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Villeneuve: da 10 a 100 giorni lavorativi per tornare a casa

A una settimana dalla prima caduta di rocce sul borgo di Villeneuve, venerdì 3 gennaio 2020, nella sala consiliare, si è svolto un incontro con la popolazione per fare il punto sulla situazione.

Il sindaco Bruno Jocallaz ha ricordato che sono scesi complessivamente 650 mc di roccia e ha riepilogato in che maniera le strutture di soccorso e sicurezza si sono attivate. 

Il geologo Alessandro Bellini ha spiegato che, da una superficie rocciosa di 18×18 metri, si è staccato un piastrone di roccia di circa 500 mc. Ha travolto la barriera paramassi posizionata negli anni Novanta e l’ha distrutta, asportando i montanti e i tiranti. La massa è scesa lungo il versante e si è in gran parte depositata. Solo alcuni blocchi hanno raggiunto le abitazioni (aventi una dimensione da mezzo a 6,5 metri cubi). Hanno raggiunto le abitazioni in totale 25 mc di roccia. La seconda caduta (a Capodanno) è quella che ha creato i maggiori danni alle abitazioni. Il fenomeno era difficile da prevedere – ha proseguito Bellini – perché si è attivato su una superficie parallela al pendio e a una profondità di almeno 50 cm. Le opere in parete non erano conseguentemente adeguate a quel tipo di fenomeno. 

Il geologo ha dunque spiegato che si vorrebbero posare due barriere paramassi: una di sacrificio (che permetterà di andare a lavorare sulla nicchia, per ricostruire il setto strutturale di questo ammasso roccioso, onde capire quale sia la situazione) e una barriera a monte delle case, per trattenere eventuali materiali e tutto il detrito presente sul versante che non sarà possibile togliere. Se emergessero situazioni critiche, si potrà procedere con la demolizione dei massi eventualmente pericolosi e non stabilizzati né stabilizzabili. Sulla nicchia di distacco si prevede un lavoro di disaggio e il materiale sarà intercettato dalla barriera di sacrificio che, come dice in nome, è fortemente probabile ne risulterà danneggiata. Alla fine dell’intervento, si valuterà se ripristinarla o rimuoverla.

Il rischio sarà notevolmente diminuito – è stato precisato – ma non azzerato.

L’ingegner Paolo Gachet ha precisato che, per ridurre la zona rossa, bisognerà prima analizzare se non vi siano altre fratture nella roccia e, nel caso ne fossero individuate, quale sia la loro estensione. La barriera definitiva avrà una lunghezza di 80 metri. Rispetto alla barriera precedente, sarà posizionata più in basso, per meglio contenere una discesa di massi. Per montarla è necessario tempo, anche se le barriere finali sono già progettate. Il cronoprogramma prevede (con eventuali condizionamenti meteorologici) che a metà gennaio dovrebbero essere completate le chiodature nella parte alta per poter investigare la situazione nella parte soprastante. La zona rossa potrebbe cominciare e restringersi. Per realizzare la prima barriera saranno necessari almeno 35 giorni. Poi potranno iniziare i disgaggi. Per completare i lavori saranno necessari almeno 100 giorni di lavoro. 

Il geologo della Regione autonoma Valle d’Aosta Davide Bertolo ha specificato che, oltre alla variabile della meteo ce ne sono anche altre: l’identificazione di ulteriori fratture; il fatto che i montanti si appoggeranno su plinti in cemento che hanno il tempo di presa di un mese circa. La Regione ha ammesso a finanziamento questo intervento prevedendo una spesa di circa 500mila euro. In questo piano di lavori – ha aggiunto Bertolo – c’è una seconda fase di ulteriore controllo di efficacia delle opere esistenti e verifica di potenziali situazioni analoghe sui settori limitrofi. In un’ottica di previsione e prevenzione. 

In chiusura, dagli aspetti della sicurezza si è passati a parlare di danni: sia in relazione al ripristino dei danneggiamenti agli immobili sia delle spese sostenute per le soluzioni abitative alternative. Jocallaz ha precisato che, sinora, tutti gli evacuati hanno autonomamente trovato una collocazione temporanea ma che il Comune si è attivato per due richieste: per le infrastrutture e per l’aiuto ai privati. In Comune, da parte di privati, è giunta la disponibilità di sei alloggi per accogliere gli evacuati a spese dell’Amministrazione. È in corso la procedura volta a ottenere il riconoscimento della calamità. Solo in questo modo, infatti, il Comune potrà essere rimborsato del 95% delle spese sostenute per l’emergenza abitativa e i privati potranno essere risarciti per i danni patiti. Una procedura che è in capo al presidente della Regione, nelle sue funzioni prefettizie.

All’incontro, però, la componente politica della Regione era assente, se non per il presidente del Consiglio Emily Rini, che si è assunta il compito di farsi portavoce delle istanze della popolazione e dell’Amministrazione.

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