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Maggioranza a 22, un bluff?

Alpe, Stella Alpina e Union valdôtaine progressiste sostengono che, se i cinque consiglieri del gruppo Union valdôtaine volessero partecipare alla costruzione di una maggioranza organica (che raggiungerebbe i 18 voti grazie ai due consiglieri di Rete civica) si potrebbe arrivare a un consenso più esteso, quantificato in 21-22 consiglieri.

Ma 17 consiglieri, al termine dell’adunanza nel corso della quale è stato approvato il Bilancio 2020/22 della regione autonoma Valle d’Aosta, avevano espresso la propria intenzione di rassegnare le dimissioni.

17 più 18 fa 35, ovvero la totalità dei consiglieri. Dunque chi sarebbero i tre/quattro consiglieri che cambierebbero così drasticamente posizione? Glielo abbiamo chiesto.

«Certo non sono consiglieri della Lega Vallée d’Aoste», ha risposto Nicoletta Spelgatti. Eppure Stefano Aggravi, Diego Lucianaz e Roberto Luboz, ovvero i tre più marcatamente di area autonomista, sono additati come possibili migranti. Ma Aggravi smentisce: «l’unica certezza è che noi sette siamo uniti».

Netta la risposta di Luciano Mossa, per il Movimento 5 Stelle: «Mi pare che ci siamo espressi nel merito di questa situazione. L’unica soluzione possibile è il ritorno alle urne». Però si vocifera che ci siano posizioni divergenti fra la componente maschile e quella femminile del gruppo, con le consigliere Nasso e Russo che potrebbero prendere strade diverse da quelle di Luciano Mossa e Luigi Vesan. «Lo dicono e lo ripetono da almeno tre mesi – commenta Manuela Nassoma la nostra posizione resta che noi del M5S lavoriamo sui temi ed entriamo nel merito dei contenuti, a prescindere dall’origine delle proposte. Non c’è altro da dire». «Come potremmo voler collaborare a un nuovo progetto di maggioranza, con quello che è successo e sta succedendo» è invece il commento di Maria Luisa Russo.

Roberto Cognetta, di VdA Libra, risponde per sé e per il collega Stefano Ferrero: «Mi dispiace per loro ma non ce n’è».

Elso Gerandin, di Mouv’ ci dice «io non sono tra i papabili».

Daria Pulz di AduVdA dice che nessuno le chiede niente e quindi non può neppure rispondere affermativamente a una proposta inespressa.

Ci rimangono i consiglieri del gruppo misto Claudio Restano ed Emily Rini.

Restano è introvabile, mentre Rini è laconica: «Io sono rientrata ieri sera da fuori Valle.. non ho incontrato nessuno». Partendo dal presupposto che hanno inventato il telefono e lei ne è dotata, non è una risposta soddisfacente.

Ma anche anche volendo, le risposte o non risposte portano a un massimo di 20. Dunque?

Dunque diamo spazio a un’ipotesi che è stata formulata da più di un consigliere nel corso di queste conversazioni: evocare maggioranze a 21-22 potrebbe essere un bluff messo in atto a beneficio di quei componenti del Conseil fédéral di Union valdôtaine non altrettanto radicali del presidente nel considerare il ritorno alle urne l’unica via possibile. Insomma, un modo come un altro per instillare un dubbio e cercare di trarne beneficio.

Poi, certo, c’è sempre un’altra spiegazione possibile: che qualcuno abbia risposto celando le sue autentiche intenzioni.

In ogni caso il tempo scorre veloce: una nuova maggioranza deve esserci entro l’orario di chiusura degli uffici del Consiglio Valle del 12 febbraio. Se no, non ci sarà il tempo tecnico per convocare l’Assemblea prima del 14 febbraio, data di scadenza dei 60 giorni dalle dimissioni del presidente della Regione e dunque dead line per lo scioglimento dell’organismo.

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