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Manca troppo alle elezioni

Si sarebbe dovuto votare per il rinnovo del Consiglio Valle il 19 aprile 2020, ovvero fra 19 giorni da oggi.

Si sarebbe votato per rinnovare un Consiglio che aveva dimostrato la propria incapacità o la propria mancanza di volontà di trovare una maggioranza coesa e in grado di portare avanti un programma condiviso e non frutto di continui ricatti e veti incrociati.

Si sarebbe arrivati al voto con una Giunta largamente monca, guidata da colui che era stato indicato come vicepresidente della Regione sulla base del mantenimento degli equilibri politici instabili che sorreggevano una maggioranza che peraltro tale non era senza una stampella esterna. E quindi si avrebbe avuto un presidente che non solo era prefetto (come da Statuto) ma anche assessore ad interim ad agricoltura, artigianato, attività produttive, beni culturali, commercio, edilizia residenziale, finanze, opere pubbliche, territorio, turismo e sport. Si sarebbe arrivati in un regime di ordinaria amministrazione.

Non sarebbe stato l’optimum ma si sarebbe arrivati.

Invece è arrivata la pandemia. E con essa l’impossibilità di portare i 102mila aventi diritto al voto ai seggi (perché la questione dei comizi, in qualche modo, si sarebbe potuta risolvere). E quindi la necessità di individuare un piano B.

E si è scoperto che il piano B non è mai stato normato. La legge si ferma nel dire che le elezioni si devono svolgere entro i 90 giorni successivi al decreto di loro indizione. E se non si può? 

Inizialmente la data è stata spostata al 10 maggio. Poi rinviata a data da destinarsi, appellandosi allo stato di emergenza decretato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri sino al 31 luglio 2020. 

Nel frattempo, siamo sempre con un Consiglio sciolto e una Giunta monca. Che, però, invece dell’ordinaria amministrazione, si trova a gestire una crisi che intimorirebbe il più strutturato e coeso degli Esecutivi.

Siamo con un presidente che non può essere sfiduciato ma che può essere sostituito solo se si dimette per gravi motivi o se passa ad altra vita (in tal caso subentrerebbe l’assessore anziano). E che è il solo che può decidere poiché, in capo a lui, sono rimasti praticamente tutti i poteri. Compreso quello di indicare (o di individuare in accordo con lo Stato, chissà poi perché) quale sia la strada corretta per riempire il vuoto normativo dei 90 giorni.

Qual è stata la reazione della politica? Proporre di ridare valore agli eletti e di redistribuire deleghe, magari non agli eletti ma a tecnici. E proporre di assegnare la responsabilità della gestione dell’emergenza a un commissario, lasciando così agli amministratori eletti il compito di gestire la Regione. 

Sotto una lente negativa, ciò appare come bieco tentativo di riappropriarsi di ruoli e funzioni, per trarne un beneficio personale e/o elettorale.

Sotto una lente positiva, ciò appare come un tentativo di assunzione e condivisione di responsabilità.

A tutto ciò pare però contrapporsi il presidente. Che rifiuta la nomina di un commissario (in ciò supportato dai primari dell’Ausl) e che, a detta degli altri eletti, rifiuterebbe il confronto con loro, non condividendo le informazioni in suo possesso e né le decisioni che assume.

Quale che sia la ragione di questo comportamento, c’è da chiedersi se sia il più opportuno per il momento.

Vi sarebbe un piano C, che è quello del commissariamento della Regione. Invocato da qualcuno ma che pare non rientri fra le priorità del Governo nazionale, impegnato su tutt’altri fronti che dare ascolto alle esigenze dei suoi  men che 130mila abitanti più nord-occidentali.

Un piano D c’è? 

Facciamo qualche ipotesi: nulla vieta di andare alle urne prima dell’autunno, ovvero 45 giorni dopo l’inizio della riapertura alla mobilità, prevedibile dopo Pasqua. Oppure nulla vieta di nominare assessori tecnici i coordinatori dei Dipartimenti: sono tecnici e si attribuirebbe loro la competenza su settori che già gestiscono. O, ancora, nulla vieta di nominare assessore (depotenziato economicamente, magari) ogni capogruppo consiliare e ridurre la distanza fra potere legislativo ed esecutivo, sulla base di un ristrettissimo programma di emergenza.

Quale sarà la soluzione che, invece, ci proporranno i nostri eletti?

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