fbpx
Inserisci una parola e premi cerca

Riceviamo e pubblichiamo da Aloisi e Donzel

Giovanni Aloisi ed Ezio Donzel hanno inviato una lettera aperta contenente la loro  comune riflessione  in merito alle infiltrazione ndraghettistiche  che vedono coinvolta la Valle d’Aosta.

Con riferimento alle vicende che hanno coinvolto la Valle d’Aosta in merito alla presenza di una organizzazione “ndranghetista”, e visti i silenzi che hanno caratterizzato la comunità valdostana ci permettiamo di esprimere alcune considerazioni e riflessioni. 

Non possiamo non rilevare l’immagine negativa proiettata da più parti, dove si sostiene che la comunità valdostana, per un quarto della sua popolazione, possa contenere un fenomeno di così rilevante dimensione.

Rileviamo analisi che nella loro superficialità, descrivono una regione intrisa di mafiosità che non ha riscontro nella situazione reale.

Noi pensiamo, invece, che siamo sì di fronte ad un fenomeno di per sé preoccupante, che riguarda una minoranza di persone e che comunque non tiene conto del principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, anche se per alcuni di loro gli indizi sarebbero pesanti tant’è che l’autorità giudiziaria ha emesso provvedimenti di restrizione delle libertà personali. 

Bisogna attendere il pronunciamento della magistratura poiché in Valle d’Aosta ed in Italia di processi mediatici ne abbiamo visti tanti, con gli esiti che tutti conosciamo. 

Nella realtà questo fenomeno va affrontato con maggiore attenzione e capacità di analisi.

È ormai acclarato che la “ndrangheta” ha rilevanza internazionale e che produce uno stesso modello criminoso.

Di questo fenomeno, pertanto, vi è certezza e consapevolezza che non può essere considerato e banalizzato entro e solo nei confini localistici. 

Richiamiamo in tal senso le affermazioni del dott. Gratteri quando sostiene che la ‘ndrangheta è l’unica mafia presente in tutti i continenti del mondo che propone ovunque lo stesso brand e che la ‘ndrangheta è presente ed operativa nel vicino Piemonte sin dal 1975.

Va evidenziato in tal senso le differenti dimensioni quantitative e qualitative tra le diverse realtà socio economiche delle due regioni. 

Riteniamo doveroso, nell’affrontare tematiche così rilevanti, partire da una analisi di contesto, per poter approfondire e descrivere il fenomeno.

In effetti oggi la Valle d’Aosta non è più quel bel dipinto di isola felice, ma nemmeno quell’ammasso di immondizia rappresentata.

Sottolineiamo come il problema dello scambio elettorale politico mafioso, non si combatte con sterili accostamenti a situazioni esterne.

Il metodo è quello di riforme e di correttivi sui sistemi che si prestano ad inquinare il processo decisionale e partecipativo di una comunità. 

Ci permettiamo di evidenziarle che in Valle di Aosta il sistema, al fine di evitare azioni di controllo sull’espressione del voto, avviene attraverso lo scrutinio centralizzato delle schede elettorali dove confluiscono più seggi.

Se lo scrutinio centralizzato, da una parte, neutralizza il potenziale controllo dell’incrocio delle preferenze, dall’altra parte, osserviamo che altre interferenze non sono garantite dalla preferenza unica.

Sarebbe opportuno e innovativo uscire dall’aspetto meramente scandalistico ed affrontare questo fenomeno con argomenti mirati e con azioni efficaci evitando solo critiche ripetitive.

Ad un modello negativo occorre produrre un modello positivo e questo si realizza con il fare politica e con il fare cultura. 

Riaccendere tensioni e partecipazione su dei valori che oggi paiono assopiti, diventa fondamentale.

Uscire dalla logica che gli argomenti che stanno attraversando la comunità valdostana appartengono esclusivamente alla sfera investigativa e giuridica, poiché se alla magistratura viene affidato il compito di accertare la rilevanza penale dei fatti, nulla può la stessa fare per quanto attiene le ricadute sociali, morali, etiche ed economiche.

Infatti il modello che viene proposto è un modello strisciante che annienta i valori che hanno contribuito a saldare questa collettività, il loro rovesciamento concorre a disintegrare i momenti di partecipazione e di integrazione che hanno caratterizzato questa comunità. 

Si rende pertanto necessaria una diffusa consapevolezza del fenomeno, una riproposizione di valori reali e condivisi, una affermazione pubblica di contrarietà a tali modelli da parte dei cittadini e delle loro associazioni, una nuova partecipazione alla cosa pubblica per ricreare una cultura basata sulla solidarietà e sull’etica comportamentale, economica e sociale. 

Diventa pertanto incomprensibile l’accostamento della situazione regionale con l’affermazione che “mafia capitale” era niente in confronto.

Noi confidiamo che in presenza di questi fenomeni si apra nella comunità valdostana un dibattito ed un confronto per non cadere in atteggiamenti di banalizzazione o di sottovalutazione che si traducono in silenzi che non appartengono alla cultura di questa comunità. 

Abbiamo ritenuto opportuno scrivere questa lettera a quatto mani per rappresentare al meglio il concetto di comunità integrata, qual è quella valdostana, per ricordare come sia fuori luogo colpire una intera collettività che ha caratterizzato il suo modello di sviluppo, basato sulla capacità di valorizzare le risorse umane nel rispetto delle reciproche storie culturali in un contesto di partecipazione di onestà e lavoro.

© 2020 All rights reserved.