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Coronavirus: recuperati fondi europei per l’assistenza territoriale

Il Progetto MisMi – Modello di salute per una Montagna inclusiva, finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Francia Alcotra, fino alla scadenza di marzo 2020, ha fornito risposte alle situazioni di disagio soprattutto tra le fasce più deboli, come gli anziani che si trovano in una nuova condizione di solitudine. Lo ha fatto sperimentando sui territori di Valle d’Aosta e Tarantaise, un modello di medicina proattiva, che integra i servizi sanitari e sociali, vicino ai bisogni della persona e del suo contesto abitativo.

In Valle d’Aosta, il legame con le comunità dei territori più isolati si è rafforzato grazie a due figure: l’infermiere di famiglia e l’animatore di comunità, che hanno lavorato in sinergia per rispondere ai bisogni dei più vulnerabili, in particolare e per primi gli anziani, riuscendo ad incrementare le condizioni di benessere nelle loro comunità locali, prevenendo le cronicità.

Con la sospensione delle chiusure dei progetti, misura messa in campo per rispondere all’emergenza coronavirus, i partner valdostani (l’Azienda USL Valle d’Aosta capofila del progetto e l’Assessorato della Sanità, Salute e Politiche sociali, referente del Piano di Zona) si sono attivati per garantire la prosecuzione delle attività del progetto, sfruttando le economie di budget che, altrimenti, sarebbero state restituite.

Le misure messe in campo da parte dell’Azienda Usl occuperanno a tempo pieno due infermieri, che sosterranno i servizi sul territorio, non solo in Ospedale.

Inoltre, è stata avviata da parte dell’Usl la telemedicina per l’assistenza domiciliare ai pazienti. Grazie al progetto MisMi sarà possibile finanziare una parte di questa attività per l’acquisto di attrezzature che consentiranno l’assistenza ai pazienti cronici, più che mai isolati e fragili, in termini di diagnosi, cura e follow-up.

In questa fase di emergenza, il servizio sarà attivato attraverso il contatto telefonico o telematico.

Si è tuttavia già pensato alla fase di post-emergenza, quando ci sarà più che mai bisogno di rispondere a nuovi bisogni sociali e di programmare, insieme agli attori appartenenti al pubblico e al privato sociale presenti sul territorio, gli interventi maggiormente rispondenti alle esigenze di ricostruzione del sociale.

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