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Casa di via Trottechien: tre condanne e tre patteggiamenti

Si è svolta il 9 ottobre 2019, l’udienza preliminare a carico dei sei indagati accusati, a vario titolo, di aver utilizzato un appartamento in via Trottechien, ad Aosta, per compiere una serie di reati.

L’indagine

Lunedì 6 maggio, si era conclusa la prima fase di una complessa attività di indagine per gravi fatti i in materia di stupefacenti (che hanno coinvolto minorenni), truffa, introduzione nello stato e utilizzo di denaro falso, indebito utilizzo di strumenti di credito. 
L’indagine (che ha coperto il lasso temporale dal 2016 al gennaio 2019) è stata coordinata dal sostituto procuratore Carlo Introvigne e condotta, con un lavoro congiunto e coordinato – dal Reparto operativo nucleo investigativo dei Carabinieri di Aosta, dalla Questura e dalla Polizia postale.
Sei persone sono state raggiunte da avviso di conclusione delle indagini preliminari. Due fra gli indagati – residenti in Valle d’Aosta – erano stati sottoposti a misura cautelare: uno agli arresti domiciliari e uno all’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.
Pietro Manca si sarebbe resto colpevole di lasciare che il proprio immobile di Aosta fosse adibito all’uso abituale di persone (anche minorenni) che vi consumavano sostanze stupefacenti o psicotrope. 
Giorgia Mauro e Zihad Shaker, in concorso fra loro, avrebbero distribuito ad altri numerosi giovani, nell’abitazione sopra menzionata, hashish, marijuana e cocaina. Per loro l’aggravante di aver destinato gli stupefacenti anche a minorenni.
Ancora Shaker e con lui Roberto Recrosio e Roberto Cristini, erano indagati perché, con più azioni facenti parte di un medesimo disegno criminoso, anche in concorso fra loro, avrebbero acquistato da falsari o loro intermediari (attualmente non identificati) carta moneta contraffatta e l’avrebbero messa in circolazione. Recrosio e Cristini avrebbero anche l’aggravante di aver cercato di acquistare con tali banconote un computer messo in vendita da un privato a 700 euro. La vendita, anche se gli indagati e la vittima si sarebbero effettivamente incontrati e sarebbero state portate 14 banconote da 50€ per il pagamento, non sarebbe andata a buon fine poiché le banconote in questione sarebbero state controllate e non ritenute genuine.
Un tentativo analogo – questa volta andato a buon fine – sarebbe stato messo in atto da Recrosio per l’acquisto di un altro computer, da altro proprietario, per un valore di transazione di 450 euro. 
Ancora Recrosio, in concorso con Said es El Mansouri, era accusato di aver utilizzato una carta prepagata per acquisti in due diversi esercizi commerciali di Aosta e cintura per un valore complessivo di 1.599 euro nonché per prelevamenti in contanti del valore di 390 euro presso sportelli bancomat.

L’udienza preliminare

L’udienza preliminare era stata fissata al 9 ottobre 2019, in quanto alcuni accusati intendevano sostenere il giudizio dibattimentale, volevano optare per l’abbreviato, altri ancora avevano annunciato l’intenzione di patteggiare.

Le risultanze sono state rese note mercoledì 16 ottobre.
Pietro Manca è stato condannato in abbreviato a tre anni e 3mila euro di multa. Giorgia Mauro ha patteggiato un anno e sei mesi di reclusione. Ziad Shaker è stato rinviato a giudizio davanti a collegio, con udienza fissata il 26 febbraio 2020. Roberto Recrosio è stato condannato in abbreviato a due anni e sei mesi di reclusione e a mille euro di sanzione. Roberto Cristini ha patteggiato un anno, quattro mesi e 20 giorni di reclusione e 300 euro di multa. Said es El Mansouri è stato rinviato a giudizio, nella medesima data del 26 febbraio 2020.

Le sentenze del 26 febbraio

Sais es El Mansouri, per l’indebito utilizzo di una carta di credito di una fra le persone che frequentavano la casa, ha potuto patteggiare una condanna a sei mesi di reclusione e 200 euro di sanzione, dopo aver risarcito la vittima.

Ziad Shaker, per lo spaccio di droga (posizione marginale rispetto a quella di Giorgia Mauro e Pietro Manca) è stato condannato a sei mesi di reclusione e 800 euro di sanzione.

Per l’introduzione nello Stato di denaro falso, il Tribunale ha invece dichiarato di non doversi procedere in quanto, per fatti analoghi, era già stato condannato con sentenza definitiva. La Procura ha annunciato che questo non sarà motivo di appello.

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