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L’alpino Alessandro Zeni racconta la sua impresa sulla falesia di Saint-Loup

L’alpino Alessandro Zeni è riuscito a salite una fra le placche più dure al mondo e decifrare una linea nuova nella falesia di Saint-Loup, in Svizzera.

L’atleta della Sezione Militare di Alta Montagna del Centro Sportivo dell’Esercito di Courmayeur ha compiuto l’impresa l’11 gennaio 2020, dopo un lavoro di preparazione e ricerca che rientra nel progetto Cryptography.

La notizia è stata data con ritardo allo scopo di disporre del necessario materiale audiovisivo per darle l’evidenza che merita.

L’arrampicata in placca è un po’ dimenticata, non perché non sia bella, ma piuttosto perché non è sufficiente essere allenati per riuscire a salire: è fatta di equilibri precari che a volte sembra quasi si possano spezzare con il solo peso di un pensiero di troppo.

«Per me – spiega Zeni – è la massima espressione della scalata perché su questi specchi di roccia verticale si cela il dubbio dell’incertezza. Non c’è parte del corpo che possa essere dimenticata, il solo movimento di un piede, un movimento del bacino, delle spalle, del viso possono fare la differenza. Ma anche quando tutto sembra essere perfetto e ogni tassello al proprio posto, vieni trascinato verso il basso dal vuoto e ti ritrovi a pensare dove hai sbagliato, e più ci pensi, e più ti convinci che era tutto perfetto per davvero. Forse proprio per questo che viene ripudiata, perché a volte, come penso sia nella vita, per quanto tu sia preparato può comunque arrivare una sconfitta. Questa non dipende da te, ma semplicemente qualcuno ha deciso che non era il tuo momento. Ed è per questo che credo che questa danza verticale sia qualcosa che va oltre alla semplice riuscita o sconfitta, è un insegnamento per me molto più importante. È combattere fino in fondo con la consapevolezza di essere accompagnato dall’incertezza del dubbio che colora ogni movimento e ogni mio più piccolo passo».

La componente mentale in un progetto come questo è la base per poter avere ragione della gravità. Saper accettare che ci vorrà molto tempo e allenamento, curare nel dettaglio tutti gli aspetti, ricostruire in palestra i passaggi chiave della via.

Poi ultimo aspetto: la meteo. Deve essere freddo per poter tenere delle prese tanto piccole e taglienti, altrimenti i polpastrelli si tagliano, le liste scivolano e inesorabilmente si cade.

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