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Jeunesse valdôtaine: perché abbiamo suonato Montagnes valdôtaines il 25 aprile

 Il 25 aprile , la Jeunesse Valdôtaine ha celebrato la Festa della Liberazione, postando un video sui social, «consapevoli del fatto che Resistenza e Liberazione non appartengano ad una sola parte politica, ma che siano patrimonio comune di tutte le forze che lottarono contro la dittatura e l’oppressione, comprese quelle forze autonomiste e federaliste di cui con umiltà raccogliamo il testimone».

In una nota, spiegano di aver agito «convinti che alla Festa del 25 aprile non dovrebbe appartenere quella retorica italiana e italianista che ancora oggi vorrebbe fare della Liberazione dal nazifascismo una questione meramente nazionale, tentando di nascondere le responsabilità dello Stato come la polvere sotto il tappeto. Sappiamo bene, invece, che la Resistenza accomunò tutti i popoli d’Europa, che si opposero alla logica della sopraffazione, del dominio e della guerra rivendicando libertà, democrazia e fratellanza».

Il coordinatore, Marco Carrel spiega: «Nel nostro video, abbiamo voluto utilizzare un linguaggio universale: la musica. Sulle note di Montagnes Valdôtaines, abbiamo voluto ricordare un episodio poco noto della Resistenza in Valle d’Aosta, di cui rimane traccia nelle pagine di Entre l’histoire et la vie scritte dal partigiano Vincent Trèves. Era l’agosto del ’44, quando al posto di frontiera con la Svizzera della Tête Grise i ragazzi della 101a Brigata “Marmore” issavano la prima bandiera rosso-nera intonando quel canto, che sarebbe rimasto nel cuore dei valdostani negli anni a venire. Quest’anno non abbiamo voluto festeggiare come se si trattasse di una semplice commemorazione dei Caduti ma, riscoprendo le speranze e i valori di quella generazione, ripensando alle cose che dopo la Liberazione sono state fatte e impegniamoci a compiere quelle che ancora attendono di essere realizzate, guardando al futuro».

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