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Le reazioni della politica all’indagine Egomnia

A 24 ore dalla prima udienza preliminare successiva all’indagine Geenna, nel corso della quale si è appreso esistere un’indagine parallela, relativa alle elezioni regionali 2018 e denominata Egomnia, la tensione sale nella politica valdostana.

Sulla base delle intercettazioni effettuate dagli inquirenti sono state infatti ipotizzati relazioni fra la ‘locale’ e alcuni candidati dei partiti autonomisti, che sarebbero stati sostenuti per ottenere un debito di riconoscenza. Appaiono i nomi del presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta Antonio Fosson, dell’assessore Laurent Viérin, dei consiglieri Pierluigi Marquis e Marco Sorbara e dell’ex consigliere Augusto Rollandin.

Il sostituto procuratore Valerio Longis ha anche affermato che, mirino della ‘locale’, sarebbe finito il consigliere regionale Alberto Bertin, per la sua opera politica contro le associazioni di stampo mafioso.

Il sostegno politico a Bertin

Al Consigliere Bertin esprime la sua vicinanza e solidarietà il gruppo consiliare Lega Vallée d’Aoste.  Che però gli pone anche una domanda: «a seguito del quadro inquietante di cui i cittadini valdostani sono venuti a conoscenza, che vede coinvolti numerosi membri dell’attuale maggioranza regionale, e in coerenza con le battaglie contro le infiltrazioni mafiose all’interno delle istituzioni in cui lo stesso Bertin si è sempre distinto, non è arrivata l’ora che Rete Civica stacchi definitivamente la spina?».

Al consigliere Alberto Bertin dicono: «solidarietà e coraggio, non sei solo» i portavoce di Ambiente-Diritti-Uguaglianza. Jeanne Chaillon e Alex Glarey scrivono anche: «Fatto salvo il principio di non colpevolezza e qualunque sarà l’esito della nuova indagine sui rapporti tra politica e mafia, rimarchiamo comunque comportamenti discutibili, frutto di quella logica dello scambio elettorale che in questi anni ha inquinato l’amministrazione valdostana. L’altro elemento che evidenziamo è che i personaggi coinvolti, i loro partiti di appartenenza, le alleanze che hanno stretto in Consiglio – si badi, anche con la Lega – ci fanno dire che avevamo e abbiamo ragione a ribadire uno dei principi fondanti di ADUVdA: né con gli autonomisti corrotti, né con i razzisti sovranisti».

La comunità del Partito Democratico della Valle d’Aosta esprime «la massima solidarietà» al consigliere Alberto Bertin «per le minacce subite per il suo impegno in favore della legalità».
E poi aggiunge: «Noi siamo e saremo sempre garantisti, ma queste notizie gettano ombra e discredito sulla nostra Regione, serve chiarezza e trasparenza – afferma il segretario del Partito democratico, Sara Timpano -. Il Consiglio regionale e la Giunta facciano chiarezza e dimostrino una cambio di passo, di voler cambiare cultura e metodo di fare politica. Solo per iniziare, potrebbero approvare la Commissione permanente antimafia e restituire la visibilità degli atti della Regione ai cittadini. Come fanno i Valdostani ad aver fiducia nelle istituzioni se sentono notizie di scambio elettorale politico mafioso, mentre non possono neanche vedere sul sito della Regione la delibera che autorizza una discarica privata dietro casa propria?»
Senza questo cambio di passo, il Partito democratico valdostano chiede che i consiglieri regionali si prendano le loro responsabilità, votino il bilancio regionale e dopo si torni al voto.

Rete civica scrive: «dalle intercettazioni emergono anche forme di resistenza, come nel caso del consigliere di Rete Civica Alberto Bertin, cui vanno la nostra solidarietà e vicinanza, il cui lungo impegno contro la criminalità organizzata ne ha fatto un simbolo da colpire, una icona da prendere di mira perché ostacolo al malaffare.
Ora è ancora più necessario che la politica e la società tutta reagiscano.
Bisognerà al più presto acquisire e esaminare la nuova documentazione, ma è evidente fin d’ora che persone che risultassero indagate o pesantemente compromesse da quanto emerge dall’indagine non potranno continuare a ricoprire cariche apicali. Ci attendiamo assunzioni di responsabilità trasparenti e significative
».

Le estraneità

Dopo Antonio Fosson, anche Laurent Viérin dichiara la propria estraneità alla vicenda e scrive: «Respingo con forza e con tutto me stesso qualsiasi tipo di collegamento o insinuazione rispetto a certo mondi a me completamente lontani, in particolar modo con quella che oggi viene definita la locale,  distante anni luce dai miei valori e ideali di una vita. Appartengo ad un mondo di valori , cultura e ideali che nulla hanno a che vedere con ciò che é illegalità, e questi anni di amministrazione senza macchia lo hanno sempre dimostrato. 
Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura e rispetto il lavoro che viene fatto a favore della legalità, che in più di 15 anni di amministrazione,  condotta con dovizia, ho sempre rispettato e perseguito, oltre che difeso, ma rigetto qualsiasi tipo di insinuazione rispetto a collegamenti con mondi che neppure conosco  e a me distanti.  Conoscere o magari anche solo parlare con persone che non puoi immaginare essere collegate a certe realtà non significa di certo farne parte, e metterò in campo tutte le azioni e determinazioni del caso per dimostrare la mia estraneità a mondi che rifiuto e per tutelare il mio onore,  i miei valori e i miei ideali, quelli del movimento a cui appartengo ma soprattutto per difendere le Istituzioni che ho l’onore di rappresentare
».

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