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Avvocati: i parlamentari cercano consenso con la cancellazione della prescrizione

L’Unione Regionale dei Consigli degli Ordini degli Avvocati del Piemonte e della Valle d’Aosta si è riunita, il 14 dicembre 2019, a Torino, per fare il punto dopo i due scioperi contro l’entrata in vigore della riforma della prescrizione.

Gli avvocati hanno rilevato «con stupore» una serie di commenti e dichiarazioni rilasciati ai media da parlamentari anche con ruoli apicali:

  • il Ministro della Giustizia, nel corso di seguita trasmissione televisiva, ha rilasciato dichiarazioni che, «stante la loro grossolana erroneità, non è ipotizzabile che possano essere pronunciate per errore o che siano state pronunciate seriamente»: “qualora per un reato non si riesca a dimostrare il dolo, si rientra nell’ambito dei reati colposi, con termini prescrizionali ulteriormente abbreviati”. Salvo poi ammettere a una testa giornalistica l’erroneità del concetto, «pur se espresso avanti ad una consistente platea televisiva alla quale è stata dunque fornita un’erronea, ingannevole e propagandistica informazione»;
  • il presidente della Camera Roberto Fico avrebbe espresso a Mattia Feltri «l’altrettanto erroneo e qualunquista concetto che la prescrizione favorisca i ricchi, che con l’intervento di abili e prezzolati avvocati si riescano a prolungare indebitamente i processi, beneficiando, dunque e con modalità altrettanto indebite, di tale istituto e fondamentalmente abusando di un diritto dell’imputato»;

Secondo gli avvocati di Piemonte e Valle d’Aosta, questi sono due casi «di ignoranza inescusabile […] o, laddove deliberato e non erroneo, un modo manipolatorio di raccontare ai cittadini italiani la ratio dell’istituto della prescrizione».

I legali aderenti all’Unione ritengono questa riforma «un vero e proprio obbrobrio giuridico e violazione patente della Costituzione Repubblicana e della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo» e chiedono a tutti i parlamentari che sono anche avvocati, a qualunque schieramento politico appartengano, di agire affinché le dichiarazioni sopracitate «siano oggetto di discussione parlamentare e di biasimo».

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