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Barocco lascia l’Uv, Peinetti chissà

Hanno scelto Facebook, Jean Barocco e Flavio Peinetti, per specificare la loro posizione politica a seguito del Consiglio Valle nel corso del quale il Bilancio non è stato approvato e della successiva decisione del Comité fédéral di Union valdôtaine di proporre al Conseil fédéral la loro espulsione per esserci espressi in maniera difforme dalla linea indicata dal mouvement.

Entrambi fanno lunghe digressioni esplicative, che si fondano sulla necessità di dialogare con le altre forze politiche per arrivare all’approvazione di un documento finanziario condiviso e rispondente alle mutate situazioni di contesto.

In relazione ai rapporti con il partito, Jean Barocco scrive: «Ho sempre dato il mio contributo leale al Mouvement, ma se la strada che questo vuole prendere è quella di limitare e orientare, in modo autoritario e non autorevole, il pensiero dei consiglieri, soprattutto in una fase così delicata, ecco allora io non ci sto». E poi aggiunge: «Ieri pomeriggio [domenica 29 dicembre, n.d.r.] durante un incontro con alcuni membri e con Cesarino Collé, presidente della Sezione di Quart, ho comunicato la mia decisione di auto sospendermi dal movimento e di non rinnovare la mia tessera di adesione per il 2020 al movimento. Non voglio che sul mio nome si aprano discussioni divisive, né nella mia sezione né al Conseil Fédéral! Ringrazio di tutto cuore il mio movimento, per le opportunità che mi ha dato in questi anni di lavorare per Quart e per la VdA».

Flavio Peinetti, specifica che: «di fronte al rischio concreto che venisse bocciata la Legge di bilancio, fatto questo che avrebbe avuto ripercussioni gravi e di lunga durata su tutta la comunità, ho deciso, coerentemente con la mia posizione delle ultime settimane, di proporre un rinvio che permettesse da un lato di mettere in sicurezza l’attuale legge di bilancio».

Critica il fatto che «Nel bel mezzo di questa situazione estremamente delicata e complessa il presidente dell’UV ha pensato bene di convocare in fretta e furia, il 23 dicembre, un Conseil fédéral dove è stata presa, a maggioranza, la decisione di sfiduciare gli eletti in Consiglio, intimandoci di votare il bilancio così com’era e di firmare le nostre dimissioni.
Tale scelta, dettata da motivazioni e tempistiche che ancora oggi mi sfuggono, non ha fatto altro che generare ulteriori tensioni in seno alla maggioranza in un momento così difficile, quando sarebbe stato sufficiente affrontare queste discussioni interne e prendere serenamente le opportune decisioni a bilancio approvato, senza diktat e proclami di leader o supposti tali
».

E conclude: «In ogni caso mi preme sottolineare che qualsiasi decisione che l’UV prenderà nei miei confronti o che io assumerò in autonomia, è in questo momento di scarsa importanza rispetto alla necessità prioritaria di portare a termine la questione relativa alla legge di bilancio».

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