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Uv: si vada al voto

Il Conseil fédéral dell’Union valdôtaine, lunedì 10 febbraio 2020, ha confermato la linea del presidente, Erik  Lavevaz. Lo ha fatto dopo una lunga discussione e non all’unanimità. La decisione di non aderire al progetto di maggioranza di Alpe, Stella alpina e Union Valdôtaine progressiste e di lasciare che la legislatura scada il 14 febbraio è stata presa con 47 voti favorevoli, 24 contrari (fra i quali quelli dei consiglieri regionali Joël Farcoz e Flavio Peinetti e il componente del Comité fédéral Giulio Grosjacques) e un astenuto (Renzo Testolin).

Rinviata la discussione su Barocco e Peinetti

In apertura, Lavevaz ha riassunto i principali accadimenti politici e ha proposto di rinviare alla prossima seduta il primo punto all’ordine del giorno: i provvedimenti disciplinari nei confronti dei consiglieri regionali Jean Barocco (attualmente non iscritto) e Flavio Peinetti).

Le dimissioni mancate

Rispetto al fatto di essere venuto meno all’impegno di rassegnare le dimissioni dopo il voto del Bilancio, Lavevaz ha spiegato di non aver voluto raccogliere la provocazione della Lega quando, comunque, mancavano dieci giorni alla scadenza della legislatura e preferito utilizzare queste giornate per consentire allungare la distanza temporale fra le elezioni comunali e quelle regionali. Ha ammesso che, in ogni caso, se si fosse deciso di firmare, lui lo avrebbe fatto; altri no. Fra questi Joël Farcoz, che ha spiegato di non averlo fatto per non far vivere alla Regione mesi di paralisi amministrativa e per non portare la Valle d’Aosta ad avere un partito di maggioranza relativa che non sarà di matrice autonomista. Questa partita non può essere caricata sulla spalle degli amministratori locali, ha detto, che hanno il diritto di fare la loro campagna elettorale sulla base della loro azione e dei loro progetti,  ha aggiunto.

Elezioni quando?

Union valdôtaine considera il voto regionale prima di quello comunale la peggiore delle soluzioni possibili. Preferibile avere a inizio maggio il voto comunale e a inizio giugno quello regionale. Con un voto a ottobre, Lavevaz si è detto sicuro che il numero dei consiglieri unionisti ne risulterebbe dimezzato.

Ordinaria amministrazione

L’immobilismo di una maggioranza sotto ricatti incrociati sarebbe peggiore a quello dell’ordinaria amministrazione, ha sostenuto Lavevaz, precisando comunque che non aveva un mandato per trattare per la costituzione di una maggioranza e che non gli è stata proposta l’adesione a maggioranze allargate. 

Siamo stati eletti per amministrare la Valle d’Aosta come unionisti e abbiamo cercato di lavorare nel solco tracciato, ha detto Renzo Testolin, aggiungendo che andare al voto significherà non portare avanti l’azione per almeno cinque mesi. La decisione deve essere presa dal Conseil, ha concluso, sottolineando di non volere contrapposizioni fra i consiglieri unionisti.

Maggioranze che non possono lavorare non servono a niente, ha detto Aurelio Marguerettaz. E Lavevaz ha indicato che la sola maggioranza possibile è quella a 16 autonomisti con un accordo amministrativo con Rete civica ed eventualmente il sostegno di Emily Rini o Claudio Restano.

Jeunesse valdôtaine

La decisione della Jeunesse valdôtaine di non partecipare alla riunione del Conseil e di rilasciare le dichiarazioni di critica al mouvement a giustificazione della propria scelta non è stata apprezzata. 

Riconquistiamo la fiducia

Il nostro compito è riconquistare la fiducia delle 20mila persone che, dal 2008 al 2018, hanno smesso di votare Union valdôtaine, ha concluso Lavevaz e ha aggiunto che lo si può fare solamente dimostrando coerenza. 

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