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Inizio fiacco per la campagna di Centoz

Una serata iniziata con quasi mezz’ora di ritardo rispetto al previsto e con una platea del Teatro Giacosa (che può accogliere circa 250 persone) più che mezza vuota. Giovedì 12 dicembre 2019, Fulvio Centoz ha aperto la propria campagna elettorale.

La serata, presentata da Enrica Cortese, ha portato sul palco alcuni testimonial, intervallati da spezzoni di pellicole celebri.

Stefano Ghidoni, psicologo e consulente del progetto contratto di quartiere uno, ha raccontato l’esperienza del trasferimento nelle nuove palazzine. «Questa amministrazione ha dato una svolta – ha detto –: non nascondendosi dietro a difetti di altri e agendo. Per il futuro ci vuole coraggio ma anche pazienza, perseveranza e resilienza».

Matteo Pellicciotta, ex coordinatore dei Giovani democratici e oggi insegnante, ha detto: «La pedonalizzazione dell’Arco d’Augusto è un passo per rendere Aosta una città attrattiva per il turismo culturale. È stato un regalo perché è stato recuperato un pezzo della città. Il futuro di Aosta passa dal recupero del suo passato».

Giovanni Brunetti ha parlato del quartiere Cogne, che «era un bel quartiere. Poi si è degradato. Adesso, però, per gli anziani del quartiere, si sta facendo molto. Mi auguro che si possano togliere droga e vandalismo».

Sara Timpano, segretario del Pd valdostano, ha affermato che «Fulvio ha voluto questa autocandidatura per smuovere le cose in una politica valdostana ferma e anche per smuovere il Pd. Se no ci saremmo rinchiusi nelle discussi delle commissioni politiche. Le notizie di oggi sono pessime [in riferimento all’avvio del processo di Geenna, n.d.r.] e possono mettere in crisi il futuro della regione. Bisogna rompere gli schemi e cambiare il modo di fare politica. Ripartendo dalla gente, ma veramente».

È poi salito sul palco Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e ideatore della manifestazione di Milano pro Liliana Segre. «L’Italia è contro odio, razzismo e discriminazione – ha detto -. I sindaci sono il meglio della politica italiana, perché sono quelli che tutti conoscono e con i quali interagiscono, quelli che s’impegnano per risolvere i problemi».

Centoz si è fatto precedere da un video con Papa Francesco che parlava di coraggio e pazienza. E ha detto: «Sono un uomo fragile, che si sente ogni tanto perso, ma ho anche alcuni punti di forza. Credo nella famiglia (“Manuela ti amo”) e i miei bambini mi danno la forza di andare avanti. L’inchiesta Geenna ha devastato la nostra comunità e io ho avuto paura. Ho pensato di tutelare me è la mia famiglia. Ma poi ho capito che la risposta sono le persone che mi danno affetto, solidarietà e incoraggiamento. La comunità vuole reagire a ciò che è successo. Non sono un mafioso, non dono un corrotto e non sono un ladro. Credo in quello che faccio e lo faccio con convinzione. Quando ci sono stati tentativi di condizionare gli appalti io ho denunciato. E dovrebbe essere un gesto normale. Anche se ora sembra eccezionale. Voglio dire grazie alle forze dell’ordine per il lavoro che stanno facendo. La politica dovrebbe prendere posizione e dare degli esempi».

Chiusa l’apertura sulla ‘ndrangheta, è passato alle ragioni della sua scelta: «Non volevo aspettare le liturgie della politica tradizionale e ho voluto rovesciare il tavolo. Vogliamo guardare avanti. Serve qualcosa di più dei partiti, perché la politica tradizionale non riesce più a dare le risposte che la gente cerca. Serve qualcosa di diverso. Io ricomincio da tre punti fermi. Abbiamo risanato le finanze del Comune nonostante un drastico taglio nei trasferimenti: 7 milioni in meno. Non abbiamo aumentato le tasse e abbiamo mantenuto gli stessi servizi. Abbiamo ridotto di 10 milioni l’indebitamento del Comune. E siamo ancora qua, nonostante l’instabilità politica che ha caratterizzato la regione».

Poi le linee d’azione: «Non sono qui a presentare un programma ma a elencare punti che dovranno essere di confronto: la porta sud, il mercato, il Puchoz, il Quartiere Cogne, gli impianti sportivi, i servizi sociali, il piano regolatore. Qualcosa non è andato bene, nella nostra gestione: su verde pubblico e illuminazione bisognerà investire. Dicevo che non ho un programma. Voglio costruirlo insieme a voi, attraverso forum e incontri aperti a tutti coloro che hanno qualcosa da dire sulla nostra città».

E infine avversari e alleati: «Questo processo non è aperto a chi fa del razzismo la sua identità. Sono i miei avversari. La Lega hanno reso evidente che o si sta di qua o si sta di là. Non ho paura di affrontare questi seminatori d’odio. Perché di qua c’è chi ha chiare le radici autonomiste e dell’antifascismo della città di Aosta».

Ha ringraziato la Giunta e la maggioranza ma anche quella parte della minoranza con la quale dice di aver potuto dialogare e lavorare.

Impegno conclusivo: «Ci vuole un gruppo coeso e ben motivato. Stiamo insieme, è il tempo del coraggio».

In sala, ad ascoltarlo, anche Giovanni Sandri, Mauro Baccega e Luca Zuccolotto. Lui stesso, confrontandosi con la sua squadra al termine dell’incontro ha però ammesso: «non mi sono piaciuto».

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