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Sindaci su due fronti per i 22 milioni euro della coronavirus-3

Nell’ambito del pacchetto di leggi coronavirus-3, all’esame del Consiglio Valle, vi è uno stanziamento di 22 milioni di euro a favore dei Comuni valdostani.

Uno stanziamento ripartito su base matematica: poco meno di 300mila euro a ogni ente.

Ma il Comune di Aosta non è d’accordo con questa impostazione e, dando seguito all’indicazione ricevuta dal Consiglio comunale a fine maggio, il sindaco Fulvio Centoz e la presidente del Consiglio Sara Favre hanno scritto al presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta suggerendo che, «pur consapevoli di una suddivisione orizzontale tra i vari Comuni, sarebbe corretto tenere conto di fasce in base anche alla popolazione».

Impostazione non condivisa dalla quasi totalità dei suoi colleghi. Commenta il presidente del Consiglio permanente degli enti locali, Franco Manes: «Fermo restando che sono rimasto sorpreso della lettera del Comune di Aosta, anche se capisco la necessità di Aosta di agire soprattutto in termini politici piuttosto che in termini amministrativi evidenzio che, da quello che percepisco, i Comuni valdostani sono d’accordo su una ripartizione equa delle risorse stanziate, tra l’altro richieste al presidente Testolin qualche mese fa.
Tale indicazione nasce dalla decisione dell’Assemblea del Cpel di garantire, nella divisione delle risorse della legge regionale 48 per il 2020, un trasferimento come l’anno passato ai Comuni turistici, che stanno attraversando un momento difficile a causa delle conseguenze dell’emergenza Covid. E questo nell’ottica della sussidiarietà orizzontale.
I 22 milioni sono risorse regionali e, come quelle statali che devono essere riversate sui territori per le attività imprenditoriali e commerciali, non sono soldi dei Comuni ma risorse che hanno il compito di far ripartire l’economia di vicinato, garantendo lavoro alle attività sul territorio. Il Comune diventa quindi garante delle risorse anche per ostacolare, in un momento come questo, di crisi economica e di lavoro, eventuali infiltrazioni poco chiare dall’esterno della Valle di soldi di dubbia provenienza, come di fatto evidenziato in alcune riunioni del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza pubblica dalle forze dell’ordine.
Quindi qui non si tratta di risorse da dividere sulla base di parametri percentuali o fisici (popolazione).
Qui si tratta di risorse per far ripartire l’economia su tutta la Valle d’Aosta e non possono servire per creare la solita “cattedrale nel deserto”. Tale scelta definisce, una volta per tutte, che non esistono comuni di serie A o di serie B e che la forza degli enti locali è la coesione e l’unitarietà, anche attraverso una sussidiarietà orizzontale.
Su questo, deve essere chiaro a tutti che i Comuni sono compatti: cosa non banale, visto la situazione in essere, sia a livello regionale sia nazionale
».

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