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Centralina di Oyace: arrestati per corruzione sindaco e concessionario

Da lunedì 8 giugno 2020, sono agli arresti domiciliari il sindaco di Oyace, Remo Domaine e l’imprenditore Flavio Petitjacques (che è anche un assessore del Comune di Bionaz).

Sono accusati di corruzione per aver commesso, in concorso, un atto contrario ai doveri d’ufficio.

L’accusa

I fatti risalgono al 2016: Domaine, in relazione al progetto di realizzazione di una centralina per la produzione di energia idroelettrica in località Gaillans (da realizzare peraltro su terreni di sua proprietà) aveva proposto al Consiglio comunale di concedere la deroga ai vincoli paesaggistici previsti dal Piano territoriale paesistico. Petitjacques era il richiedente dell’autorizzazione ed è poi divenuto il titolare della concessione, in quanto amministratore unico e socio al 50% della società concessionaria. L’altro 50% appartiene alla figlia di Domaine, Romina.

Le indagini, condotte dal sostituto procuratore Luca Ceccanti, sono partite da una segnalazione e hanno ricostruito la vicenda e ipotizzato un patto corruttivo sostanziatosi in occasione dei lavori del Consiglio comunale del 6 giugno 2016.
Durante la riunione è stata dichiarata la pubblica utilità dell’opera e Domaine avrebbe esortato i consiglieri a votare a favore ma, sui verbali (che la Procura sostiene essere stati falsificati in concorso con il segretario comunale Roberto Trova), risulta assente (come sarebbe dovuto essere in quanto avente un interesse privato nell’opera).
Domaine sarebbe stato retribuito da Petitjacques per questa condotta proprio con la quota del 50% nella società concessionaria e con gli utili derivanti. La società di fatto sarebbe poi proseguita concertando linee operative nonché partecipando alla soluzione di problemi pratici e giuridici.

Le indagini

Le conversazioni di Domaine e Petitjacques sono state intercettate e da queste sarebbero emerse, fra l’altro, la disponibilità di Domaine a mettere a disposizione un locale all’interno di una sua abitazione per collocare la sede della società concessionaria nonché la scelta di accedere alle risorse di partenza grazie a un prestito agevolato per giovani imprenditrici.

La Procura ha anche ascoltato alcuni consiglieri comunali, per documentare come si fosse svolta la riunione consiliare del 6 giugno 2016: le insistenze del sindaco nel sostenere la necessità di realizzare la centralina per i benefici derivanti alla collettività ma anche il fatto che il sindaco non avesse partecipato al voto ma non avesse neppure lasciato l’aula.
Si trattava di una delibera imprescindibile per la realizzazione dell’opera, come avrebbero confermato i funzionari competenti della Regione autonoma Valle d’Aosta.

Da queste (e altre) motivazioni si è giunti alla richiesta della misura cautelare, che è stata accolta.

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