fbpx
Inserisci una parola e premi cerca

Le risposte all’appello di Rete civica: interessante ma anche no

All’indomani dell’approvazione in Commissione del Consiglio Valle del Bilancio 2020/22 della Regione autonoma Valle d’Aosta e prima che il documento finanziario arrivi in aula, a seguito del fallimento dei tentativi di costituzione di una nuova maggioranza, un gruppo di cittadini di diverse provenienze politiche ha lanciato un appello ai 35 consiglieri regionali che è in linea con la proposta definita dal Coordinamento di Rete civica.

Sostengono che la Valle d’Aosta sta attraversando una crisi politica e democratica, nella quale si sono innestate le indagini Geenna e Egomnia.

Tuttavia «Il ricorso alle urne, non può avvenire in un modo affrettato sulla base delle vecchie regole elettorali che hanno dimostrato di non garantire la necessaria stabilità politica». Anzi, «Oggi occorre scrivere una pagina nuova della vita politica valdostana. Occorre farlo rapidamente, in modo da andare a votare nel prossimo autunno garantendo una maggiore stabilità di governo e  creando anche le condizioni per una nuova fase di equilibrato sviluppo della Valle d’Aosta».

Quindi Ornella Canesso, Piero Ferraris, Mauro Fioravanti, Paolo Momigliano Levi, Fabio Protasoni, Guido Piovano, Giacinta Prisant, Elio Riccarand, Dina Squarzino, Eugenio Torrione, Ugo Venturella, Ilio Viberti e Cleta Yeuillaz si appellano affinché sia trovata un’intesa volta a portare ad approvare: la riforma della forma di governo, approvare la norma di attuazione per l’idroelettrico a tutela delle acque valdostane, la proposta di riforma della legge 6 / 2014  sull’esercizio associato dei servizi comunali, una riforma del Regolamento del Consiglio Valle, la legge regionale istitutiva dell’Osservatorio antimafia. 

«Auspichiamo dunque – scrivono – la realizzazione da parte del Consiglio regionale  di un lavoro condotto con uno spirito costituente e la nascita di una Giunta unitaria con il compito di accompagnare e portare a compimento questa breve stagione di lavoro legislativo su cui fondare una nuova fase della vita politica e amministrativa, da avviare con le elezioni regionali anticipate in autunno con cui riprenderà la normale dialettica democratica fra maggioranza e minoranza».

Perché, secondo Rete civica: «Quella cui assistiamo è una crisi superabile solo con spirito unitario, oltre la logica delle sterili contrapposizioni. L’Autonomia della Valle d’Aosta e il suo avvenire oggi dipendono anche da questa assunzione di responsabilità». 

Le risposte

La prima risposta è arrivata, congiuntamente dal gruppo Alliance valdôtaine (Alpe e Union valdôtaine progressiste) e da Union valdôtaine:

«Il lavoro svolto dalla seconda Commissione sul bilancio è a nostro avviso il passaggio necessario per poi proseguire con l’unica via percorribile: andare alle elezioni. L’alternativa al ritorno alle urne, che pare prospettarsisarebbe una maggioranza fin da subito a rischio di essere ostaggio di decisioni dei singoli, senza la necessaria solidità politico-amministrativa e questo non è ciò che vogliamo.»  E concludono: «È tempo di voltare pagina.»

Il presidente di Union valdôtaine, Erik Lavevaz, ci ha poi specificato: «il nostro gruppo incontrerà Rete civica in questi giorni, dopo che il contenuto della loro proposta era stato anticipato la settimana scorsa. La linea del nostro movimento è molto chiara ormai da tempo: dopo l’approvazione del Bilancio, occorre rimettere la palla al centro e andare ad elezioni. Tuttavia ci siamo resi disponibili a valutare delle proposte, da portare ai nostri organismi, per soluzioni temporanee e a breve termine, ma dovrebbero essere soluzioni credibili e serie, difficilmente immaginabili oggi, e che abbiano come unico scopo quello di traghettare la Regione alle elezioni con maggiore serenità e dando il tempo di attuare alcuni passaggi.
Concordo ad esempio con Rete civica sulla necessità di riforma della L 6/2014, idealmente prima delle elezioni comunali, trovo invece difficilmente immaginabile una riforma istituzionale in un momento di instabilità cosi evidente. Personalmente ritengo difficile, nella situazione di grande “confusione istituzionale” nella quale ci troviamo, immaginare un governo di larghissime intese, continuo a ritenere che la sola soluzione sia il ritorno alle urne al più presto, dopo aver messo in sicurezza il Bilancio e le delibere necessarie per mettere pienamente in funzione il documento contabile, con l’approvazione del bilancio di gestione. Tuttavia faremo considerazioni più approfondite, insieme a Rete Civica, nel prossimo incontro».

Il coordinatore di VdA Libra, Mauro Caniggia Nicolotti, ci ha dichiarato: «Siamo a conoscenza delle posizioni di Rete Civica e le loro proposte verranno certamente discusse dall’assemblea di Vdalibra, tenuto conto che una riforma della legge elettorale è importante, ma che le priorità in questo momento sono ben altre e evidenti a tutti; compreso il fatto che ulteriori governicchi non porteranno a nulla. Le azioni di responsabilità a nostro parere non sono quelle di una sorta di embrassons nous per il solito “bene della Valle D’Aosta”, ma quelle di cambiare un intero sistema che ci ha portato al baratro».

Massimiliano Pegorari, coordinatore di Mouv’, ci ha dichiarato: «La proposta di Rete Civica pone temi importanti di rilievo istituzionale ma è debole nel riporre cieca fiducia in una “Giunta unitaria” che avrebbe la finalità di nascere per poi dimettersi dopo pochi mesi entro l’autunno: i temi riformatori non sono pacifici e all’interno delle Commissioni troverebbero facili ostacoli creati da queĺle forze (?) che le elezioni le temono.
Nel merito, la legge elettorale vigente prevede il premio di maggioranza alla coalizione vincente ed esclude l’elezione diretta del Presidente della Giunta; aspetto, questo, essenziale per Mouv’ in considerazione della lettura individualista e malata di quantificazionismo nel conto del numero di preferenze che il corpo elettorale è stato abituato nell’ultimo decennio.
In punto di metodo, inoltre, Mouv’ si rifà a quegli esperti di diritto che vedono nell’impegno culturale e civile più che nell’ingegneria costituzionale il miglior viatico per uscire dall’impasse cui assistiamo: ché, il fascismo si impose non certo principalmente per una Costituzione debole quale era lo Statuto Albertino.
Spetterà al nuovo Consiglio al più presto eletto affrontare le tematiche proposte con priorità su ogni altra questione diversa da quella economica, ricordando che la vera sfida è quella di rendere la nostra amata Regione un ente amministrativo efficiente e capace di superare la mentalità assistenzialista oggi non più praticabile
».

Luigi Vesan, capogruppo del Movimento 5 Stelle, ci ha detto: «Molte delle proposte portano anche la nostra firma o comunque la nostra formale condivisione (Riforma governo, Norme di attuazione idroelettrico, Osservatorio antimafia e riforma Regolamento Consiglio). Il dibattito sulla 6/14 mi sembra ancora in alto mare. Il problema è che in questa legislatura abbiamo trovato, su questi specifici temi, poca condivisione, poca convinzione, se non aperto ostruzionismo. Non riteniamo pertanto che, nelle attuali condizioni, esistano le condizioni per formare una possibile “Giunta unitaria” in grado di portare avanti in tempi ragionevolmente brevi queste riforme. Come sempre, se qualunque maggioranza volesse portare avanti proposte che abbiamo già ampiamente condiviso troverebbe su queste il nostro voto favorevole in aula».

Emily Rini, per Forza Italia Valle d’Aosta, ha dato questa risposta: «Per noi esiste l’unica strada che è data dal ritorno alle urne».

Identica la linea della Lega Vallée d’Aoste: «Noi siamo contrari a qualsiasi intesa che non porti al voto un minuto dopo l’approvazione del Bilancio».

Alexandre Glarey, portavoce di AduVdA, ci ha detto: «L’attuale Consiglio regionale è il più delegittimato della storia valdostana. La manifesta incapacità e l’ombra dell’inquinamento mafioso del voto lo rendono inadatto a riscrivere le regole.
Quanto alla stabilità, ricordiamo che solo grazie alla crisi del monolite autonomista, è emerso il marcio annidato nel sistema valdostano.
Serve una fase di rifondazione della politica valdostana, che passi attraverso un ricambio, anche generazionale, della classe politica. La politica dei Ferraris, Riccarand, La Torre e Rollandin ha fatto abbastanza danni. È ora di lasciare spazio a nuove idee e persone. Tutto ciò può avvenire solo con nuove elezioni, in cui i cittadini possano valutare le proposte di amministrazione e riforma.
Restiamo, quindi, contrari a giunte unitarie e governi di scopo.
Nel merito delle proposte, restiamo disponibili, se questa legislatura continuerà malgrado noi, a sostenere le riforme coerenti con il programma presentato agli elettori e quindi: sì a norma d’attuazione su CVA e mantenimento della proprietà pubblica, sì all’osservatorio antimafia (sapendo che non basta), sì alla riforma del sistema delle convenzioni degli enti locali (ma senza favorire il centralismo regionale), disponibilità a discutere un regolamento del consiglio valle inadeguato (ma nel rispetto dei diritti delle minoranze e evidenziando che questa non pare un’emergenza per i valdostani), no a riforme presidenzialiste, soprattutto fino a quando non si separeranno le funzioni di presidente da quella di prefetto
».

Francesco Statti, segretario del Partito Comunista ha scritto: «Abbiamo letto attentamente l’appello per il governo per le riforme lanciato da 13 cittadini.Per prima cosa, dobbiamo rilevare che si tratta di 13 esponenti di Rete Civica che si camuffano da semplici cittadini avulsi dalla politica attiva. È un modo furbesco di fare politica che non ci appartiene. Entrando nel merito delle riforme proposte, vogliamo concentrarci su quella principale: il modello presidenzialista e maggioritario proposto. Il nostro giudizio a riguardo è del tutto negativo. Innanzitutto, nelle condizioni attuali, ci troveremmo ad avere l’elezione popolare del prefetto (coincidente col presidente della Giunta). Pensiamo che sia un caso unico non solo in Italia ma nel mondo! Inoltre, è innegabile che, da quando è stato introdotto un pesante sbarramento di accesso alla ripartizione dei seggi pari al 5.7%, la partecipazione dei cittadini valdostani alle elezioni si è ridotto di ben 20 punti in 25 anni. Nelle drammatiche condizioni attuali bisogna semmai fare una riforma che allarghi la partecipazione al voto. Come? Reintroducendo il sistema proporzionale puro e abbassando le firme per accedere alle elezioni a 300 (come per la Camera dei Deputati). Questo sono le vere riforme democratiche che servono al nostro sistema politico regionale».

Potrebbe interessarti:

© 2020 All rights reserved.