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Allarme: per paura del coronavirus si trascurano i sintomi di infarto e ictus

Dall’inizio dell’epidemia COVID-19, la Struttura complessa Cardiologia/UTIC dell’Ospedale Parini ha registrato un calo sensibile e anomalo di pazienti ricoverati per infarto miocardico acuto (IMA) nonché un ritardo nella richiesta di soccorso.

Ricoveri per infarto scesi del 45%

Monitorando tutti i ricoveri effettuati dal 1°gennaio 2020 al 23 aprile 2020 per infarto miocardico acuto di ogni tipo, è stata notata una riduzione dei ricoveri del 45% rispetto allo stesso periodo del 2019. I direttori delle strutture di Cardiologia e Neurologia temono dunque che i pazienti abbiano paura di recarsi in Ospedale.

Analizzando le tipologie di infarto, è stato dimostrato un calo del 23% dei ricoveri per Infarto con sopraslivellamento del tratto ST (ovvero, la forma più grave con necessità di intervento immediato di angioplastica coronarica) e un calo del 60% dei ricoveri per infarto senza sopraslivellamento del tratto ST (la forma meno grave, con necessità di intervento di angioplastica coronarica entro 24 ore).

«Questo fenomeno non può far altro che tradursi in un aumento della mortalità extraospedaliera per infarto o arresto cardiaco – spiega il direttore della Sc Cardiologia e Utic, Paolo Scacciatella – e in un aumento dei pazienti con scompenso cardiaco, che richiederanno cure cardiologiche nelle prossime settimane».

Questo dato non è una anomalia della nostra Regione ma si ripete anche a livello Italiano, europeo e statunitense. La riduzione dei ricoveri del 40-50% è stata riportata anche in indagini epidemiologiche condotte dalla Società Italiana di Cardiologia e dall’Irccs Istituto Cardiologico Monzino di Milano.

«Il nostro dato può essere solo in piccola parte spiegato con la riduzione dell’afflusso turistico – continua Scacciatella -. Ritengo che la causa più importante sia la paura di recarsi in Ospedale per il timore di contrarre l’infezione da Coronavirus. A questo proposito, mi sento di rassicurare i pazienti in quanto, nonostante la fase emergenziale ci obblighi a riorganizzazioni continue dei nostri protocolli di gestione dei pazienti con cardiopatia acuta, il nostro Ospedale è in grado di fornire tutte le cure necessarie per i casi di infarto miocardico con un ottimo livello di sicurezza.
Per la paura del virus non rischiamo di morire di infarto! Raccomando di non abbassare la guardia sui sintomi cardiaci (dolore toracico associato o meno a respiro affannoso, stanchezza marcata e sudorazione fredda) e di accedere tempestivamente in Ospedale tramite 118, essendo ben consapevoli che nella cura dell’infarto il fattore tempo è determinante
».

Ricoveri per ictus scesi del 70%

Anche per quanto riguarda l’ictus, la situazione desta preoccupazione.
Nel periodo marzo-aprile 2020, rispetto al 2019, l’ospedale Parini ha registrato una riduzione del 70% degli accessi per ictus.

In riferimento all’ictus cerebrale, tutte le stroke unit italiane hanno denunciato un importante decremento dei ricoveri sia per ischemia sia per emorragia cerebrale.

«Molti pazienti condotti ai Pronto soccorsi erano anche febbrili e quindi sono stati ricoverati in reparti Covid – spiega il direttore della struttura di Neurologia e Stroke unit, Guido Giardini – altri probabilmente hanno preferito non rivolgersi al 112 per timore di infezione in caso di ricovero. Anche in Valle d’Aosta abbiamo assistito allo stesso singolare fenomeno.
Provando a quantificare il problema, per non considerare solo percezioni qualitative, si è determinato che nel periodo 1° marzo-27 aprile 2020 i ricoveri per ischemia ed emorragia cerebrale sono stati 17, mentre nel medesimo periodo del 2019 erano stati 62. È chiaro che tali numeri andranno interpretati per valutarne le cause e la portata. Sicuramente una riduzione così marcata delle malattie cerebrovascolari non trova un preciso riscontro epidemiologico
».

Nell’attesa di analizzare i dati statistici, si vuole porre l’attenzione sull’estrema importanza di intervenire quanto prima in caso di sintomi di sospetto ictus e tranquillizzare i pazienti sul fatto che, all’Ospedale Parini, esiste un percorso sicuro sia per pazienti non Covid sia per pazienti Covid.

Nonostante gli effetti della pandemia sull’organizzazione sanitaria l’unità neurovascolare di Neurologia e Stroke Unit è stata accorpata alla Cardiologia/Unità Coronarica in modo da unire le competenze multidisciplinari di neurologi e cardiologi interventisti esperti di ictus e infarto.

«Vogliamo tranquillizzare i pazienti a proposito della sicurezza dei percorsi – conclude Giardini – quindi in caso di sintomi cerebrali sospetti per ictus, quali deficit di forza di una metà del corpo, problemi acuti di visione, coordinazione o deambulazione, mal di testa anomalo, è necessario chiamare il 112 tempestivamente senza attendere. Il rapido trasporto al più vicino centro dotato di unità neurovascolare/stroke unit è il modo migliore per accedere alle terapie della fase acuta e ridurre al minimo il rischio di morte e disabilità».

La struttura di Neurologia di Aosta ha aderito alla campagna nazionale L’ictus non deve restare a casa.

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