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Maggioranza RaVdA contro Emily Rini

Martedì 24 marzo, sul sito internet della Provincia autonoma di Trento, è stato pubblicato il rendiconto della riunione telematica dell’Assemblea plenaria della Conferenza delle Regioni e Province autonome. Il titolo del testo è: Il grido di aiuto della Valle d’Aosta: siamo in ginocchio.

Vi si legge: «Nella messa in comune dei dati sull’emergenza, l’appello più accorato è stato quello lanciato dalla Valle d’Aosta. “È nostro il primato del maggior numero di contagi rispetto alla popolazione” ha detto la presidente Emily Rini. Siamo in ginocchio, abbiamo terminato farmaci antivirali e tamponi e l’unico presidio ospedaliero della Regione è ormai al collasso. La situazione descritta dalla presidente – che ha imputato la responsabilità dell’impennata dei contagi al turismo e ad una scellerata campagna marketing per aumentare il numero degli sciatori – è drammatica: “i medici utilizzano sacchi dell’immondizia per schermarsi dal virus e la gente ormai muore in casa perché non c’è spazio per i ricoveri. Aiutateci!”. Una situazione la cui gravità è accentuata dal fatto che l’attuale Consiglio è in prorogatio e le elezioni previste il 19 aprile prossimo saranno necessariamente prorogate».

A fronte di queste dichiarazioni, i gruppi consiliari Alliance Valdôtaine, Union Valdôtaine, Stella Alpina, Rete Civica e il consigliere Jean Barocco esprimono il loro personale sconcerto e grande preoccupazione. 

«Sono affermazioni gravi che, provenienti da fonte istituzionale, nella loro cruda semplificazione, stanno seminando panico e profonda inquietudineOnde evitare interpretazioni strumentali, riteniamo opportuno che la presidente chiarisca la fonte e il tenore delle sue affermazioni e se la sua richiesta di aiuto fosse raccordata con la Presidenza della Regione e con le strutture che stanno affrontando la gestione della crisi», scrivono i consiglieri in una nota.

«In un momento di grave emergenza sanitaria, caratterizzato da una forte tensione emotiva collettivariteniamo che le istituzioni debbano sforzarsi di portare avanti un’azione concordata, ponendo particolare attenzione al linguaggio della comunicazione ufficiale e distinguendo in modo inequivocabile le legittime opinioni personali rispetto alle prese di posizione istituzionali». E concludono: «Non basta invocare la condivisione, bisogna anche essere disposti a darne e se la presidente avesse inteso realmente portare avanti un’iniziativa di sensibilizzazione, sarebbe stato opportuno coinvolgere e informarne quantomeno la Conferenza dei Capigruppo».

La risposta di Rini

«Prendo atto con profondo rammarico della polemica che alcuni gruppi consiliari hanno voluto sollevare in merito alle mie dichiarazioni in sede di Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome.» risponde con una nota Emily Rini.

«Ho già specificato il tenore del mio intervento alla Conferenza dei Presidenticon i miei colleghi delle altre Regioni ci siamo confrontati sull’emergenza sanitaria in atto e ritengo che sia mio dovere rappresentare la nostra situazione nei tavoli istituzionali a cui partecipo. Una situazione che è drammatica e non sono io a dirlo ma sono i numeri impressionanti che, ogni giorno, il bollettino regionale dell’Unità di crisi ci consegna. Fa specie, quindi, che si stupisca chi invece dovrebbe avere ben presente la gravità della situazione perché la gestisce».

«Non credo che siano le mie parole dette in Conferenza dei Presidenti ad allarmare la popolazione: sono piuttosto i comunicati scomposti di alcune forze politiche a innalzare il livello di allarme, di disorientamento e di sfiducia nei confronti di una classe politica che utilizza ogni mezzo per alzare il livello di tensione. Da qui il mio grande dispiacere, perché in questo momento la nostra comunità avrebbe bisogno di tutto tranne che di battibecchi tra i politici. E sono personalmente basita nel constatare che quello che resta della maggioranza passi il suo tempo ad attaccare me e le mie dichiarazioni – di cui come sempre mi assumo la responsabilità – invece di cambiare marcia nella gestione dell’emergenza».

«È forse un male confrontarsi con le altre Regioni e chiedere aiuto a chi si è reso disponibile a darlo?», si chiede la presidente Rini e conclude: «La mancata condivisione con l’Unità di crisi deriva proprio da chi ha disatteso un voto unanime della Capigruppo che chiedeva il coinvolgimento del presidente del Consiglio.»

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