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Boccia: non ci sono i presupposti per sciogliere il Consiglio Valle

Mercoledì 18 dicembre 2019, i deputati Elisa Tripodi, Anna Macina, Federica Dieni, Roberta Alaimo, Piera Aiello, Vittoria Baldino, Francesco Berti, Anna Bilotti, Giuseppe Brescia, Maurizio Cattoi Valentina Corneli, Giuseppe D’Ambrosio, Sabrina De Carlo, Francesco Forciniti, Martina Perisse, Francesco Silvestri e Simona Suriano hanno interpellato il ministro per gli affari regionali e le autonomie.

Il testo dell’interrogazione

Hanno premesso che «da diversi organi di stampa e di informazione nazionale si è recentemente appreso che […] il presidente della Regione Valle d’Aosta, Antonio Fosson, indagato per scambio elettorale politico-mafioso […] si è dimesso» e che «oltre al presidente Fosson, […] sono indagati, per lo stesso reato, anche gli assessori regionali Laurent Viérin, […] Stefano Borrello […] e il consigliere regionale Luca Bianchi, i quali pure si sono dimessi».

Hanno aggiunto che «in base a quanto si apprende dalla stampa, secondo i magistrati, in occasione delle elezioni del maggio 2018, la cellula mafiosa locale avrebbe sostenuto i candidati di tutti i principali partiti autonomisti, creando un “debito di riconoscenza” e cercando di «”avere un maggior numero di consiglieri fedeli nel consesso regionale”» e che «secondo gli investigatori il sostegno al senatore Lanièce alle politiche del 4 marzo 2018 è quasi solo una dimostrazione di forza “preparatoria” per gli altri appuntamenti elettorali in Val d’Aosta: le regionali del maggio 2018 (che sono il centro dell’inchiesta […]) e le comunali di un piccolo paese della valle, Saint-Pierre, dove vorrebbe diventare sindaca Monica Carcea, “fidata” di Raso, e che Raso punta a far eleggere non certo gratis. In cambio – sottolineano i carabinieri nell’informativa inviata ai pubblici ministeri – ci sono posti di lavoro o pratiche amministrative “facilitate” per affiliati al sodalizio o affini»

Hanno dunque chiesto «se il ministro interrogato ritenga ricorrenti i presupposti per l’avvio del procedimento di scioglimento del Consiglio regionale della Valle d’Aosta e se intenda valutare l’opportunità di promuovere iniziative di carattere normativo volte alla separazione della figura elettiva del presidente della regione da quella del prefetto, quale rappresentante del Governo».

L’illustrazione di Tripodi

L’illustrazione è stata fatta da Tripodi, che si è espressa in questi termini: «Sono anni che in Valle d’Aosta si parla della presenza di una struttura mafiosa, che si regge sulla compiacenza di operatori economici e classe dirigente. Questo intervento vuole cercare di fare chiarezza per quello che sarà il futuro della regione e restituire dignità al popolo valdostano, sconvolto dalle notizie che appaiono nei diversi organi di stampa, dove apprendiamo delle dimissioni del presidente della regione, di due assessori e un consigliere regionale, in quanto indagati per corruzione elettorale nell’ambito dell’inchiesta “Egomnia”. Sembrerebbe che la cellula mafiosa locale avrebbe sostenuto i candidati di tutti i principali partiti autonomisti alle regionali del 2018, creando un debito di riconoscenza. Come diceva Borsellino, gli uomini politici non devono soltanto essere onesti, ma lo devono anche apparire: quindi, alla luce di quanto esposto, chiedo al Ministro se ritenga ricorrenti i presupposti per l’avvio del procedimento di scioglimento del consiglio della Valle d’Aosta, e se intenda valutare l’opportunità di promuovere iniziative, anche di carattere normativo, volte a togliere le deleghe prefettizie, ora affidate al presidente della regione in virtù della normativa vigente».

La risposta di Boccia

Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, ha risposto: «Le ipotesi di scioglimento del Consiglio regionale, per la Valle d’Aosta, come gli onorevoli interroganti sanno, sono previste dalla specifica disciplina contenuta nell’articolo 48 dello Statuto di autonomia della Regione stessa, approvato con legge costituzionale il 26 febbraio 1948. Lo Statuto espressamente dispone che il Consiglio possa essere sciolto qualora compia atti contrari alla Costituzione o allo Statuto o gravi violazioni di legge, o quando, nonostante la segnalazione fatta dal Governo della Repubblica, non proceda alla sostituzione della Giunta regionale o del presidente che abbiano compiuto analoghi atti o violazioni. La stessa disposizione prevede altresì che il Consiglio possa essere sciolto anche per ragioni di sicurezza nazionale. In entrambi i casi lo scioglimento è disposto con decreto motivato del presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentita la Commissione parlamentare per gli affari regionali.
I presupposti del provvedimento di scioglimento previsti dalle richiamate disposizioni, pur non essendo tipici, integrano in tutti i casi fattispecie legali che si sostanziano in fatti che risultino già accertati e valutati dall’organo giurisdizionale nei loro aspetti di illiceità o di pregiudizio della sicurezza nazionale. Le vicende evocate dagli onorevoli interroganti, riferite ad esponenti politici di organi elettivi della Regione Valle d’Aosta, al momento non integrano, tuttavia, i presupposti di fatto o di diritto previsti dall’articolo 48, poiché, secondo quanto abbiamo appreso, sembrano ancora oggetto di atti di indagine da parte delle autorità competenti. Va, inoltre, rilevato che gli indagati Fosson, Borrello, Viérin e Bianchi hanno già rassegnato, come risulta dalla comunicazione della stessa Regione, le proprie dimissioni, di cui il medesimo Consiglio ha preso atto nella seduta del 16 dicembre 2019, rendendole pertanto efficaci e definitive. Nella medesima seduta, il Consiglio ha poi dato atto che la presidenza della giunta regionale è stata assunta dal vicepresidente Renzo Testolin, che ha assunto anche ad interim le cariche assessorili, assicurando l’ordinaria amministrazione, fatta salva l’adozione degli atti indifferibili ed urgenti, fino alle elezioni del nuovo presidente della Regione e della Giunta. Si rammenta che il termine massimo per l’esercizio dell’ordinaria amministrazione da parte della giunta è di 60 giorni, decorsi i quali si verificherà ex lege lo scioglimento funzionale del consiglio regionale ove non siano eletti il nuovo presidente della Regione e la nuova Giunta. Il Consiglio regionale resta pertanto in carica, nel pieno dei suoi poteri.
Passando al secondo quesito posto dagli onorevoli interroganti, concernente eventuali iniziative finalizzate alla separazione della figura elettiva del presidente della Pegione da quella del rappresentante del Governo, metto in evidenza che le competenze prefettizie sono attribuite al presidente della regione, all’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo n. 545 del 1945. Premesso pertanto che la separazione delle due figure non può che essere disposta secondo la procedura prevista per le norme di attuazione dall’articolo 48-bis dello statuto, e non con legge ordinaria, come affermato peraltro dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 38 del 2003, tale tema non potrà che essere oggetto di confronto nella stessa Commissione paritetica. Approfitto di questo question time per informare il Parlamento che la Commissione paritetica sarà nominata entro la fine di questa settimana».

La replica di Macina

La deputato Anna Macina ha replicato: «Noi prendiamo atto di quanto da lei riferito. E pur augurandoci che la magistratura, all’esito delle inchieste di cui si è fatto cenno, restituisca ai cittadini della Val d’Aosta un quadro meno critico di quello che oggi è dato leggere sui giornali, resta sul tavolo – e ne ha fatto lei riferimento in chiusura, rispetto alla risposta – una questione che, secondo noi, è assolutamente dirimente, e che non può più essere ignorata, proprio per il profondo rispetto che le istituzioni devono ai cittadini. Perché vede, secondo noi esiste un paradosso, un’anomalia, tale per cui il presidente della Regione accorpa in sé le funzioni e le prerogative del prefetto che, come giustamente da lei ricordato, è un organo territoriale del Ministero dell’Interno; e il paradosso è che il controllato e il controllore si fondono nella stessa persona. Il paradosso lo si è visto anche quando il presidente della Regione, già prefetto, oggi indagato per voto di scambio politico-mafioso, è lo stesso che ha dovuto inviare la relazione sul possibile scioglimento di due comuni, Saint-Pierre e Aosta, per infiltrazioni mafiose. Controllore e controllato: e allora chi controlla il controllore che è anche il controllato? Perché vede, ministro, questo mina profondamente il senso di fiducia e di rispetto che i cittadini devono avere per le istituzioni, e getta ombre sulla stessa esistenza degli strumenti e delle azioni e reazioni che lo Stato è in grado di mettere in campo per proteggere rispetto alle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto politico-amministrativo.
Il modello valdostano non mette, così come è adesso, al riparo i cittadini dalle minacce che la criminalità organizzata può fare, privandoli di uno strumento di terzietà e di garanzia. E allora, siccome non è nostro costume girarci dall’altra parte o far finta che il problema non esista, noi apprendiamo con favore la notizia che verrà convocata entro fine dell’anno la Commissione paritetica, e auspichiamo e chiediamo che il Governo mostri una presa d’atto cui segua l’adozione di ogni utile provvedimento, nessuno escluso, atto a sgombrare il campo anche solo dal sospetto che, a causa della commistione delle due cariche, lo Stato sia impossibilitato a dare risposte, garanzie e terzietà. Ci auguriamo che non venga persa questa occasione».

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