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17 firme: ne è mancata una per sciogliere il Consiglio Valle

Alla fine della lunga tornata per l’approvazione del Bilancio 202022 della Regione autonoma Valle d’Aosta e delle norme collegate, l’appuntamento era chiaro: di fronte al foglio presentato da Lega Vallée d’Aoste, VdA Libra, Mouv e dal consigliere Claudio Restano oppure all’ufficio del dirigente Christine Perrin, come proposto dal presidente Emily Rini.

Lo scopo era il raggiungimento delle 18 firme necessarie per porre termine alla XV Legislatura.

Lunedì 3 febbraio 2020 sono presentati in 17: agli undici firmatari del 27 gennaio si sono aggiunti i consiglieri del Movimento 5 Stelle, di AduVdA e di Forza Italia. Assente l’Union valdôtaine.

Il mouvement aveva ricevuto un mandato chiaro dal proprio Conseil fédéral: i consiglieri unionisti si sarebbero dovuti dimettere se le loro dimissioni fossero state funzionali al raggiungimento delle 18 necessarie.

«Ma aveva un senso a fine dicembre – ci ha detto il presidente unionista e capogruppo in Consiglio Valle, Erik Lavevaz: a dieci giorni dalla fine “naturale” della legislatura, è solo seguire una provocazione di altri. Certo bastavo io, ma non c’è condivisione all’interno del gruppo, sulla firma, quindi ho ritenuto preferibili non spaccare il gruppo ulteriormente. Il 14 febbraio, data in cui saranno trascorsi i 60 giorni dalle dimissioni di Fosson che faranno decadere la Legislatura, è venerdì prossimo. Questi giorni saranno utili per capire se ci sono le basi per convocare un Consiglio per definire l’election day. Se così non fosse, daranno comunque qualche margine in più per posizionare le elezioni regionali rispetto alle comunali».

«Coerentemente con quanto dichiarato nei giorni scorsi, un minuto dopo la votazione del bilancio ci siamo recati nell’ufficio della Presidenza del Consiglio regionale per rassegnare le nostre dimissioni – dice Andrea Manfrin, capogruppo della Lega –. Abbiamo così scoperto che le forze di maggioranza che avevano dichiarato che sarebbero scelto la strada del voto si sono rimangiate la parola. Questa è evidentemente una perdita di tempo. Preferiscono arrivare al 14 febbraio e magari tentare di formare l’ennesimo governicchio invece di ridare la parola ai cittadini. Noi comunque continueremo a lavorare per permettere ai cittadini valdostani di tornare alle urne e scegliere liberamente da chi vogliono essere governati».

Gli altri 16: un teatrino a effetto

«Occorre recuperare il senso nobile del fare politica, nei metodi, nel linguaggio e nei toni – scrivono in una nota, martedì 4 febbraio 2020, i consiglieri di Alpe, Union valdôtaine progressiste, Union valdôtaine, Stella alpina e l’indipendente Jean Barocco -. Le provocazioni, gli slogan e certi teatrini a effetto, come la fila per fingere di depositare 17 firme pur sapendole insufficienti, hanno stancato e non fanno che allontanare ulteriormente i cittadini, che chiedono invece concretezza e soluzioni efficaci e innovative. E noi vogliamo provare a darle, forti della conoscenza e dell’attaccamento al territorio e siamo pronti ad ascoltare chi vorrà schierarsi al nostro fianco in una battaglia tutta giocata in positivo, indipendentemente dal percorso che si sceglierà di intraprendere. Perché nella scala delle priorità, la Valle d’Aosta deve venire prima dell’ambizione personale e della sopravvivenza dei singoli movimenti. Solo così potremo pensare al futuro con ritrovate aspettative

E aggiungono, facendo riferimento all’evidenza che il Bilancio 2020/22 della Regione autonoma Valle d’Aosta è stato approvato con i voti di chi lo aveva elaborato e proposto: «Da questo dato di fatto e da una ritrovata coesione i nostri movimenti potranno proseguire con l’intento di assumere decisioni responsabili e ponderateDi certo, in ogni caso, chi si troverà nel campo avverso al nostro avrà a che fare con una squadra decisa a far valere le proprie idee e le proprie aspirazioni volte a rendere la Valle d’Aosta un posto in cui vivere bene e crescere serenamente i propri figli.»

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