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L’Europa per il coronavirus

Lunedì 27 aprile 2020,  il capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea Massimo Gaudina e il capo dell’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo a Milano Maurizio Molinari hanno illustrato ai giornalisti quali sono le azioni messe in atto dalla Commissione europea per far fronte alla pandemia legata al coronavirus.

L’incontro è stato aperto da Luigi Bertschy, assessore agli Affari europei della Regione autonoma Valle d’Aosta. Ha annunciato che si sta profilando una forte semplificazione nell’utilizzo delle risorse europee ed è auspicata anche la semplificazione dei controlli.

La Commissione europea

Massimo Gaudina ha specificato che incontri analoghi a questo si stanno svolgendo in tutte le Regioni italiane. Sono stati voluti per fornire «buona informazione, a contrasto dell’informazione approssimativa se non errata che circola». È vero che, all’inizio, alcuni Paesi europei avevano negato o dimostrato riluttanza nei confronti dell’Italia che era in piena emergenza – ha confermato – ma poi, su pressione della Commissione europea, Francia e Germania hanno inviato grandi quantità di mascherine, come anche Slovacchia e Repubblica Ceca. Pazienti italiani sono stati ospitati in ospedali austriaci e Tedeschi. Medici sono stati inviati da Paesi anche non europei ma affiliati. Ha quindi declinato le azioni più significative compiute e che sta per compiere la Commissione europea:

  • Sanità
    • L’Agenzia europea di gestione delle malattie ha effettuato una missione in Italia e ha continuato a fornire linee guida e assistenza tecnica;
    • Da inizio marzo i ministri della salute e il commissario alla salute si riuniscono per coordinare le varie azioni sul territorio
    • Sono stati organizzati quattro appalti europei per l’acquisto di mascherine, respiratori e materiale protettivo;
    • sono state create corsie preferenziali nelle frontiere interne per consentire a medicinali e medici di viaggiare velocemente e senza lunghi controlli.
  • Ricerca scientifica
    • alcuni bandi sono stati riorientati verso la ricerca di vaccini profilattici e terapeutici, di terapia contro il virus, nuovi kit diagnostici, app e tecnologie che possono aiutare a trovare una forma più efficace di monitoraggio. Per una spesa di circa 400 milioni di euro e grande presenza di enti italiani fra questi 18 progetti selezionati;
    • il 4 maggio si svolgerà un evento globale che metteranno insieme le loro idee e i loro sforzi per investire ancora maggiormente sui vaccini. La commissione ha concesso un prestito di 80 milioni di euro a una società tedesca che sta cercando di sviluppare il vaccino. È la società che Donald Trump intendeva acquistare;
    • il Centro comuna di ricerche di Ispra, in house della Commissione europea, sta lavorando sulle app, sui kit diagnostici e ha individuato un reagente più preciso rispetto ai tamponi, ora utilizzato in tutta Europa;
    • un team di scienziati affianca la presidente Von der Leyen.
  • Aiuti all’economia
    • si sta mettendo in atto uno sforzo mai visto: a cominciare dalla sospensione del patto di stabilità (i Paesi possono spendere in deficit e tutti i percorsi di allineamento e risanamento dei conti pubblici sono sospesi) e dall’autorizzazione alla concessione di aiuti di Stato;
    • la Bce ha messo in campo 750 miliardi di euro per acquistare titoli di Stato;
    • è stato deciso di riorientare i fondi ancora disponibili del Bilancio 2014/20 verso i settori più colpiti dall’emergenza. Si tratta di circa 40 milioni di euro di fondi non ancora utilizzati e di anticipi dei quali non sarà chiesta la restituzione. Si è anche deciso di sospendere il cofinanziamento da parte dei Paesi membri, e la Commissione potrà finanziare al 100%;
    • con l’Europruppo di aprile, sono stati stanziati 540 miliardi di euro (operativi entro il 1° giugno) destinati alla Cassa integrazione europea (100 miliardi), gli interventi della Bei (200 miliardi di euro per dare accesso al credito alle imprese) e il meccanismo salva-Stati (240 miliardi di euro, intervenendo sui costi diretti o indiretti provocati dalla crisi coronavirus);
    • lo strumento principale sarà il Fondo di ripresa, la cui proposta di utilizzo dovrà arrivare entro metà maggio. Cercherà di basarsi sul futuro Bilancio 2021/27 con l’idea di raccogliere fondi sui mercati finanziari e avere dotazioni a beneficio dei Paesi membri sotto forma di prestiti o di sovvenzioni. Si parla di 1.500 miliardi di euro.

Ha specificato che è stata definita una road map per la ripresa, dove si parla di autonomia strategica dell’Unione europea nella ripresa, finalizzata a ridurre la dipendenza da Paesi terzi, garantendosi l’autosufficienza nel maggior numero possibile di settori. Coniugata con uno sviluppo sostenibile.

Ha spiegato che ci sono tre modi per attingere a questi finanziamenti: a livello nazionale (quando l’Italia emana un decreto, spesso attinge a risorse europee), a livello regionale (accedendo ai fondi strutturali) e attraverso le banche (che riceveranno la garanzia europea per concedere accesso al credito a imprenditori e imprese, anche a fondo perduto).

Le sovvenzioni sarnano a fondo perduto mentre i prestiti dovranno essere restituiti nelle forme e nei tempi che saranno dettagliati, ma saranno con scadenze lunghe e tassi agevolati.

Rispetto alla provenienza di queste risorse, ha affermato che «Il Bilancio europeo è basato principalmente su contributi provenienti da fondi nazionali (circa 1,5% del Pil); parte minoritaria proviene da risorse proprie: dazi alle frontiere su merci da Paesi terzi. Questo Bilancio 2021/27 sarà alimentato in maniera simile, aumentando però le risorse proprie, con titoli di Stato e debiti che l’Europa andrà a raccogliere sul mercato per finanziare questo Piano. Dal punto di vista dei cittadini, ciò non dovrebbe generare aggravio impositivo».

Il Parlamento europeo

Maurizio Molinari ha precisato che la Valle d’Aosta può dirottare sulla lotta al coronavirus i fondi europei ancora non spesi o non impegnati o anche quelli già impegnati che volesse destinare a questa attività. Sui 64 milioni del Fondo di Sviluppo regionale ne resterebbero 23; sui 52 milioni del Fondo sociale europeo, ne avrebbe ancora 18 non spesi. Dovrebbe dunque avere 41 milioni di fondi europei ridirottabili sulla risposta al coronavirus.


Le precisazioni regionali

«Purtroppo stiamo parlando di cifre molto inferiori» ha precisato l’assessore Bertschy: «È stato deciso di effettuare una ricognizione precisa ma sul Fesr dovrebbero esserci disponibili 3/4 milioni e su Fse 8/9 milioni di euro. È in corso un ragionamento sulle risorse liberabili».

Nadia Petterle, coordinatore del Dipartimento Affari europei ha precisato che la ricognizione sarà completata entro fine aprile: «I dati esatti potranno quantificare le risorse da destinare alle nuove emergenze e alla ripartenza».

Alessandro Rota, referente del Psr per l’Assessorato dell’Agricoltura, ha specificato che non s’intende intervenire con misure a pioggia ma intervenire laddove è opportuno. Il bando per gli investimenti aziendali che è stato pubblicato dovrebbe esaurire la dotazione e quindi si potrà eventualmente operare sui residui.


A livello europeo, Molinari ha invece precisato che ci sono 3mila miliardi di risorse messe in campo. Ma poi sono gli Stati, le Regioni, le Province e i Comuni a utilizzarli. Se ci sono eccessive difficoltà nello spenderli. Il Parlamento si è mosso in tempi rapidi per dare l’esempio di come le procedure possano essere snellite e velocizzate.

Agricoltura e turismo, settori fondamentali per la Valle d’Aosta, saranno supportati in questo modo:

  • Agricoltura: maggior flessibilità nell’utilizzo del Psr, consentendo agli agricoltori di chiedere prestiti agevolati fino a 200 mila euro e ottenere maggiori anticipi (sino all’85%) sui pagamenti con estensione del pagamento al 15 giugno; possibilità di calmierare i mercati, cercando di stabilizzare il prezzo di latticini e formaggi; flessibilità sugli aiuti di Stato
  • Turismo: è stato chiesto un vertice europeo da riunirsi in autunno e un piano cospicuo.

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