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Geenna, 3 giugno 2020: prima udienza

Mercoledì 3 giugno 2020, al Tribunale di Aosta, si è aperto il processo Geenna a carico di Monica Carcea, Alessandro Giachino, Nicola Prettico, Antonio Raso e Marco Sorbara.

La corte è presieduta dal presidente del Tribunale, Eugenio Gramola.

Sono costituite parti civili i Comuni di Aosta e Saint-Pierre e l’Associazione Libera, mentre la costituzione della Regione autonoma Valle d’Aosta è ancora da perfezionare.

Il processo si svolge a porte chiuse nell’aula al terzo piano, con l’aula al primo piano del Tribunale adibita a sala stampa e collegata in videoconferenza.

Tutti gli imputati, tranne Raso, hanno chiesto di non essere ripresi.

Il pubblico ministero Stefano Castellani ha chiesto l’acquisizione agli atti del processo di una serie di testimoni e documenti: intercettazioni ambientali e telefoniche (alcune ancora in fase di trascrizione); tabulati telefonici; tavola riepilogativa del materiale sequestrato; trascrizioni di attività e sentenze irrevocabili nell’ambito di altre indagini (Lenzuolo, Minotauro, Tempus venit, Egomnia, Alba chiara, Alto Piemonte, Colpo di Coda, Esilio, Hybris…); documentazione acquisita nei Comuni di Aosta e Saint-Pierre e verbali della Commissione prefettizia; verbali di osservazioni, pedinamenti e controllo delle indagini Geenna, Egomnia e Minotauro laddove siano riferiti atti irripetibili; copie forensi dei dispositivi fissi e mobili sequestrati dopo l’esecuzione delle misure cautelari.

Nessuna richiesta od obiezione delle parti civili.

I difensori hanno invece fatto le loro richieste (più limitate, fra le quali spicca quella del difensore di Prettico di ascoltare il sindaco di Aosta quale testimone) e hanno obiettato rispetto all’indispensabilità di alcune acquisizioni al fine dell’accertamento dei delitti. In particolare si è opposto il difensore di Marco Sorbara, che non avendo avuto il tempo per analizzare la lista delle richieste della Procura, ha dubitato sulla necessità di acquisire documentazione risalente sino agli anni Novanta: si è opposto all’intera acquisizione e all’utilizzo di quanto contenuto (e assieme a lui tutte le difese). Ha anche lamentato la violazione del principio del contraddittorio.

Il pm ha risposto che, siccome al centro del processo vi è un reato associativo, la cui connotazione è fortemente socio-criminologica, è indispensabile contestualizzare i reati ricostruendo la presenza della ‘ndrangheta, sin dai suoi esordi. In relazione all’ipotesi di violazione del principio del contraddittorio, ha replicato che tutti gli atti di indagine sono stati depositati ed erano noti e conosciuti alle parti.

I lavori sono stati quindi sospesi per 30 minuti. Alla ripresa, la Corte si è espressa a favore delle acquisizioni documentali mentre si è riservata di decidere in relazione all’ammissione dei testimoni. Ha conferito tre incarichi separati per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali prodotte dal pm e dalle difese. È stato specificato che si dovranno utilizzare periti in grado di capire il dialetto calabrese, autorizzandoli ad avvalersi di ausiliari. Per l’esecuzione dell’incarico sono stati assegnati 30 giorni di tempo e il materiale sulle quali le intercettazioni sono registrate è stato consegnato.

L’udienza è proseguita con la testimonianza degli inquirenti.

La deposizione di Neroni

Per primo è stato ascoltato il maresciallo Cesare Neroni che, dal 1° maggio 2008 al 5 novembre 2016 è stato comandante del Nucleo investigativo del Gruppo Carabinieri di Aosta (ora in congedo). La finalità era ricostruire l’attività d’indagine. Quindi è partito da alcuni omicidi commessi in Bassa Valle, per arrivare a parlare della famiglia Nirta e a indicare le persone individuate nell’ambito delle indagini Lenzuolo, Tempus venit, Hybris e Caccia Grossa. Sono così stati evocati i nomi di Raso, Prettico e Sorbara ma sono stati anche citati Giuliano Follioley (perché il suo uomo di fiducia Giuseppe Neri si sarebbe palesato come ex capo della locale di Aosta durante un’intercettazione), Augusto Rollandin, Aurelio Marguerettaz e Guido Grimod (il primo come invitato assente e gli altri due come partecipanti a una cena al ristorante La Rotonda, in occasione di una visita del sindaco di San Giorgio Morgeto per la Fiera di Sant’Orso). È arrivato sino all’origine dell’indagine Geenna, fermandosi al 2015, quando sono state costituite, ad Aosta, una Commendatoria dei Templari di Gerusalemme e la Loggia Massonica San Fantino.

Nessuna domanda da parte dei templari e poi è stato contro-interrogato dai difensori. Gli è stato chiesto se ha verificato l’effettuazione di riti di affiliazione (risposta: no, perché si è parlato del “taglio della coda“ di Giachino senza peraltro verificarlo); di chiarire le frequentazioni della pizzeria di Raso (domande alle quali il presidente si è opposto).

La deposizione di Manocchi

Nel pomeriggio, l’udienza è ripresa con l’interrogatorio del carabiniere Giovanni Manocchi. A lui il pubblico ministero ha chiesto in che modo siano stati identificati e con quali modalità siano stati intercettati gli imputati e le altre persone indagate. Le medesime informazioni sono state richieste in relazione alla vicenda della lite Filice-Elia, ovvero sulla lite fra due minorenni verificatasi nel luglio 2015. Interessavano al pm anche le modalità di intercettazione di incontri svoltosi a La Rotonda nel luglio 2015.

Le parti civili non hanno posto domande mentre il difensore di Raso ha chiesto di approfondire lo scontro Filice-Elia, chiedendo di esplicitare il risarcimento richiesto dalla vittima (10mila euro).

Il pm è passato a chiedere di esplicitare una serie di rapporti, eventi e circostanze che hanno visto persone a vario titolo coinvolte nell’indagine.

Il difensore di Nicola Prettico è tornato sulla questione dell’affiliazione di Giachino per farsi confermare che gli inquirenti non l’hanno certificata.


Terminata la deposizione, il pubblico ministero ha formulato richiesta di acquisizione dei verbali di interrogatorio dei collaboratori di giustizia Francesco Fonti (31/10/2000) e Salvatore Caruso (23/11/1993 e 11/8/2000). A prescindere dal valore probatorio che possono avere, l’avvocato Rebecchi si è opposto perché è una violazione palese dei diritti delle difese poiché trattasi di atto non riferibile al procedimento penale. La difesa di Sorbara si è associata all’eccezione. Il pm ha ribattuto che trattasi di atti depositati. Il Tribunale si è riservato di comunicare la propria decisione nell’udienza di giovedì 4 giugno.

La deposizione di Simoncini

È stato chiamato al banco dei testimoni Marco Simoncini, comandante del Nucleo investigativo dei Carabinieri dal 1° febbraio 2017.

Il pubblico ministero gli ha chiesto di indicare quali dispositivi siano state sequestrati agli indagati e cosa sia stato trovato al loro interno.

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