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Consiglio comunale a Saint-Vincent il 14 febbraio 2020

Il Consiglio comunale di Saint-Vincent si è riunito venerdì 14 febbraio 2020.

Bollette da pagare

I lavori si sono aperti con la proposta di riconoscimento di un debito fuori bilancio. Il sindaco Mario Borgio ha ricordato che la variazione di Bilancio proposta in votazione a fine 2019 doveva far fronte alla necessità di far fronte a un aumento netto del costo dell’energia e del gas del 22%: un debito di 72mila euro circa.

«Non si può non restare sorpresi dai numeri se confrontati – ha detto il consigliere di Stella alpina Ruggero Meneghetti – con il costumo complessivo nel 2018, che è stato di 377mila euro. Nel 2019 si è arrivati a 460mila euro. Gli edifici sportivi hanno avuto un consumo superiore del 30%. Lascia perplessi il fatto che un contesto di questo tipo sia rimasto inguardato sino a fine novembre. Lascia trasparire una programmazione lacunosa».

Gli hanno risposto il consigliere Carmen Jacquemet, il sindaco e l’assessore Paolo Rollandin. Hanno ribadito che gli aumenti sono dovuti all’incremento dei costi, mentre sono stati effettuati contenimenti dei consumi che hanno portato alcuni edifici a essere virtuosi. Gli uffici stanno effettuando analisi più approfondite, per individuaree l’origine dell’aggravio di costo di altri edifici, sui quali s’intende comunque intervenire.

Il consigliere indipendente Maurizio Castiglioni ha insinuato l’eventualità di non votare a alla favore della delibera di riconoscimento. «Se siete convinti che noi abbiamo fatto qualche azione poco corretta, non votate il debito fuori Bilancio. Comunque questa ricerca di perfezione mi sembra eccessiva» gli ha risposto il sindaco.

Meneghetti ha precisato che le sue osservazioni si riferivano all’assenza di un assessore al Bilancio, che potrebbe occuparsi della problematica in maniera prioritaria. Ha chiesto il voto segreto. «Più che un assessore ci manca un responsabile dell’Ufficio Ragioneria», gli ha risposto il sindaco, che si è opposto al voto segreto, in virtù della responsabilità contabile.
La seduta è stata sospesa affinché la decisione fosse assunta dalla Conferenza dei capigruppo. La riunione non ha sortito la maggioranza dei due terzi necessaria per decidere e quindi il Consiglio ha votato per la votazione segreta che ha avuto questo risultato: 17 votanti, 8 voti favorevoli, 8 contrari e un astenuto. Il Consiglio non ha approvato il riconoscimento del debito fuori Bilancio. Il presidente ha ricordato che il voto sarebbe potuto essere effettuato nuovamente entro la fine dell’adunanza.


Sono poi state discusse tre mozioni presentate dai consiglieri di minoranza che erano state presentate, sotto forma di risoluzioni, all’ultima adunanza consiliare e non erano state accolte. Si riferiscono alla conclusione del Progetto Sprar e alla sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio Paolo Ciambi.

La critica della Rete antirazzista

La Rete antirazzista della Valle d’Aosta ha diramato una nota per criticare la mozione sullo Sprar: «Ci sono momenti in cui la politica fatica a osservare la realtà e smette di rappresentarla. Questo succede quando nel Consiglio comunale di Saint-Vincent il gruppo di minoranza Stella alpina-Union Valdôtaine assume le stesse posizioni di un noto partito che sulla propaganda contro i migranti ha costruito il proprio fragile consenso e si spinge a mistificare quanto realmente succede da tempo nel luogo che abita, distorcendo i dati di realtà.

La battaglia che i consiglieri di minoranza vorrebbero portare all’attenzione dell’Assemblea consiliare è quella contro l’accoglienza del progetto Sprar/Siproimi, attraverso una risoluzione infarcita di luoghi comuni, inesattezze tecniche (tra i tanti quello dei costi a carico del comune) e uno strisciante razzismo mal celato. Addirittura, si indicano nella mozione i migranti – più correttamente esseri umani – come incompatibili a vivere in un paese dalla “vocazione turistica”, colpevoli di allontanare eventuali contribuenti e a “portare detrimento” all’immagine della nostalgica “Riviera delle Alpi”.

Ma la cosa più sconcertante in questo caso è che si fa riferimento a un progetto di accoglienza, chiedendone il blocco, che in questi anni non solo non ha creato alcun disagio alla piccola cittadina e ai suoi abitanti, ma anzi si è rivelato un esperimento di convivenza ben riuscito, che ha bisogno di tempi più lunghi per realizzarsi pienamente, e che ha portato anche vantaggi, non ultimo un piccolo sostegno all’economia di un paese pesantemente provato da una lunga crisi».

La Rete antirazzista della Valle d’Aosta condanna «la disinformazione e la malsana propaganda» e crede che siano questi progetti di inclusione «la vera soluzione per il futuro dell’accoglienza e per la costruzione di nuovi modelli di comunità inclusiva».

Il progetto Sprar

Il consigliere Meneghetti ha proposto di prendere atto che gli afflussi di migranti sono scesi del 94% e quindi di non far gravare sul Comune la quota a suo carico per la gestione della struttura di accoglienza, non rinnovando l’iniziativa in essere, in scadenza al 30 giugno 2020. A corollario dell’illustrazione, ha sottolineato che l’iniziativa partiva da motivazioni di carattere amministrativo che nulla hanno a che vedere con l’antipatia nei confronti delle persone che migrano o con atteggiamenti razzisti. Ha deprecato la decisione della Giunta di non affrontare la questione in Consiglio. Non volendo discutere un argomento, che ha ripetuto essere amministrativo, con un atteggiamento ideologico ha ritirato la mozione.

Il sindaco di ricordato che «Quando si è scelto lo Sprar, grazie a una proposta del presidente Ciambi, la cooperativa Le Soleil aveva già vinto il bando per l’apertura di un Cas. Si profilava l’arrivo di 50/100 migranti, come è accaduto a Châtillon. Lo Sprar garantiva invece un numero di migranti fisso di 25 persone distribuite con Saint-Rhémy-en-Bosses e Champorcher. Il numero massimo, a Saint-Vincent, è stato di 14 persone. Non vi è stato nessun problema. Il Comune ha speso 15mila euro in prestazioni d’opera dei dipendenti e un problema è stato superato senza impatti sul territorio». Ha spiegato che la Giunta ha deliberato la prosecuzione rispondendo a una richiesta del Ministero, che parrebbe farsi carico di ogni costo.

Sfiducia al presidente del Consiglio

Il capogruppo Maurizio Castiglioni ha detto di essere consapevole che non esiste una sfiducia regolamentata nei confronti del presidente del Consiglio ma ha aggiunto che si tratta tuttavia di un atto politico importante. Nove consiglieri di minoranza si sono sentiti non tutelati e lesi nella loro immagine e nei loro valori da un comunicato che Paolo Ciambi ha indirizzato agli organi in informazione dopo il rinvio della revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

Paolo Ciambi ha ampiamente descritto le motivazioni a sostegno della propria iniziativa di revoca della cittadinanza onoraria all’ex duce. E ha deprecato la decisione dei consiglieri di opposizione di abbandonare l’aula senza proporre un’inversione dell’ordine del giorno che permettesse di votare l’atto. Si è dispiaciuto che la primogenitura mediatica sia ora passata al Comune di Nus che, per primo, ha trasformato l’intenzione in realtà. Ha sottolineato che la sua nota indicava chiaramente che l’abbandono dell’aula era legato al dissenso nei confronti della maggioranza Borgio e non dell’iniziativa antifascista. «Avevo il diritto di criticare il comportamento dell’opposizione e l’ho fatto – ha concluso –. Che consiglieri che criticano il sindaco chiedendone le dimissioni lo vogliano come presidente del Consiglio al mio posto lo trovo kafkiano».

Meneghetti ha replicato: «Nella vita capita a tutti di sbagliare. Non era più semplice ammetterlo e scusarsi? Non importa per nulla l’oggetto della delibera – che sarà approvata all’unanimità quando si arriverà al suo voto – ma conta il fatto di non essere stato super partes nei confronti dei consiglieri e del Consiglio».

Giacinta Merlin (Union valdôtaine) ha detto di rispettare le sue opinioni ma di non riconoscere più Ciambi nelle sue esternazioni, che – ai suoi occhi -hanno perso di obiettività.

Borgio ha riconfermato la fiducia a Ciambi, definendolo il miglior presidente del Consiglio che Saint-Vincent abbia avuto. «È l’unico», gli ha risposto Meneghetti, con un sorriso.

Castiglioni ha annunciato di aver depositato una risoluzione avente a oggetto il rifiuto e la condanna di ogni totalitarismo politico e religioso, per mettere la parola fine «a questa diatriba assurda e tracciare un percorso positivo». Borgio gli ha proposto di portare la questione in un Consiglio monotematico o bitematico, affrontando però l’argomento in termini umani e non politici.

La consigliere Lucia Riva ha dichiarato di non voler essere strumentalizzata e che Ciambi dovrà rispondere dei suoi atti alla cittadina di Saint-Vincent.

La mozione è stata approvata con nove voti favorevoli. Ciambi ha detto di prendere atto della decisione del Consiglio e che, nei prossimi giorni deciderà «come regolarsi».

Paolo Ciambi
Paolo Ciambi

Una mozione sul Bilancio

La terza mozione è stata presentata dal sindaco Mario Borgio e dal consigliere Marco Maresca e aveva quale oggetto il Bilancio di previsione 2020/22. Mirava a impegnare il Consiglio comunale a riunirsi per analizzare lo schema di Bilancio onde arrivare, quanto prima, alla sua approvazione quale frutto di assunzione responsabilità politica e non come atto di un eventuale commissario. Borgio ha annunciato che sono giunte al protocollo del Comune quattro iniziative a firma dei consiglieri Merlin e Meneghetti, che hanno tutte per oggetto tematiche attinenti il documento finanziario comunale. Le ha definite «da discutere ma condivisibili». Ha invitato tutti i consiglieri a incontrarsi nel pomeriggio di giovedì 20 febbraio, per un confronto.

Meneghetti ha replicato che, alla luce di ciò che aveva appena detto il sindaco, più che deliberare sull’impegnativa della mozione, sarebbe stato opportuno convocare l’assemblea in orario serale. Ha chiesto il ritiro della mozione.

Borgio ha suggerito di trovare accordi extra consiliari di modifica del Bilancio e poi di portarlo in aula. Jacquemet ha invece proposto di emendare la mozione, impegnando il Consiglio a riunirsi per un’adunanza di confronto sul Bilancio e poi per una seconda seduta deliberativa. Maresca ha precisato che lo scopo è arrivare all’approvazione del Bilancio, non di singoli aspetti tariffari.

La questione è stata discussa nel corso di una seconda sospensione per riunione di Capigruppo.

«Votare il Bilancio significa aderire alle scelte di un’Amministrazione e , per quanto mi riguarda, non ve ne sono i presupposti. È un problema del sindaco non avere una maggioranza e una grave colpa non aver rassegnato le dimissioni, impedendo a Saint-Vincent di avere un commissario prefettizio per gestire gli affari correnti e portare la cittadina alle elezioni», ha affermato Riva. Il sindaco le ha risposto che, oggi, il Bilancio del Comune è quantomeno solido, anche se non privo di problemi. Ha chiesto come mai i consiglieri di minoranza non presentino una mozione di sfiducia.

La mozione, nella sua stesura originaria, ha avuto otto voti favorevoli e otto voti contrari.

In chiusura di lavori, Ciambi ha chiesto se si volesse rinnovare la votazione per il debito fuori Bilancio. Presumibilmente volendo trarre un vantaggio dal fatto che il consigliere Marco Fortis aveva lasciato la seduta e ipotizzando una possibile approvazione con gli otto voti favorevoli della maggioranza e gli otto della minoranza magari divisi in sette contrari e un’astensione. Proposta respinta.

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