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Di Tommaso e Vichi: Chanoux non si è ucciso

Leo Sandro Di Tommaso e Patizio Vichi, alla conclusione di un’approfondita ricerca storia, hanno dato alle stampa il libro Émile Chanoux, non fu suicidio.

Questo libro ha inteso esaminare – sottoponendola a rigorosa analisi e ribaltandola – la verità giudiziaria della Corte di Vercelli che, in sua sentenza, aveva affermato il suicido di Émile Chanoux.

L’analisi segue la falsariga di chi, fino a ora, in ambito storiografico, ha accetta la verità giudiziaria come verità storica, che è costituita da tre punti:

  • l’esame autoptico condotto da Ennio Pontrelli;
  • la sentenza della corte che, da una parte, stralciò il caso Chanoux, relegandolo tra quelli soggetti ad amnistia, secondo la così detta Legge Togliatti e, dall’altra, accettò come verità scientifica le risultanze dell’autopsia, pur essendo queste in molti punti reticenti e incongrue;
  • le testimonianze di Lino Binel e Stanislao Berardi.

Quindi il libro affronta il problema della morte di Chanoux sia dal punto di vista giuridico-processuale sia dal punto di vista della medicina legale.

La riflessione offerta da questa ricerca non è una sfida: gli autori hanno semplicemente certo di affrontare con rigore storiografico la vicenda della morte di questo testimone, che testimoniò la sua fedeltà alla Resistenza con un combattimento morale e fisico nel contempo, resistendo fino a quella morte che gli fu atrocemente riservata.

Chanoux non si è uccido ma è stato ucciso: questo è l’esito delle nuove acquisizioni ottenute grazie alla rilettura dei documenti, all’analisi dell’iter processuale della Corte di Vercelli, agli approfondimenti forniti dalla scienza medico-legale e all’esame fotografico.

Per inquadrare l’evento in una solida cornice scientifica, gli autori si sono avvalsi di professionalità particolari: i pareri dei medici GiorgioBolino, Raul Dal Tio, Antonino Fiandaca e Mario Trèves, che hanno validato l’analisi.

Per ciò che attiene alla correttezza storiografica, sono ricorsi alla documentazione riguardante la giustizia di transizione, che dimostra inequivocabilmente come le Corti di Assise straordinarie e le successiva Sezioni speciali delle Corti d’Assise ordinarie siano state tutt’altro che esempi di giustizia giusta.

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