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Congrès Uv: Lavevaz ne esce rafforzato

Sabato 30 novembre, a Gressan, Union valdôtaine ha riunito il proprio congresso annuale.

Mattinata dedicata agli interventi del senatore Albert Lanièce, dei partiti e movimenti autonomisti extra-valdostani ospiti. Siccome, alle 11, avevano già finito, sono stati anticipati gli interventi del capogruppo in Consiglio valle Luca Bianchi e del coordinatore della Jeunesse valdôtaine Marco Carre.

Nel pomeriggio, l’intervento del presidente Erik Lavevaz.

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Il presidente di Union valdôtaine, Erik Lavevaz

Ha detto di aver pensato, nell’estate, di rassegnare le dimissioni ma poi ha ritenuto che non sarebbe stata la soluzione migliore. Ha ricordato i momenti difficili di gennaio, quando è stata resa pubblica l’inchiesta Geenna. «Sono cose che non hanno niente a che vedere con il movimento ma che lo ha esposto ad attacchi forti e reiterati», ha commentato.

Poi ha aggiunto che un nuovo slancio indennitario è ora necessario: «Abbiamo imbarcato – negli anni – chiunque con il solo scopo di raccogliere qualche voto in più, ma ora la nostra barca è quasi affondata. L’identità politica e culturale deve essere il solo punto da prendere in considerazione e non la capacità di portare voti. Bisogna riottenere credibilità grazie alla coerenza delle nostre azioni. I molti anni di nostro governo non hanno fatto bene all’Uv, che ha accettato troppi compromessi». 

L’auspicio è che non tutti i buoi siano già scappati dalla stalla e vi è la consapevolezza che non possono essere commessi altri errori. 

Per questo «Il mouvement deve tornare centrale: non è sufficiente che gli eletti lo informino». 

Venendo alla riunificazione autonomista, ha spiegato: «Il 16 novembre 2018 avevamo avviato un percorso di rifondazione autonomista. Alla fine si è ottenuta solo una grande confusione. Abbiamo chiarito che il nostro nome e il nostro simbolo non sarebbe potuto essere messo in discussione. È un patrimonio immenso, che non si può sacrificare per favorire le ambizioni di qualcuno».

Lavevaz si è detto convinto che i percorsi degli autonomisti non possono essere divergenti, a meno che non si svoglia aprire la porta ai populismi e ai partiti di destra con simpatie neofasciste.

Ha ribadito di non vedere negativamente il nuovo soggetto politico che dovrebbe nascere dalla fusione di Alpe e Uvp, «ma la rifondazione autonomista dovrebbe partire dalla base e non dalla fusione di gruppi di eletti».

È dunque arrivato alla fase di proposta: «Bisogna rinnovare metodi, persone e contenuti ma non il contenitore. Solo in questo modo sarà possibile riavvicinare le persone alla politica. Da oggi alle elezioni comunali, dobbiamo aprire dibattiti con la popolazione e riannodare i legami con le sezioni. Dobbiamo migliorare la comunicazione interna ed esterna».

In relazione alle elezioni ha specifica: «Mai alleanze con partiti nazionalisti e populisti, preferibilmente alleanze con i partiti autonomisti»

Ha concluso: «È stato un anno difficile ma sono fiero di essere unionista e di essere il presidente di Union valdôtaine».

Il dibattito

Dopo che Lavevaz ha presentato una proposta di mozione congressuale che riassumeva tutto ciò, il congresso si sarebbe anche potuto chiudere con la votazione ma vi è stata comunque una fase di interventi durata tre ore.

Si sono alternati al microfono Renzo Testolin (non possiamo pensare di condividere il nostro futuro politico con la Lega perché non è quello che vogliamo. Quotare CVA vuol dire fare un futuro alla società e ai valdostani e dobbiamo avere la forza di spiegarlo), Franca Borre (noi donne dell’Union non vogliamo essere trattate come stracci sporchi quando si ritiene che non serviamo più), Aurelio Marguerettaz (La frammentazione attuale è disorientante per i cittadini. Chi rivuole l’isola felice  è ipocrita perché non si può pensare di tornare a quel punto. Bisogna ripensare alla preferenza unica che è una conseguenza del populismo ma è negativa per l’Union valdôtaine e per i suoi giovani), Jean Barocco (Non confondiamo l’elettorato della lega con i dirigenti della Lega. Tante famiglie valdostane li hanno votati. E bisogna capire perché ma anche come possiamo farli rientrare nella nostra famiglia unionista), Gabriele Osio e Alexandre Bertolin (hanno proposto un sistema di elezione del Consiglio Valle che prevede l’elezione di 26 consiglieri al proporzionale e di 9 al maggioritario, ovvero uno per Unité e uno per Aosta), Joël Farcoz (per non trovarci fagocitati in una macroregione dobbiamo smettere di guardare all’Italia e guardare all’Europa).

Vivace come sempre l’intervento di Paolo Contoz, e controcorrente le sue proposte: «Incadidabili gli ultra 65enni. Gli eletti devono sottoscrivere una fideiussione bancaria o assicurativa per garantire la propria permanente del movimento o devono soggiacere al pagamento di una multa in caso di uscita. Indagati o condannati in via definitiva devono autosospendersi. Bisogna ridurre il numero dei consiglieri». E ha concluso con un appello a Fosson, Rini, Gerandin, Bertin, Restano, Aggravi, Luboz e Lucianaz affinché tornino «nella casa dove sono nati e che l’hanno nel cuore. Così si potrebbe terminare la legislatura senza sottostare ai diktat di Riccarand e soci». 

La mozione

E quindi il voto della mozione, per alzata di scheda, all’unanimità.

E Montagnes valdôtaines, cantata in coro, tutti in piedi.

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