12 della Dichiarazione – “Rispetto per la diversità culturale ed il pluralismo” – e ha visto la premiazione degli studenti classificatisi a livello nazionale ed internazionale. Pertanto, il tema e il curriculum scientifico dei relatori intervenuti erano perfettamente congrui rispetto ai contenuti della Dichiarazione universale sulla bioetica e i diritti umani, che nasce con lo scopo di rafforzare le culture e il rispetto per i diritti umani e le libertà fondamentali per l’individuo.» L’assessore ha inoltre precisato che «il titolo della conferenza annuale è stato scelto direttamente dall’Unesco.»

Il consigliere Andrea Manfrin ha replicato: «La bioetica si occupa di scienze mediche, ma in questo incontro non c’era nemmeno un medico, solo persone che fanno promozione dell’immigrazione ed estensori di testi per bambini sullo stesso tema, sintomo evidente della volontà di indottrinamento.»

Interrogazioni

Consiglio territoriale per l’immigrazione

Il gruppo Ambiente Diritti Uguaglianza VdA ha parlato del Consiglio territoriale per l’immigrazione (CTI).

La consigliere Daria Pulz ha interrogato il Governo regionale chiedendo perché il CTI, istituito nel 1999 in ogni prefettura, non si riunisca in Valle d’Aosta dal 2012. 

Il presidente della Regione, Antonio Fosson, ha riferito che «in Valle d’Aosta, il Consiglio territoriale per l’immigrazione prevede circa 40 componenti ed è stato riunito in composizione plenaria 5 volte (2 volte nel 2005, 1 volta nel 2007, 1 volta nel 2011 e 1 volta nel 2012). Il funzionamento è stato anche garantito attraverso la costituzione di gruppi di lavoro tematici, tenuto conto della difficoltà di riunire periodicamente il Consiglio in composizione plenaria. Il coordinamento dei diversi gruppi di lavoro è stata assegnata alle diverse strutture dell’Amministrazione che si occupano del fenomeno migratorio, in relazione alla materia trattata. Dal 2012 il CTI non si è più riunito in composizione plenaria per motivi diversi: da un lato, non vi sono più stati interventi legislativi significativi in materia di immigrazione e, soprattutto, dopo l’ultima regolarizzazione risalente proprio al 2012, non sono stati più emanati dal Presidente del Consiglio dei ministri i cosiddetti “decreti flussi” che stabilivano annualmente i contingenti di cittadini extracomunitari autorizzati all’ingresso in Italia. Ciò ha portato negli ultimi anni ad una inversione di tendenza in Valle d’Aosta, per quanto riguarda le presenze degli immigrati: se fino all’anno 2013, infatti, il fenomeno migratorio era in costante aumento, a partire dal 2014 si è registrata una costante contrazione delle presenze, passando dalle 9.333 del 31 dicembre 2013 alle 8.294 registrate del 31 dicembre 2018.  Inoltre, a partire dal 2014, come tutti sappiamo, si è assistito alla cosiddetta “emergenza sbarchi” e alla conseguente necessità di garantire servizi di accoglienza su tutto il territorio italiano, attività che ha finito per essere assorbente rispetto alle restanti tematiche riguardanti la materia migratoria

Il presidente, evidenziando che «la Struttura regionale affari di prefettura ha comunque continuato ad assicurare le ordinarie attività di monitoraggio, sentendo le diverse componenti del Consiglio, e la trasmissione al Ministero dell’interno dei dati raccolti sul territorio regionale», ha annunciato di aver chiesto a tale Struttura di convocare non appena possibile una riunione plenaria del CTI, «al fine di fare il punto della situazione in merito alla presenza di cittadini stranieri regolarmente presenti nel territorio regionale e di eventuali problematiche di integrazione.» 

Pulz ha accolto con soddisfazione la convocazione prossima del CTI: «L’immigrazione è una questione che la politica ha il dovere di affrontare, per fare in modo che la società sia in grado di gestirla e di armonizzarla con le esigenze di tutte e di tutti. Gli stranieri, che cooperano alla ricchezza del nostro Paese, con le tasse che pagano e i contributi previdenziali che versano, hanno diritto di essere coinvolti, ascoltati e di manifestare le proprie istanze. Il compito dei CTI è proprio quello di elaborare delle progettualità, di creare governance per il processo di integrazione. Pare assurdo che, di fronte un fenomeno come quello dell’immigrazione, che sembra irrazionalmente terrorizzare e che anche in Valle si sta caricando di problematiche urgenti, come lo sfruttamento lavorativo, non si sia più ritenuto di convocarlo. Coinvolgere tutti gli attori che operano nel settore parrebbe la scelta più logica e opportuna da fare, soprattutto in un momento come questo nel quale l’interesse non è occuparsi di serie politiche migratorie, ma di trasformare i fenomeni migratori, di cui siamo tutti figli, in false informazioni e in becera propaganda.»

Cinque sono a firma del gruppo Lega Vallée d’Aoste e riguardano: verifica del rispetto della normativa di riferimento e dei criteri di selezione del personale a tempo determinato nelle selezioni presso enti pubblici; effettuazione di controlli sui contratti di emergenza abitativa in relazione a segnalazioni di molestie condominiali; indications sur le futur de la Maison du Val d’Aoste de Paris; disciplina dei criteri e modalità di assegnazione delle risorse per il concorso a favore degli enti proprietari di alloggi di edilizia residenziale pubblica per la copertura della morosità incolpevole; svolgimento di visite mediche al corpo docente di alcune istituzioni scolastiche della scuola dell’infanzia.

Tre altre interrogazioni sono di Mouv’: chiusura dei centri prelievo di sangue di Donnas e Verrès; modalità di gestione degli stabili da parte dell’Arer; destinazione futura della Maison du Val d’Aoste di Parigi.

Il Movimento 5 Stelle ha proposto sette interrogazioni: applicazione dei Criteri Minimi Ambientali (Cam) negli appalti della Regione; nuova gestione della Cittadella dei giovani ad Aosta; tempistica per l’inizio del servizio dei treni bimodali sulla linea Aosta-Ivrea-Chivasso-Torino; ammissione dei bambini alle scuole per l’infanzia in applicazione della legge n. 119/2017 in materia di prevenzione vaccinale; promozione da parte dei centri per l’impiego di corsi di formazione convenzionati con gli enti accreditati.

Pubblicazione dei dati ambientali

Il Movimento 5 Stelle ha riproposto all’attenzione dell’Aula la tematica della pubblicazione dei dati ambientali sul sito internet della Regione, ponendo un’interrogazione per sapere se, nei trascorsi 120 giorni dalla mozione approvata dal Consiglio il 22 maggio scorso, la Giunta regionale «sia riuscita ad addivenire ad apposita deliberazione o, almeno, alla definizione delle tempistiche, delle modalità e del reperimento delle risorse in modo tale da rendere facilmente fruibili tutte le informazioni ambientali.»

L’assessore all’ambiente, Albert Chatrian, ha risposto: «Non sempre queste informazioni sono così rapidamente accessibili. Oltre alla complessità della raccolta, c’è anche il grande lavoro necessario per l’invio di informazioni di questo tipo verso la dimensione extra-regionale, che sono rilevanti in questo settore: anche l’elaborazione dei dati richiede molto lavoro. I Dipartimenti che vengono interconnessi sono cinque: ambiente; agricoltura; industria artigianato ed energia; programmazione, risorse idriche e territorio; risorse naturali e Corpo forestale; sanità e salute. L’impegno preso va rispettato: daremo un nuovo impulso al dossier per sostenere quanto approvato in Aula. Va modificato il portale, quindi, con un raccordo maggiore tra i Dipartimenti, ma servono anche le risorse umane per farlo: con il personale attuale, stiamo facendo tutto il possibile.»

Nella replica, il capogruppo del M5S Luigi Vesan ha sostenuto che «da maggio a oggi, non si è riusciti neppure a definire delle tempistiche. La giustificazione dell’assenza di personale è ridicola, considerando la quantità di dipendenti delle diverse strutture coinvolte. La trasparenza di questi dati stabilisce la qualità del lavoro dell’Amministrazione: in realtà questo significa che la Giunta lavora su questo tema in completa segretezza, senza neanche rispettare l’obbligo di legge sulla pubblicità di questi dati

Valutazione della performance

Il Movimento 5 Stelle ha dedicato un’interrogazione al tema della Commissione indipendente di valutazione della performance degli enti del comparto unico, chiedendo quali criteri siano stati adottati per la scelta dei componenti della Commissione stessa e a quanto ammontino le indennità mensili per ciascun incarico.

Il presidente della Regione, Antonio Fosson, ha risposto: «La scelta dei componenti della Commissione indipendente di valutazione per il triennio 2020-2022 è avvenuta sulla base di quanto previsto dall’avviso pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione del 30 luglio scorso. La struttura organizzativa Audit Interno ha provveduto all’istruttoria delle sei manifestazioni di interesse pervenute, verificando il possesso dei requisiti generali e professionali previsti, l’assenza di cause ostative e di conflitto di interessi, i curricula vitae e l’ulteriore documentazione inviata dagli interessati, istruttoria che ha consentito alla Giunta regionale di individuare tre nominativi. Il 2 ottobre, la proposta di deliberazione è stata inviata per i provvedimenti di competenza al Presidente del Consiglio permanente degli Enti locali e al Presidente del Consiglio. La Giunta regionale resta ora in attesa di conoscere la decisione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio per approvare definitivamente la composizione della Commissione indipendente di valutazione

«Per quanto riguarda il compenso – ha proseguito il presidente Fosson -, il rimando è alla legge di stabilità 2014, che in sostanza prevede la possibilità di erogare, a soggetti già titolari di trattamenti pensionistici, altri trattamenti economici nella misura in cui complessivamente non eccedano il limite fissato dal decreto legge n. 201/2011, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici.»

Relativamente all’ammontare dell’indennità, il presidente Fosson ha riferito: «L’informazione è assolutamente pubblica e riportata nell’avviso pubblico del 30 luglio scorso. Al Presidente della Commissione spetta un compenso annuo pari a 63.000 euro al lordo di tutti gli oneri, mentre agli altri due componenti della Commissione spetta un compenso annuo di 49.000 euro; ai componenti della Commissione spetta inoltre un rimborso annuo per le spese di trasferta nel limite massimo di 1.000 euro se residenti in Valle d’Aosta e di 5.000 euro se residenti fuori Valle

Nella replica, il consigliere del M5S Luciano Mossa ha sostenuto: «Siamo perplessi sul conflitto di interessi nella scelta del Presidente della Commissione. Prendiamo atto di questa risposta, di cui non sono assolutamente soddisfatto. Sono invece molto soddisfatto di aver acceso un faro sulla regolarità di queste nomine in base alla legge regionale n. 22/2010 e sarei ancora più soddisfatto se sulla questione vorranno far luce anche altri soggetti esterni interessati a queste tematiche, quali la Corte dei conti

Aeroporto

Rete Civica è tornato sulla gestione dell’aeroporto Corrado Gex di Aosta e sui collegamenti aerei attivati.

Ricordato come «la struttura abbia un costo giornaliero di quasi 9.000 euro, indipendentemente dal numero degli utenti», il capogruppo di RC-AC, Alberto Bertin, ha voluto sapere il numero di passeggeri transitati dallo scalo aeroportuale di Aosta riconducibili ai collegamenti che nel periodo estivo avrebbero dovuto unire la nostra regione con Monaco di Baviera, Olbia e altre località; inoltre, ha chiesto se il Governo regionale abbia fatto valutazioni in merito alle ricadute sul territorio valdostano.

L’assessore ai trasporti, Luigi Bertschy, ha riferito: «I passeggeri transitati ad Aosta sono stati circa 560, comprendenti il collegamento con Torino-Caselle; il coefficiente di riempimento medio dei voli è di circa il 77%. Si tratta di un risultato positivo, stiamo parlando del doppio dei numeri dello scorso anno. Il nostro lavoro è volto al rilancio dell’aeroporto, e per questo nel 2020 contiamo di valorizzare l’accordo di transazione con una serie di investimenti, rientranti nella fase tre del master plan, di cui dovremo discutere in Aula

Il consigliere Alberto Bertin (RC-AC) ha replicato: «Il doppio di poco resta poco: i numeri restano estremamente piccoli, non è questa attività che valorizza l’aeroporto. Trasformare questa struttura in un grande aeroporto commerciale è stato un grave errore, compiuto nel lontano 2004, ma che ancora oggi impatta negativamente sull’economia della nostra regione. È stato un bagno di sangue di finanza pubblica che inoltre non ha consentito uno sviluppo adeguato del nostro aeroporto, secondo la sua natura turistico sportiva. Bisognerà fare al più presto una scelta per ridimensionare l’aspetto commerciale della struttura. Bisogna agire in fretta, per fermare l’emorragia di denaro pubblico e dare finalmente il giusto sviluppo alla struttura

Sito del Forte di Bard

Il gruppo Rete Civica ha posto l’attenzione sul sito web del Forte di Bard. 

La consigliere Chiara Minelli (RC-AC), riprendendo un’interpellanza di marzo 2019, ha chiesto i motivi per cui il sito internet continui a essere deficitario per quanto riguarda la traduzione verso le lingue diverse dall’italiano e se siano stati sollecitate azioni di miglioramento del sito al quale accedono migliaia di utenti. 

L’assessore ai beni culturali, Laurent Viérin, ha risposto: «L’Associazione ha recepito le sollecitazioni ricevute attivandosi subito per l’implementazione dei contenuti in francese e inglese, in particolare per le sezioni relative agli eventi e alle news. La policy seguita è quella di dare priorità alle sezioni in italiano e all’aggiornamento dei principali contenuti in francese e inglese. Le grandi mostre sono tutte tradotte in queste due lingue, mentre per l’esposizione dedicata al Mont-Avic si è scelto di tradurre solo in francese. Rispetto alle versioni in spagnolo, cinese semplificato e cinese tradizionale, si è scelto di mantenere le informazioni sul monumento soggette a scadenza, mentre per le mostre e gli altri eventi c’è il rimando alla lingua inglese. Dai dati sugli accessi al sito da parte di visitatori stranieri, emerge che la prevalenza è per l’utilizzo del francese e dell’inglese. Per quanto attiene ai turisti tedeschi, nel 2018 sono stati 655 su un totale di utenti stranieri di 11 mila. I turisti si rivolgono abitualmente in inglese, lingua veicolare per la comunicazione internazionale. Le sollecitazioni sono state quindi recepite, il lavoro è ancora in itinere, ma si sta procedendo in questo senso.»

Minelli ha replicato: «Ancora a settembre diverse pagine non erano state tradotte, ma magari si è provveduto in queste ultime settimane. Ritengo contradditoria la scelta di tradurre solo in francese la mostra relativa al Mont-Avic, visto l’elevato numero di fruitori di lingua inglese di turisti inglesi. Mi chiedo se il cinese semplificato e il cinese tradizionale debbano per forza comparire: non sarebbe meglio potenziare altre lingue? Non dimentichiamo che in bassa Valle ci sono numerosi turisti di lingua tedesca. Il Forte di Bard non è un piccolo sportello turistico di un paese sperduto, tutte le sezioni del suo sito internet devono essere tradotte in italiano, francese e inglese

Interpellanze

Tecnico della riabilitazione psichiatrica

La figura professionale del tecnico della riabilitazione psichiatrica è stata al centro di un’interpellanza dei gruppi Misto e Mouv’.

Il consigliere Claudio Restano (La Valle d’Aosta che cresce) ha dichiarato che «tale figura è prevista dall’ordinamento, con numerose facoltà universitarie che hanno attivato un corso di laura specifico e una formazione che permette di affrontare situazioni complesse con interventi multidisciplinari. Chiediamo quindi se questa figura sia presente nell’organico dell’Azienda USL, o se sia inserita nel suo Piano di fabbisogni di personale. Vorremmo inoltre conoscere gli indirizzi strategici e le programmazioni dell’Assessorato in merito al Dipartimento di salute mentale.»

L’assessore alla sanità, Mauro Baccega, ha risposto: «Questa figura oggi non è presente nella struttura: nell’organico ci sono però 9 educatori professionali, il cui intervento è in qualche modo simile perché hanno il compito di accompagnare i soggetti in difficoltà, anche nel reinserimento. Il Dipartimento di salute mentale soffre della difficoltà di attrarre specialisti: sono appena entrati in servizio 2 psichiatri, ma negli scorsi 2 anni ne abbiamo persi 8. Nella struttura sono stati messi in campo nuovi approcci, con lavori di équipe che coinvolgono psichiatri, educatori e infermieri. Se il modello darà i risultati previsti, verrà implementato anche dal punto di vista del personale: se sarà ritenuto necessario, prenderemo in considerazione anche questa figura.»

Il consigliere Claudio Restano ha replicato: «Tra il tecnico della riabilitazione psichiatrica e l’educatore professionale ci sono differenze di profilo; il primo ha molto più a che fare con la prevenzione, mentre il secondo con la rieducazione. Forse sono figure che devono operare insieme, in un lavoro di squadra. Ci sono giovani valdostani che si sono formati in questo senso e che hanno partecipato a concorsi all’esterno della Regione: potrebbero quindi essere interessati a operare in Valle d’Aosta, mettendo le loro competenze a servizio della nostra comunità.»

Un’interpellanza è stata depositata dal gruppo ADU-VdA a proposito degli interventi riorganizzativi delle strutture regionali per garantire la definizione di progetti individuali a favore di persone con disabilità.

Ventitré sono quelle proposte dalla Lega VdA: accertamento delle responsabilità per il crollo del materiale di copertura delle facciate dell’ospedale Parini di Aosta; organismi regionali interessati dagli effetti della riforma prevista dal Codice del Terzo settore; avvio di una interlocuzione con il Governo nazionale per la determinazione definitiva dei confini attorno alla cima del Monte Bianco; riqualificazione di Piazza Deffeyes ad Aosta; salvaguardia dell’assistenza primaria nell’Area territoriale della Valdigne-Mont-Blanc; tempistiche e modalità procedurali per l’individuazione di nuove iniziative strategiche per il turismo invernale in alternativa allo sci; problematiche per lo svolgimento dell’incontro denominato Job Training Days nella sede dell’Istituzione scolastica di Istruzione liceale, tecnica e professionale di Verrès; modalità attuative dell’efficientamento energetico dei fabbricati di proprietà regionale; costi standard delle prestazioni erogate dall’Azienda USL della Valle d’Aosta ai fini di una migliore politica strategica; gestione dei centri di accoglienza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale; individuazione della figura di collegamento fra l’Azienda USL e l’Assessorato alla sanità, salute e politiche sociali; individuazione dei limiti di carico previsti per la popolazione scolastica pre-adolescenziale e adolescenziale; adempimenti effettuati dai consorzi di miglioramento fondiario in merito alla gestione del Sistema informativo nazionale per la gestione delle risorse idriche in agricoltura (Sigrian); appalto di fornitura pasti presso il reparto maternità dell’ospedale Beauregard; intendimenti del Governo regionale in merito alle considerazioni sul Defr 2020-2022 espresse dal gruppo consiliare Rete Civica; creazione di un osservatorio permanente per la determinazione dei danni arrecati dai lupi agli allevamenti; linee strategiche per la risoluzione delle gravi criticità emerse dallo studio Istat in merito alla salute nelle Regioni italiane; utilizzo della nuova sala operatoria ibrida dell’ospedale regionale.

Risultanze Commissioni antimafia

Con un’interpellanza, il gruppo Lega Vallée d’Aoste si è concentrato sulle relazioni conclusive delle Commissioni incaricate dell’accesso antimafia dei comuni di Aosta e Saint-Pierre. 

In particolare, il capogruppo Andrea Manfrin ha fatto riferimento «alle dichiarazioni del sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, secondo il quale un eventuale scioglimento del capoluogo per infiltrazione ‘ndranghetiste metterebbe in discussione l’intero sistema Valle d’Aosta. Il sindaco si chiede, in maniera intempestiva, se il presidente della Regione pensi di uscire indenne da un eventuale commissariamento del Comune capoluogo. A lui chiediamo se concordi con il sindaco circa gli effetti di un eventuale commissariamento: non crede che queste dichiarazioni siano un invito neanche troppo velato a esprimere al Ministro un parere negativo sullo scioglimento del Consiglio comunale di Aosta? Che cosa intende fare?».

Il presidente della Regione, Antonio Fosson, ha risposto: «Non sottovaluto in nessun modo la gravità di quanto accade. Per questo abbiamo voluto Commissioni molto qualificate, composte da membri esterni e che hanno lavorato con attenzione per sei mesi. Non commento le dichiarazioni del sindaco, che mi sembrano però intempestive: occorre attendere le decisioni del Ministro, cui unicamente spetta la decisione sull’esito di questa indagine. Mi rendo benissimo conto di quanto sia delicato il momento. Ribadisco la netta separazione tra le due competenze di presidente della Regione e di prefetto: forse mai come in questo caso la situazione è delicata, ma sono certo che non esistano in questa circostanza né suggerimenti né inviti che possano influenzare le decisioni. In questo caso c’è solo l’oggettività del lavoro delle Commissioni e delle Forze dell’ordine, che stanno operando con la massima serietà e che ringrazio per la loro azione.» 

Il consigliere Andrea Manfrin ha replicato: «Ribadiamo come siamo favorevoli al permanere delle due cariche di presidente e prefetto nella stessa figura. Pur cogliendo una velata critica nei confronti delle dichiarazioni del sindaco Fulvio Centoz, avremmo preferito una condanna più netta di queste dichiarazioni che invece troviamo gravissime. Mi auguro che a queste sue parole seguano i fatti e che lei, presidente, abbia la fermezza necessaria per opporsi a questi messaggi, consapevole di come tutte le sue scelte saranno sottoposte al vaglio dei cittadini e degli organi competenti.»

Porta sud di Aosta

Con un’interpellanza, il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha posto l’attenzione sul futuro urbanistico dell’Area Fa08 (la cosiddetta “Porta sud”) di Aosta. 

Il consigliere Luca Distort ha evocato «l’importanza strategica per l’evoluzione dell’area in questione, che è di proprietà regionale ed è al centro di un accordo tra il Comune di Aosta e la Regione. Lo studio commissionato dal Comune e le osservazioni avanzate dalle associazioni di categoria, come quelle degli architetti e degli albergatori, si concentrano su un luogo il cui futuro è ancora incerto: ci sono colloqui in corso sul tema con l’Amministrazione comunale? Quali sono le intenzioni della Regione, e quali i tempi?»

L’assessore alle opere pubbliche, Stefano Borrello, ha risposto: «Alcuni interventi sono stati realizzati sia dalla Regione sia dal Comune, ad esempio l’insediamento di attività artigiane, il parcheggio pubblico pluripiano, la sistemazione della viabilità; altri restano da compiere. Storicamente quest’area è stata oggetto di diversi studi, alcune volte però decontestualizzati dall’accordo di programma vigente, risalente al 1997 e aggiornato nel 2011. Va tenuto presente che la programmazione urbanistica è in capo all’Amministrazione comunale e non è possibile prescindere dai vincoli che derivano proprio dall’accordo di programma. Bisogna quindi chiudere l’esistente e poi ripartire: bisogna avere il coraggio di riprogrammare la destinazione dell’area, definendo con tutti gli interlocutori le esigenze e magari facendo tesoro delle varie ipotesi avanzate nel corso degli ultimi quindici anni. Vanno aperti tavoli di lavoro e di confronto. Comunico che il 30 ottobre si riunirà nuovamente il collegio di vigilanza.» 

L’assessore ai trasporti, Luigi Bertschy, ha aggiunto: «Un accordo così datato ha esigenza di essere aggiornato con una rinnovata visione futura. Con buon scelte urbanistiche si possono cambiare la qualità di vita e la qualità dei servizi. Certo è che questa zona riveste un’importanza capitale nella revisione del Piano regionale dei trasporti. Abbiamo già incontrato l’Amministrazione comunale e proseguiremo nel lavoro per porre le basi per progetti futuri. Col Comune di Aosta abbiamo iniziato l’analisi del sistema delle navette, del sottoutilizzo del parcheggio pluripiano. La nostra intenzione è di proporre nel brevissimo periodo alcune scelte per la pianificazione dei servizi, sempre nell’ottica di perseguire il nostro obiettivo di diminuire il traffico privato in favore del trasporto pubblico locale

Il consigliere Luca Distort ha replicato: «Questa zona tanto delicata ha bisogno di una sola presa di posizione: prospettiva e genialità di un buon progetto, che fa sempre seguito ad un’approfondita analisi. È un’occasione epocale, o la si fallisce o la si azzecca. Non voglio puntare il dito, ma indirizzare una scelta, invitando a lavorare in questa direzione, a ricorrere a meccanismi virtuosi, quali lo strumento concorsuale e la riapertura del dibattito nelle Commissioni consiliari. Con quest’area non si gioca solo il destino del capoluogo regionale, ma anche quello delle aree circostanti. Resta essenziale la prospettiva

Scuola Tsambarlet di Aosta

Il gruppo Lega Vallée d’Aoste, con un’interpellanza ha posto l’attenzione sulle verifiche tecniche per la realizzazione della scuola prefabbricata di regione Tzambarlet, ad Aosta. 

Il consigliere Nicoletta Spelgatti ha voluto sapere «quali siano gli esiti della relazione che era stata richiesta a novembre 2018, quando era stata sospesa la gara per la realizzazione della scuola. All’epoca si era deciso di valutare i costi della nuova costruzione a Tzambarlet e quelli della ristrutturazione o ricostruzione dell’ex sede di via Torino dell’Istituzione scolastica Maria Adelaide, oltre ai costi del potenziamento dei trasporti conseguenti alla realizzazione della nuova scuola, nonché degli elementi tecnici ed economici per un raffronto, in termini di vantaggi e svantaggi comparati, tra le risultanze delle verifiche di cui sopra, ma anche dei tempi di realizzazione e delle esigenze di ricollocazione degli edifici scolastici. Ci chiediamo quali siano state le risposte fornite dagli esperti, e se sia intenzione della Giunta portare in Commissione consiliare questi elementi per poterli discutere.»

L’assessore all’istruzione, Chantal Certan, ha risposto: «Gli esperti hanno presentato una prima bozza a luglio; la nuova bozza è arrivata a settembre, ed è adesso in fase di analisi da parte del nucleo di valutazione, per arrivare a breve alla stesura finale della relazione. Le risposte fornite hanno dato risposte complete e sufficienti a portare una decisione da parte dell’Amministrazione. Ci siamo già confrontati con il Presidente della quinta Commissione per portare in quella sede una discussione che non riguardi solo via Torino e Tzambarlet, ma più in generale la situazione dell’edilizia scolastica della città di Aosta. La logica deve essere quella del dimensionamento futuro dei diversi poli scolastici: fra ottobre e novembre sarà possibile il confronto in Commissione, mentre continua il confronto anche all’interno del Governo a partire dalle indicazioni emerse. Il discorso coinvolge poi tutto il territorio regionale, per un’organizzazione completa e armonica che rispetti la programmazione pluriennale.» 

L’assessore alle opere pubbliche Stefano Borrello ha integrato la risposta dicendo che «è giusto che i Consiglieri interessati abbiano contezza dei dettagli di questo tema, ma è importante che la decisione venga presa quest’anno. In questo modo possiamo avere un orizzonte temporale sul 2023, per rispondere in modo efficace alle esigenze della programmazione delle strutture scolastiche.»

Il consigliere Nicoletta Spelgatti ha replicato: «Sappiamo che questa tematica è complessa, anche a causa di scelte politiche che non sono state lungimiranti. Sono delusa di non poter avere risposte oggi, ma aspettiamo ansiosi di poterci confrontare in Commissione.»

Otto interpellanze sono del gruppo Mouv’: promozione di un’attività di verifica e valutazione dell’attività peritale svolta da Finaosta Spa; modalità di assunzione di personale presso il Dipartimento risorse naturali dell’Assessorato regionale ambiente tramite la Società di Servizi; modalità procedurali per l’effettuazione della prova preselettiva al concorso per Capisquadra del Corpo valdostano dei Vigili del fuoco; problematiche inerenti la realizzazione del parcheggio della nuova università; nuovo contratto di servizio tra Regione e Società di Servizi Valle d’Aosta Spa.

Corsi di arabo

Con un’interpellanza, il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha chiesto chiarimenti sulla concessione di locali dell’Istituzione scolastica Emile Lexert ad Aosta per lo svolgimento di lezioni private di arabo. 

Il capogruppo Andrea Manfrin ha richiamato «la richiesta del Consolato tunisino di avere spazi della scuola di via Cavagnet per l’insegnamento della lingua araba. Vista l’autorizzazione del Dirigente scolastico che ha concesso i locali gratuitamente, vorremmo sapere perché aule scolastiche siano state concesse per svolgere lezioni private di arabo, e quanti dei minori partecipanti al corso siano effettivamente di origine tunisina perché riteniamo sia profondamente sbagliato insegnare quella lingua in una istituzione valdostana

L’assesseur à l’instruction, Chantal Certan, a répondu: «Dans une optique de continuité, dans le cadre de son autonomie, l’Institution scolaire Emile Lexert a autorisé l’utilisation de l’un de ses locaux pour le déroulement de cours de langue arabe. Cette Institution enregistre une forte présence d’étudiants étrangers, principalement d’origine maghrébine, et donc arabophones. Grâce au travail mené au cours des années, les élèves et leurs familles se sont progressivement bien intégrés.» 

«Il est important – a précisé Chantal Certan – de proposer aux enfants et aux jeunes âgés de trois à quatorze ans, arrivés en Vallée d’Aoste et plongés dans un contexte scolaire plurilingue, des cours d’arabe pour l’approfondissement de leur langue maternelle du point de vue morphologique, syntactique et grammatical. Le processus d’acquisition par les enfants d’une deuxième et d’une troisième langue est très semblable à celui de la langue maternelle: c’est pour cette raison qu’on a estimé qu’un cours d’arabe, plutôt que favoriser la séparation, contribue à l’intégration linguistique des jeunes élèves

L’assesseur Certan a expliqué: «Ces cours ne sont pas des activités privées organisées suite à la requête des familles, mais ils sont inscrits dans le cadre des initiatives organisées par le Consulat de Tunisie de Gênes pour leurs citoyens il y a plus de dix ans, et aujourd’hui ouverts aux jeunes d’autres pays de langue arabe. Environ 20 élèves, provenant d’Institutions scolaires différentes, suivent chaque année ces cours le mercredi après-midi, d’octobre à juin. Aucun équipement ou matériel didactique n’est fourni par l’Institution scolaire. La liste des élèves et le nom de l’enseignant, nommé par le Ministère de l’éducation de la République tunisienne, sont transmis à la Commune d’Aoste et au Commissariat de police. Depuis plus de dix ans ces cours se déroulent régulièrement, sont apprécies par les familles et ne comportent aucun coût pour l’Administration publique.» 

Il consigliere Andrea Manfrin ha replicato: «Mi aspettavo di essere insoddisfatto dalla risposta, ma non così. L’assessore addirittura ha difeso l’organizzazione di questi corsi e sostiene che l’apprendimento dell’arabo favorisca l’apprendimento dell’italiano. Il mio suggerimento è di leggere le linee guida ministeriali. Davvero non ci sono spese per lo svolgimento di questi corsi? Possibile che non venga richiesto un canone per l’utilizzo delle aule? La Valle d’Aosta deve tutelare e valorizzare il proprio particolarismo linguistico e non creare ghetti pericolosi per la nostra comunità

Confidi e accesso al credito

Con un’interpellanza, il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha portato la discussione sulla strutturazione del sistema dei confidi valdostani e sulle misure di sostegno all’accesso al credito. 

«Per le piccole e medie imprese – ha detto il consigliere Stefano Aggravi – il sistema confidi è di fondamentale importanza, con Valfidi che ha garanzie per oltre 83 milioni di euro e Confidi per 71,5 milioni. Le grandi evoluzioni normative degli ultimi anni portano verso forme di aggregazione: apprendiamo che il 13 ottobre l’Assemblea di Confidi Valle d’Aosta aveva all’ordine del giorno il progetto di fusione con Confidi Centro. Considerato che sul sistema confidi poggia l’erogazione del contributo in conto interessi regolato dalla legge regionale 21/2011, ci chiediamo che cosa pensi il Governo del futuro del sistema confidi e delle misure di accesso al credito previste dalla legge.» 

L’assessore alle finanze, Renzo Testolin, ha risposto che «il Governo regionale ha sempre auspicato un percorso di aggregazione dei due consorzi fidi regionali – Valfidi e Confidi – con l’obiettivo di una forte caratterizzazione territoriale e l’aumento della quantità e della qualità delle prestazioni da poter erogare a favore del tessuto economico regionale. Quindi, abbiamo agito per stimolare questa convergenza. Tuttavia, nell’autonomia che compete, nelle proprie scelte strategiche, ai singoli Consorzi, gli stessi sembrerebbero aver posticipato per il momento questa ipotesi: ci auguriamo che questi passaggi siano intermedi e non finali.»

«Diverse – ha specificato l’assessore – appaiono le strade intraprese dai due consorzi: da un lato l’interlocuzione di Valfidi con Ascomfidi Nord-Ovest finalizzata a un rientro delle posizioni valdostane in capo alla ex Confidi CTS VdA e, dall’altra, il progetto di fusione tra Confidi VdA e Confidi Toscana. Noi continueremo la nostra azione di stimolo affinché un percorso di aggregazione tra le Confidi valdostane rimanga l’obiettivo primario.»

L’assessore ha poi confermato che «sono previste nel bilancio 2019/2021 le misure di sostegno all’accesso al credito in continuità con il passato e, a conferma della loro importanza, contributi in conto interesse a sostegno delle iniziative imprenditoriali avviate dalle imprese valdostane aderenti ai Consorzi fidi regionali.»

Il consigliere Aggravi si è detto contento «che si condivida la potenzialità di un unico percorso per il sistema confidi valdostano. Quando ci sono state criticità, questo sistema ha dato risposte importanti, soprattutto alle micro e piccole imprese che rappresentano la colonna vertebrale della nostra economia. Spiace che il percorso di aggregazione fornito dall’evoluzione normativa sia tormentato e che non si riesca a cogliere l’occasione per fare un salto avanti e dare vita ad un operatore unico più forte. Speriamo che le due realtà possano trovare un’unica visione per il bene della Valle d’Aosta e del tessuto economico valdostano.»

Somministrazione di cibo e bevande

Con un’interpellanza, i gruppi Misto e Mouv’ hanno affrontato il tema del regolamento regionale sulla somministrazione di alimenti e bevande.

Il consigliere Claudio Restano (GM), «appreso che la Giunta sta elaborando una modifica del regolamento regionale approvato nel 2007 e visto che l’obiettivo cui tendere è di semplificare le procedure e garantire efficacia ed efficienza», ha chiesto quali cambiamenti siano in programma e quali indicazioni saranno fornite ai tecnici che stanno predisponendo la proposta di modifica.

L’assessore alla sanità, Mauro Baccega, ha risposto: «Il regolamento in vigore è superato in quanto risale al 2007: stiamo lavorando a un nuovo regolamento regionale, che segue un lungo lavoro di confronto con i soggetti interessati, dall’Azienda USL alle associazioni di categoria. Il lavoro mira a semplificare le pratiche, mantenendo però la tutela dei consumatori e la necessità di dare strumenti oggettivi a chi effettua i controlli. Il regolamento del 2007, infatti, non teneva conto dell’evoluzione normativa di questi anni. Abbiamo quindi dato indirizzo per attuare modifiche puntuali, capaci di recepire le norme e di tenere conto delle mutate esigenze del consumatore. Allo stesso tempo è necessario risolvere i problemi che ci sono stati in questi anni, eliminando anche gli elementi che sono già disciplinati da leggi di settore e differenziando le norme igienico-sanitarie dalle altre. Una parte rilevante è quella che riguarda gli obblighi per i bed & breakfast, colmando un vuoto regolamentare: si vuole dare a queste strutture la possibilità di realizzare piccole elaborazioni alimentari, parificando però la loro attività a quella degli altri operatori della somministrazione. Il lavoro è a buon punto, e ci stiamo confrontando su una prima bozza di testo. Avremo un ulteriore confronto la prossima settimana, andando verso un testo che sarò quindi fortemente condiviso

Il consigliere Claudio Restano (GM) ha replicato: «Nel 2017 ci siamo impegnati a modificare quel regolamento, lasciandolo in eredità a chi mi è succeduto. C’è una forte esigenza di cambiamento: il rischio è però di complicare la situazione, anziché semplificarla, in mancanza di un chiaro lavoro per snellire le pratiche. Ne è l’esempio quello di adeguamento per i B&B rispetto alle norme che riguardano le strutture alberghiere. Il regolamento deve avere un giusto indirizzo: verificheremo il lavoro in Commissione, perché non vogliamo vessare con norme inopportune gli operatori.»

Assicurazioni Cervino SpA

Il gruppo Mouv’ ha posto l’attenzione sulla gara per i servizi assicurativi degli impianti di risalita in Valle d’Aosta.

Il consigliere Roberto Cognetta ha ricordato «la gara con la quale la società Cervino Spa ha indetto una procedura aperta per realizzare un accordo-quadro con un unico operatore economico per i servizi assicurativi multirischi degli impianti di risalita. Si tratta di un evidente contrasto con l’interesse pubblico, perché il valore della gara richiedeva che si passasse attraverso la Centrale Unica di Committenza (CUC), che è INVA. La Cervino Spa si troverebbe quindi a essere sia stazione appaltante sia futura contraente; inoltre, nella gara compare anche il riferimento a Finaosta come parte in causa. Chiediamo quindi perché non sia stata utilizzata la CUC, quale sia il ruolo di Finaosta e se sia intenzione del Governo chiedere a Finaosta di annullare il bando di gara per autotutela.»

Il presidente Antonio Fosson, ha risposto: «L’argomento è molto tecnico, e la risposta è quella fornita dagli uffici che di questo si occupano. Stando a quanto ci è stato comunicato, la CUC non è stata utilizzata perché non ne è stato riscontrato l’obbligo, come avvenuto per una gara perfettamente analoga nel 2014. Finaosta non ha nessun ruolo, se non quello di essere individuata come luogo fisico per la consegna cartacea dei documenti: è una possibilità offerta dall’ordinamento, per agevolare la partecipazione da parte dei possibili fornitori. Prima di bandire questo concorso, la Cervino Spa si è appoggiata a un consulente giuridico: Finaosta è stata messa al corrente del procedimento adottato, con ciascun attore che si assume quindi le proprie responsabilità.»

Cognetta, nella replica, ha ribadito: «L’errore del 2014 non giustifica quello di oggi: se si può non utilizzare la CUC, allora questo ente diventa inutile. Il quadro è surreale, anche con una catena di responsabilità che evidentemente non funziona, con Finaosta ridotta ad agire come destinatario postale. Il CdA della Cervino ha evidentemente dei problemi, come abbiamo detto in quest’Aula, ma si trova a gestire un bando di questa importanza.» 

Fondazioni regionali

Le Fondazioni a partecipazione regionale sono state al centro di un’interpellanza illustrata dal gruppo Mouv’.

Il capogruppo Stefano Ferrero, ha chiesto di conoscere «quante siano le Fondazioni cui la Regione contribuisce, con oneri che di certo non sono trascurabili. Vorremmo sapere quanti siano i dipendenti di questi enti, e come questi siano stati selezionati. Visti i risultati modesti di alcune di queste Fondazioni, crediamo sia importante analizzare la necessità della loro esistenza e del loro mantenimento.»

Il presidente della Regione, Antonio Fosson, ha risposto: «Le Fondazioni che fanno riferimento all’Amministrazione regionale sono 12, escludendo da questo conteggio le Fondazioni che operano nel mondo della scuola e gestiscono diverse scuole paritarie. Nel 2018, l’ammontare complessivo erogato a queste Fondazioni è stato di circa 13 milioni di euro, cifra sostanzialmente stabile anche per gli anni precedenti. Da un rapido controllo effettuato per riscontrare l’interpellanza, le unità di personale assunto a tempo indeterminato risultano essere circa 250, mentre quelle assunte a tempo determinato sono circa 80 unità. Per quanto riguarda la selezione del personale, sui rispettivi siti internet le Fondazioni pubblicano i regolamenti per le assunzioni, gli avvisi e i bandi per le selezioni del personale, in applicazione di quanto previsto dal decreto legislativo 33 del 2013 in materia di obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni.»

Il presidente ha poi evidenziato che «nessuna delle Fondazioni presenta difficoltà e anzi, in diversi casi, è sufficiente guardare i bilanci per scoprire che sono anche capaci di attirare contributi e finanziamenti aggiuntivi, oltre a creare sviluppo e indotto sul territorio. Il Governo regionale, attraverso le competenti strutture, verifica continuamente il loro funzionamento ed esse, per parte loro, hanno già messo in atto quanto di competenza per la corretta gestione delle risorse finanziarie che vengono loro trasferite. Informo infine che è in atto un’analisi sull’assetto giuridico delle Fondazioni.»

Ferrero, nella replica, ha osservato: «Di fatto rimangono i 13 milioni di euro che vanno a finire alle Fondazioni, con una dotazione di personale cospicua, con regole di assunzione che sono molto elastiche. In alcune realtà ci sono delle disfunzioni che mi riservo di analizzare attraverso delle richieste di accesso agli atti. Sono felice che sia in atto un’analisi, che però non deve prescindere da una questione: applichiamo al personale il contratto del comparto unico visto che, di fatto, si tratta di lavoro che l’Amministrazione regionale subappalta alle Fondazioni.»

Discarica Chalamy

Con un’interpellanza, il gruppo Mouv’ ha portato la discussione sulla discarica di località Chalamy a Issogne.

Il consigliere Elso Gerandin, ha sottolineato «le analogie tra la discarica per rifiuti inerti di Chalamy con quella di Pompiod ad Aymavilles, che ha fatto emergere diverse preoccupazioni. Per questo chiediamo al Governo se voglia dare indicazioni perché a Chalamy possano essere conferiti esclusivamente materiali inerti e non rifiuti non pericolosi. Ci chiediamo anche perché siano stati prorogati i tempi di conclusione della preparazione della discarica fino a ottobre 2020 anziché al 2018, tra l’altro con un semplice provvedimento dirigenziale a fronte della delibera della Giunta regionale del 2014. Fermiamo questa discarica prima che si trasformi in un problema e che arrivi in Consiglio una nuova petizione.»

Nella risposta, l’assessore all’ambiente, Albert Chatrian, ha assunto l’impegno a organizzare da subito un incontro con la Commissione consiliare competente «al fine di sgomberare il campo da ogni equivoco e fotografare lo stato dell’arte: c’è la volontà di affrontare nel merito la questione, al di là delle bandierine ideologiche, per trovare delle soluzioni.» 

Entrando nel merito delle domande poste, l’Assessore ha ricordato che «la discarica per rifiuti speciali inerti di Issogne è stata autorizzata il 3 ottobre 2014 con provvedimento di Giunta, al termine di una regolare istruttoria e dopo aver acquisito il parere di tutti i soggetti coinvolti nel procedimento e senza che vi fossero pareri negativi, come risulta dalla lettura del verbale della Conferenza di Servizi appositamente convocata ad agosto 2014. Essendo la discarica predisposta in conformità a quanto previsto dal decreto legislativo 36/2003, non è possibile, da parte dell’ente concedente, assumere in modo unilaterale la decisione di autorizzare alcuni codici del Catalogo Europeo dei Rifiuti (l’elenco dei codici attribuiti ad ogni singolo tipologia di rifiuto, utilizzati in tutta Europa) e non altri.»

In merito alle tempistiche di realizzazione dell’opera, l’assessore Chatrian ha spiegato che «la proroga si è resa necessaria in quanto le trattative per l’affitto di ramo d’azienda, come specificato dall’impresa CAPE Srl (titolare dell’autorizzazione), si sono concluse solo a settembre 2018 con l’individuazione dell’impresa Dimensione Green Srl, a cui è stata successivamente volturata la titolarità dell’autorizzazione. La proroga è stata autorizzata con provvedimento dirigenziale in quanto si tratta di atti che non hanno natura discrezionale, e trattandosi per di più di un impianto di discarica il cui progetto era stato assoggettato alla Valutazione di impatto ambientale nel 1995.»

Il consigliere Elso Gerandin, nella replica, ha accolto con favore l’impegno di confrontarsi al più presto in Commissione consiliare: «Evitiamo una Pompiod 2: siamo in una fase di predisposizione della discarica e non di conferimento, cerchiamo quindi di modificare gli atti in autotutela, facendo una valutazione se autorizzare tutte queste tipologie di rifiuti. Se l’approccio è questo mi sembra più che corretto, perché la preoccupazione nella popolazione è davvero tanta.»

Migliorare la sicurezza delle cure

l’assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali, Mauro Baccega ha risposto a un’interpellanza del Movimento 5 Stelle relativa alla tempistica per la promozione di iniziative per migliorare la sicurezza delle cure.

«La tematica inerente la sicurezza delle cure – ha premesso l’assessore  – ha ricevuto e sta ricevendo, soprattutto nel corso dell’ultimo anno, una sempre maggiore attenzione da parte dell’Assessorato e dell’Azienda USL, che sta investendo risorse umane e organizzative in attività di gestione, prevenzione e monitoraggio degli eventi avversi. 
Da circa 1 anno la funzione aziendale del rischio clinico è stata attribuita al Servizio già preposto alla gestione della Medicina Preventiva e del Contenzioso Medico-Legale aziendale (S.S.D. Medicina Preventiva e Risk Management) al fine di avere una visione globale delle problematiche inerenti la sicurezza del paziente.
L’Azienda USL, oltre che del responsabile della sopra citata Struttura, si è dotata di due Dirigenti Medici, specialisti in Medicina Legale. Ciò sta consentendo la messa in atto e la più proficua prosecuzione di progetti volti al miglioramento della sicurezza delle cure in attuazione di quanto previsto dalla normativa vigente.
Lo strumento attualmente in uso ai fini della registrazione degli eventi avversi è l’Incident Reporting attraverso la scheda di segnalazione dell’evento avverso/near miss (cioè quasi evento), da intendersi come necessaria attività propedeutica alla corretta identificazione delle problematiche emergenti attraverso un’azione di coinvolgimento diretto dell’operatore con la finalità specifica di incrementare la consapevolezza e l’attenzione alla tematica. La segnalazione avviene via web coprendo tutte le realtà aziendali, ospedaliere e territoriali, e viene immediatamente riversata nel database, dove viene processata dall’amministratore, che, in caso di necessità, interviene in modo immediato per approfondire le condizioni che hanno condotto all’evento».

L’assessore  «nel biennio passato sono stati registrati, nel complesso, 970 eventi, di cui 482 nel 2017 e 488 nel 2018. Di queste segnalazioni, 688 erano riferite a cadute accidentali dei pazienti, la cui segnalazione è obbligatoria, e 281 erano riferite a eventi o quasi eventi, la cui segnalazione è, al contrario, volontaria. Oltre a questi, il sistema registra anche errori nella compilazione della cartella clinica elettronica, pressoché nulli, e le situazioni che possono essere fonte di infortunio per gli operatori, le quali vengono trasmesse al Servizio di Prevenzione e Protezione, così come le segnalazioni di aggressione, quasi sempre verbali, con la finalità di individuare le migliori soluzioni per i dipendenti e garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Per quanto attiene agli eventi, le segnalazioni sono riferite a tutti i processi assistenziali, che, per fare degli esempi, vanno dall’accettazione, in caso di ricovero, alla terapia, all’intervento chirurgico, all’assistenza, al processo diagnostico-terapeutico, fino alla dimissione. Ciascuno di questi processi, al suo interno, vede i singoli sotto-processi che vi sono collegati e tutti i processi sono mirati alle raccomandazioni ministeriali.
In termini di danni conseguenti agli eventi, nel 2018, su 124 segnalazioni, l’83% si colloca come pericolo o nessun danno, il 12%, come danno lieve, nel senso che hanno richiesto un maggiore monitoraggio, nell’1,6% dei casi si è verificato un danno moderato e temporaneo e, infine, nel 3% dei casi il danno è stato permanente, ma non necessariamente imputabile a errori di assistenza.
Riguardo alle cadute, sempre nel 2018, nel 75% dei casi non si è verificato alcun danno, nel 22% il danno è stato lieve, inteso come effettuazione di esami strumentali o piccole medicazioni. Nell’1,9% dei casi il danno conseguito alla caduta è stato temporaneo, nell’1% dei casi il danno è stato grave o si è verificato il decesso, il quale non è sempre imputabile alla caduta, ma la stessa caduta può essere stata conseguente a un arresto cardiaco e, pertanto, da non imputare ad errori nell’assistenza.
Per quanto attiene agli eventi sentinella segnalati al Ministero della Salute, infine, ne sono stati segnalati 3 nel 2017 e 5 nel 2018, sempre a seguito di segnalazione spontanea. Questi eventi rientrano tra quelli che sono classificati come danno maggiore.
L’Azienda USL ha sottolineato che tale dato non deve essere interpretato come fedele e definitiva rappresentazione del reale accadimento degli eventi avversi e, inoltre, è in previsione per i prossimi mesi e per gli anni a venire, un programma di miglioramento analitico dello strumento di Incident Reporting con la prospettiva di ricadute positive in termini di prevenzione degli eventi».

Al termine del suo intervento, l’Assessore Baccega ha dato conto delle iniziative attuate in Valle d’Aosta volte alla sensibilizzazione e alla diffusione di buone pratiche di prevenzione dei rischi rivolte agli operatori sanitari e alla cittadinanza per migliorare la sicurezza delle cure.

Ciclo-escursionismo

Il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interpellanza sullo sviluppo del turismo ciclo-escursionistico in Valle d’Aosta.

«Il turismo legato alla bicicletta – ha sottolineato la consigliere del M5S Manuela Nasso – è in espansione in tutta Europa, e sull’arco alpino in particolare. Il ciclismo è una eccezionale opportunità di attrattività: da una parte permette di allungare la stagione turistica, dall’altra di ampliare l’offerta del territorio, mettendolo in rete con le altre risorse, dal paesaggio al patrimonio culturale ed enogastronomico. Chiediamo quindi se ci sia uno studio sui numeri dei turisti che praticano questo sport, e in che modo si voglia promuovere il ciclo-turismo nel suo complesso

L’assessore al turismo, Laurent Viérin, ha risposto: «Il turismo ciclo-escursionistico rappresenta una peculiarità della nostra regione, va certamente valorizzato perché possiamo essere all’avanguardia, anche dal punto di vista sociale e educativo. Diverse azioni promozionali sono state già messe in campo, in ultimo l’acquisto e la produzione di un programma televisivo registrato in Valle d’Aosta su Bike Channel. Abbiamo poi fatto un grande investimento per accogliere manifestazioni legate all’agonismo o comunque alla diffusione di questa pratica, in particolare Pila e La Thuile hanno ospitato eventi davvero significativi. Non basta però la promozione, i turisti devono poter trovare un’offerta concreta. Un esempio di questo è la presentazione proprio domani dell’iniziativa della Bassa Via, che andrà a completare un’offerta ad oggi rappresentata dalle ciclabili e che si interseca al discorso della mobilità sostenibile. Dopo il successo della tappa interamente valdostana del Giro d’Italia, stiamo lavorando ad una tappa del Tour de France. Su questo dossier ci impegniamo a creare un raccordo maggiore, a partire dalle strutture dell’Amministrazione regionale: non vogliamo istituire tavoli di lavoro inconcludenti, vogliamo potenziare questo importante indotto.»

Nella replica, la consigliere Manuela Nasso ha dichiarato: «Stiamo giocando una partita veramente importante e la parola d’ordine deve essere coordinamento: devono lavorare insieme tutti gli enti coinvolti. Bisogna essere lungimiranti, perché questa pratica avrà degli sbocchi rilevanti dal punto di vista turistico; tra 20 e 30 anni forse anche meno, la neve diminuirà e la bicicletta potrebbe essere il nuovo sci. Il “pacchetto turismo” è approdato in Commissione, c’è margine di manovra e intendiamo dare il nostro apporto

Politica regionale di sviluppo

La Politica regionale di sviluppo 2021/2027 è stata al centro di un’interpellanza del Movimento 5 Stelle.

La consigliere Maria Luisa Russo ha ricordato che «la Valle d’Aosta deve definire nei prossimi mesi gli indirizzi della Politica regionale di sviluppo 2021/2027, seguendo le indicazioni della Commissione europea: è un passaggio importantissimo per individuare obiettivi e azioni in un momento in cui le risorse messe a disposizione dall’Unione europea sono fondamentali. Vogliamo dunque sapere quali strutture regionali sono state coinvolte nella preparazione della Politica regionale di sviluppo, con che obiettivi e secondo quale programmazione. Quali sono i dati raccolti? Le strutture hanno le risorse umane e i sistemi informatici adeguati per programmare l’utilizzo dei fondi europei?»

L’assessore agli affari europei, Luigi Bertschy, nella risposta, ha ricordato: «Stiamo lavorando con attenzione a questo importante obiettivo da maggio 2018; anche a livello regionale, sono stati attivati cinque Tavoli di lavoro, articolati per obiettivi di policy, e si sono valorizzate le sedi di confronto tematico già attive a livello regionale. Il nostro intento è di arrivare entro fine inverno alla definizione di una prima bozza del quadro strategico regionale; una bozza da implementare attraverso un documento in progress, che sarà approfondito alla luce dell’evoluzione dei negoziati

«La preparazione della politica regionale di sviluppo – ha proseguito l’assessore – è guidata dal Dipartimento politiche strutturali e affari europei, presso cui operano la Cabina di regia del Dipartimento e le Autorità di gestione dei Programmi, con il supporto del Nucleo di valutazione dei programmi a finalità strutturale (Nuval). La sede principale del confronto è comunque rappresentata dai tavoli di lavoro per obiettivi di policy, il cui scopo è quello di far emergere fabbisogni e indirizzi per la nuova programmazione. Nei lavori dei tavoli sono coinvolte, fra gli altri, le Strutture regionali competenti per materia. A questo proposito, voglio sottolineare che, in parallelo al lavoro dei tavoli tematici che vedono le Strutture regionali confrontarsi con il partenariato, è anche in corso un ulteriore lavoro di approfondimento tecnico interno, relativo alla verifica del soddisfacimento delle condizioni abilitanti, previste dalle proposte regolamentari per l’accesso ai fondi; importante sarà avere Piani di settore relativi a determinati ambiti di intervento. Il 26 giugno scorso si è svolta una prima riunione trasversale per una prima condivisione del metodo di lavoro, del perimetro delle azioni finanziabili, degli indirizzi politici da perseguire, del prodotto atteso e delle tappe del percorso. A seguire, si sono svolti vari appuntamenti per ciascun obiettivo di policy. Gli esiti del lavoro dei tavoli tematici, così come i contributi pervenuti dal partenariato, sono raccolti sulla piattaforma documentale appositamente creata nell’area riservata del sito istituzionale della Regione

«Quello in corso – ha specificato Luigi Bertschy – è un lavoro per cui ci proponiamo di valorizzare anche i fabbisogni espressi dal partenariato, che stiamo stimolando con un grande impegno. Specifica attenzione, inoltre, viene riservata ai Piani di settore regionali e alle analisi di dati presenti, per assicurare la piena integrazione e valorizzazione dei vari strumenti. In merito alle risorse umane, questo lavoro si intreccia con le difficoltà riguardanti il personale dell’Amministrazione regionale. Ma le strutture ci sono, così come le competenze. Coi nuovi concorsi arriveranno nuove persone

L’assessore agli affari europei ha quindi concluso: «Nella nuova strategia bisognerà tenere conto delle difficoltà vissute nella vecchia programmazione: dovremo essere capaci di costruire un modello di gestione semplice, ma che contenga programmi dai grandi obiettivi; dovremo costruire uno sportello per gli enti locali e utilizzare il 2020 per la preparazione amministrativa di tutti i funzionari

Replicando, la consigliere Maria Luisa Russo ha dichiarato: «Siamo d’accordo sull’importanza soprattutto di coinvolgere gli Enti locali e le scuole nella programmazione, per il loro essere soggetti che con più difficoltà diventano parte del processo. È anche importante dedicare un’attenzione particolare alla raccolta dei fabbisogni tra i partner: spesso è la cosa più difficile, perché siamo lontani dalla cultura di indagare anzitutto quali sono i nostri bisogni per poi agire di conseguenza.»

Mozioni

Emergenza climatica

L’emergenza climatica e ambientale è stata affrontata con un ampio dibattito scaturito da una mozione proposta dal gruppo ADU-VdA, sulla quale è stata presentata una risoluzione dai Consiglieri Luca Bianchi (UV), Patrizia Morelli (Aalpe), Stefano Borrello (SA), Chiara Minelli (RC) ed Emily Rini (PNV-AC-FV), poi modificata e sottoscritta dall’assessore all’ambiente Albert Chatrian e dai Consiglieri Daria Pulz (ADU-VdA), Luciano Mossa (M5S), Patrizia Morelli (AAlpe) e Luca Bianchi (UV). 

Il testo, approvato con 31 voti a favore e 1 astenuto (Stefano Ferrero, Mouv’), impegna la Giunta regionale a intraprendere con il Governo italiano un dialogo affinché si dia concreta attuazione alle direttive contenute nell’accordo di Parigi con l’adozione di provvedimenti volti alla lotta contro i cambiamenti climatici e alla riduzione delle emissioni di gas serra; sollecita il Governo italiano a riconoscere la particolare situazione dell’arco alpino e ad avviare politiche specifiche per le zone montane, anche in ambito transfrontaliero; a fare propria l’esigenza di migliorare la generale situazione ambientale del Pianeta favorendo percorsi di costruzione di strategie partecipate, iniziative volte a educare i cittadini verso modelli di consumo sostenibili (produrre meno rifiuti, sprecare meno acqua e meno energia); ad avviare rapidamente, nel contesto di costruzione della Strategia regionale di sviluppo sostenibile, un momento di confronto tra amministrazioni e relativi enti strumentali, esperti e scienziati del clima, cittadini, associazioni imprenditoriali, agricole, sindacali e ambientaliste, studenti al fine di individuare, in fase preventiva ai processi decisionali, le migliori soluzioni per ridurre il quadro emissivo di gas climalteranti; ad attivare un tavolo istituzionale tra Regione ed Enti locali al fine di coordinare le azioni da intraprendere sul territorio; a individuare nei documenti di bilancio e di programmazione adeguate risorse economiche e umane per sostenere l’attività di strutture regionali direttamente coinvolte nella definizione delle Strategie e delle azioni; a riferire entro l’anno alla Commissione consiliare competente in merito ai risultati delle azioni intraprese oltre che in ordine all’avanzamento del tavolo di lavoro per lo sviluppo dell’obiettivo “Carbon Free” e della strategia “Fossil Fuel Free”. 

La consigliere di ADU-VdA Daria Pulz, presentando la mozione, aveva richiamato il report dello scorso 8 ottobre dell’Intergovernmental Panel on Climate Change che ha evidenziato come «la soglia massima di sicurezza di aumento della temperatura globale (1,5 °C) rischia di essere superata nel 2030, se non si interverrà urgentemente, e che il suo superamento comporterà alterazioni climatiche irreversibili. Siamo in piena emergenza climatica e questo va dichiarato. Visto che il Consiglio regionale, nel dicembre scorso, ha approvato un ordine del giorno all’unanimità che fissa l’obiettivo “Fossil Fuel Free” – ossia il termine entro il quale la Regione non utilizzerà più fonti energetiche di origine fossile -, noi riteniamo che sia inderogabile, un’azione drastica e convinta, che veda la partecipazione di tutti, sia delle Istituzioni sia della cittadinanza. Crediamo sia importante predisporre un luogo di confronto che coinvolga i tanti soggetti che si confrontano sul tema, dai giovani che manifestano agli scienziati che studiano questi fenomeni. Occorre modificare ora alcune abitudini consolidate che abbiamo, per non trovarci dopo nell’obbligo di doverlo fare perché i cambiamenti climatici determineranno un mondo poco ospitale per l’essere umano e dobbiamo prepararci.»

L’assessore all’ambiente Albert Chatrian (AV) ha sottolineato la necessità di «non semplificare, ma di dettagliare in maniera tecnica e scientifica quali siano i soggetti che devono intervenire, ai diversi livelli. È corretto quindi che il Consiglio regionale dia degli indirizzi politici sulle azioni da mettere in campo sul territorio regionale. L’evidenza del cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti: il punto centrale su cui possiamo agire è come adeguarci e non subire queste variazioni, anche in base alla specifica fragilità della realtà alpina. La montagna è il luogo in cui il cambiamento è più evidente: le sfide sono molte, dalla gestione delle acque a quella dei rischi naturali, dalla gestione della biodiversità alle modifiche sostanziali alla nostra prima industria, che è quella turistica. Dobbiamo collaborare per scrivere la strategia 2030 della Valle d’Aosta, coinvolgendo soggetti diversi e dando risposte non solo ai giovani che manifestano. Da questo atto politico dobbiamo partire per poi tradurre le intenzioni in azioni sul bilancio triennale e sulla programmazione 2021/2027

Valorizzare gli immobili situati a Les Combes di Introd

Valorizzare gli immobili che ospitarono i Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI a Les Combes di Introd, intraprendendo gli opportuni contatti con la proprietà, l’Istituto Salesiano Don Bosco: è quanto chiedeva la mozione della Lega Vallée d’Aoste approvata con 29 voti a favore e 1 astensione (ADU-VdA) e che impegna il Governo anche a predisporre una campagna per la promozione di questo sito unico in Valle d’Aosta, che possa essere da volano per le attività ricettive della zona e creare un interessante indotto.

«Abbiamo appreso – ha motivato il consigliere Roberto Luboz (Lega VdA) – che l’Istituto Salesiano Don Bosco ha ipotizzato la vendita delle strutture ricettive dove trascorsero le loro vacanze Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, o che per lo meno è alla ricerca di soluzioni e prospettive per il futuro. Secondo noi, questo patrimonio non deve essere disperso: occorrerebbe attivare contatti con la proprietà e valutare iniziative di finanziamento per fare di questo luogo un polo anche di attrazione per il turismo religioso, facendo da volano per l’area di Les Combes. Questo potrebbe andare ancora oltre, visto che il Cammino Balteo passa proprio da quella zona.»

«L’impronta lasciata da Giovanni Paolo II in Valle d’Aosta – ha replicato il presidente della Regione, Antonio Fosson – è stata importante. Non abbiamo ricevuto richieste dalla comunità salesiana, che in questi ultimi tempi ha visto diversi cambi dei propri organi amministrativi e che verosimilmente si è indirizzata maggiormente verso soggetti privati. Il Governo regionale può però intraprendere questi contatti, per valutare possibili percorsi di acquisizione di quella parte di colonia che è attigua agli spazi dove soggiornava il Papa.»

«Il turismo religioso – ha dichiarato l’assessore al turismo Laurent Viérin (Uvp) – ha delle grandi potenzialità, in un’area che ha altre risorse attrattive da mettere in rete. Riprendere il dialogo con la proprietà è quindi più che opportuno, per inserire un’offerta come questa all’interno nella nuova linea di promozione della Valle d’Aosta anche attraverso percorsi come il Cammino Balteo o la Via Francigena. Da parte nostra c’è la più grande disponibilità a valorizzare questo percorso.»

Il Consiglio Valle tornerà a riunirsi il 6 e 7 novembre 2019.

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