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Parti sociali sul dl coronavirus-3: fra plauso critica

Sindacati e associazioni di categoria e datoriali commentano i contenuti del disegno di legge con la terza tranche di aiuti per fronteggiare la crisi economica successiva all’emergenza coronavirus.

Cgil, Cisl e Uil

Le segreterie regionali di Cgil, Uil e Cisl e le categorie aderenti si sono ritrovate per predisporre il documento da presentare alla II e V Commissione del Consiglio Valle.

Evidenziando il momento particolarmente delicato, che porterà in dote decisioni importanti e impegnative che graveranno sul futuro, Cgil, Cisl e Uil hanno analizzato la bozza di articolato e hanno segnalato i punti meritevoli di un miglioramento.

L’analisi del gruppo di lavoro ha ravvisato uno sbilanciamento a favore delle imprese. La principale perplessità è collegata al fatto che, in maniera parallela per ogni aiuto pubblico a favore delle realtà imprenditoriali, non è reso obbligatorio l’impegno a garantire il mantenimento occupazionale, con blocco dei licenziamenti e chiusura della Cassa Integrazione.

È stata evidenziata la preoccupante assenza di attenzione verso le fasce più deboli, ignorando le criticità collegate alla morosità involontaria, riguardo la quale è indispensabile prevedere delle risorse, aumentando così i rischi a livello sociale.

La proposta inoltrata, volge a pensare a un sistema in grado di prevedere risorse da investire sul territorio, in progetti che vadano ad abbattere il costo del lavoro, con una fiscalità di vantaggio.

Savt

Il Savt ritiene che sarebbe stato opportuno sostenere le aziende facilitando l’accesso al credito con una garanzia regionale, anche attraverso Finaosta: «Si sarebbe potuto e dovuto intervenire sul tema della fiscalità, al fine di alleggerire il carico su famiglie e imprese».

Il sindacato regionale nutre «grandi perplessità sulla scelta di garantire un contributo a fondo perso a pioggia così capillare e di queste dimensioni. Se, per le piccole realtà, le risorse previste potrebbero rappresentare un aiuto utile per la loro sopravvivenza, non ci sentiamo di dire la stessa cosa per le grosse aziende. I 7 mila euro previsti, a fronte dell’importante perdita di fatturato che si deve dimostrare di avere avuto, non rappresentano sicuramente un contributo che possa garantire il futuro aziendale. Come SAVT abbiamo chiesto che, al contrario, si vada a finanziare in maniera importante l’articolo relativo al mantenimento occupazionale. Inserendo maggiori risorse in questo ambito si otterrebbe, infatti, il doppio risultato di dare un aiuto concreto alle aziende e di scongiurare probabili futuri licenziamenti». 

È valutata positivamente la scelta di garantire la gratuità, per tutto il 2020, sui mezzi pubblici e l’avere esteso anche per i mesi di aprile e maggio l’integrazione degli ammortizzatori sociali, che ha chiesto di portare da 200 a 300 euro.

In riferimento alle importanti risorse previste per rilanciare il settore dell’edilizia, il Savt ritiene che sia «un segnale importante nei confronti di un settore che è in crisi da tempo e che potrebbe essere un vero e proprio volano per il rilancio dell’intero sistema economico. Abbiamo però chiesto che siano previsti tempi certi e rapidi per l’utilizzo di tali stanziamenti, che garantiscano un loro utilizzo entro il 2020».

Sul tema delle risorse destinate agli enti locali, a compensazione anche di minori entrate tributarie ed extra-tributarie, il Savt ha chiesto che vi sia un maggior dettaglio del loto utilizzo.

Non si ritengono sufficienti le risorse stanziate per il reclutamento del personale scolastico e si chiede di avere un maggior dettaglio dei finanziamenti previsti per la sanità: «In questo settore, è fondamentale andare soprattutto a migliorare i servizi sul territorio, visto che l’emergenza Covid-19 a fatto venire a galla tutte le fragilità di queste realtà. Bisogna avere il coraggio di rivedere l’intero sistema, anche contrattuale, che caratterizza il modello valdostano di gestione socio-sanitaria».

Cia Agricoltori delle Alpi

La CIA Agricoltori delle Alpi di Aosta denuncia il venir meno dell’importante indennizzo economico legato alle rassegne comunitarie e ai mercati concorsi nel settore zootecnico; misura divenuta negli anni strutturale per le aziende zootecniche valdostane.

Spiega Gianni Champion, responsabile Cia Agricoltori delle Alpi per la Valle d’Aosta: «Perdiamo, oltre ai premi economici legati alla partecipazione, anche molto del bagaglio tradizionale e sociale legato al nostro mondo rurale. Queste manifestazioni segnavano uno fra i pochi ritrovi periodici tra allevatori, senza distinzione se “di rosse” o “di nere” e senza l’esasperazione di una competizione. Si materializza, purtroppo, la figura dell’allevatore sempre più solo, isolato nei suoi pascoli montani come una specie in via d’estinzione, assediato da lupi e cinghiali. Mentre, in tutta Italia, nessun Consiglio regionale si sogna di tagliare risorse in agricoltura, qui si vaporizzano tre milioni di euro».

Champion aggiunge che «Senza neppure audire tutti i soggetti interessati, come ad esempio Anaborava, vengono stornati in fase di assestamento di Bilancio, su altre misure, le quali non saranno compensative del danno economico causato dal non riconoscimento del sistema “rassegne”. Sistema collaudato da più di15 anni e che gli ultimi pareri legali, hanno confermato essere ammissibili».

La Cia Agricoltori delle Alpi chiede un ripensamento in merito alla soppressione. In caso contrario, saranno promosse iniziative pubbliche di dissenso, che non escludono una manifestazione ad Aosta sotto Palazzo regionale, in occasione della seduta del Consiglio regionale, della categoria interessata.

ConfIndustria

Il presidente di ConfIndustria Valle d’Aosta Giancarlo e Giachino e il direttore Marco Lorenzetti hanno esposto ai commissari le considerazioni e le proposte formulate dal mondo imprenditoriale valdostano.

«Partendo dalla situazione italiana, nel primo trimestre il PIL italiano ha registrato una flessione del 4,7%. Nell’industria, che ha riaperto a inizio maggio, la produzione è calata del 28% a marzo. L’impatto della crisi sull’export è evidente nei dati doganali di marzo, che segnano un -16,8%.

L’impatto è stato tremendo anche in Valle d’Aosta e ciò richiederà uno sforzo collettivo di massima condivisione, su obiettivi e strumenti, per attenuare l’urto dell’emergenza e preparare la ripresa dell’economia.

In questi lunghi e difficili mesi non ci siamo mai sottratti al confronto consapevoli dell’urgenza di certe scelte. Il tempo – per un imprenditore – non è una variabile trascurabile e men che meno può esserlo nel contesto di un’emergenza come l’attuale, che sta colpendo gli investimenti e la competitività e che rischia di lasciare troppi lavoratori indietro.

Tuttavia, dobbiamo constatare con rammarico che le nostre proposte sono state accolte solo in parte e non possiamo fare a meno di notare come il provvedimento in esame sia ancora fortemente orientato alla gestione della fase emergenziale dell’economia e poco invece al rilancio del sistema produttivo.

Nel provvedimento leggiamo che è stata disattesa la nostra richiesta di innalzare a 10 milioni il limite di fatturato per l’accesso ai contributi a fondo perduto previsti dal Disegno di Legge (art. 42), il che preclude l’accesso alle aziende più strutturate che sono quelle imprese che più andrebbero sostenute per fronteggiare la complessa stagione di crisi industriale che si sta profilando e che avrà pesanti ricadute sul piano occupazionale. Maggiore è la dimensione aziendale e maggiore è l’impatto sull’occupazione che un eventuale ridimensionamento di queste realtà può avere. Ci sarà inoltre un impatto tanto maggiore in termini di ricchezza prodotta se le imprese più strutturate dovessero subire un forte ridimensionamento. Se fermiamo le aziende dove le troveremo le risorse per sostenere l’economia?

Inoltre, l’innalzamento del tetto di fatturato coinvolgerebbe solo 56 imprese per un totale di spesa aggiuntiva di massimo 392.000 euro. Uno sforzo che ci sentiamo di chiedere venga sostenuto dalla Pubblica Amministrazione.

In fase di delibera attuativa si chiede che siano istituiti due plafond di disponibilità separati per le due scadenze con la possibilità di traslare eventuali residui del primo sul secondo sulla base delle richieste di contributo.

Abbiamo invece letto con piacere che la nostra proposta per il settore agroalimentare (art.48) è stata accolta: è stata pertanto considerata l’intera filiera di un settore strategico per il sistema produttivo regionale.

Chiediamo però in tal senso che venga modificato il tetto della spesa minima pari a tre volte il valore del voucher/contributo anziché quattro.

Le pesanti ripercussioni che il COVID-19 sta avendo a livello produttivo, occupazionale e sociale obbligano a riflettere sugli strumenti necessari a fronteggiare le conseguenze, sul piano della complessa stagione di crisi industriale che si sta profilando. Si avverte più che mai la necessità di gestire questo scenario inedito, dotando il mercato del lavoro di nuovi strumenti, che consentano di comprendere le linee di evoluzione dei fenomeni e individuarne la natura in modo da gestirne al meglio gli effetti.

In tal senso abbiamo chiesto di prevedere contributi per l’occupazione, ma l’occupazione quella stabile, non stagionale o saltuaria, non per quelle figure che un’azienda comunque avrebbe dovuto avere in forza, bensì per tutte quelle figure di cui l’azienda in qualche modo può fare a meno e che verosimilmente senza interventi pubblici di sostegno saranno i primi a essere lasciati a casa in un momento in cui le imprese stanno affrontando una profonda situazione di incertezza sul fronte degli ordinativi.

Dal disegno di Legge apprendiamo che tali contributi (art.51), di cui rivendichiamo con forza la paternità della proposta, saranno concessi ad imprese di determinati settori e dimensioni e a tal proposito ci auguriamo che in sede di provvedimenti attuativi non vengano esclusi comparti importanti della nostra economia quindi chiediamo che tale precisazione venga eliminata e che il provvedimento sia il più inclusivo possibile.

Inoltre, lo stanziamento è ritenuto insufficiente rispetto alle potenziali domande dei prossimi mesi. Si chiede che eventuali ulteriori risorse che si rendessero disponibili vengano destinate alla misura in questione in relazione alla sua importanza sociale.

Leggiamo di fondi destinati agli enti locali per far ripartire l’edilizia (art.62), peccato che il tempo per spenderli è ridotto all’immediato, in questo modo vedremo i soldi spesi per interventi spot, con un po’ di flessibilità in più potremmo investire su operazioni più lungimiranti, che permettono di ripartire subito e che allo stesso tempo saranno un volano per i mesi e gli anni futuri.

Scendendo nel tecnico apprendiamo, con rammarico, che inizialmente era indicato che i lavori dovessero essere affidati ad aziende locali, ora invece si parla solo di possibilità. Non possiamo permetterci di penalizzare le aziende valdostane che occupano residenti valdostani, che pagano le tasse in Valle d’Aosta!

È stato inoltre ridotto il termine per le procedure semplificate in materia di appalti che si estendono fino al 31/12/2020 rendendo di fatto la semplificazione nulla.

È dovere della politica supportare in tutti i modi possibili gli sforzi degli imprenditori. Questo documento sarà adottato in un periodo storico unico nella sua gravità, mai infatti abbiamo attraversato una crisi di questa portata, ora più che mai è il tempo delle scelte che devono essere serie, concrete, ma soprattutto coraggiose».

Coldiretti

Il provvedimento raccoglie un giudizio sostanzialmente positivo da parte di Coldiretti Valle d’Aosta relativamente ai fondi che dovrebbero essere messi a disposizione del mondo agricolo e alle misure che dovrebbero essere prese.

«Abbiamo apprezzato il lavoro di ascolto e l’attenzione che la Giunta così come le commissioni consiliari hanno avuto per le associazioni di categoria come la nostra» ha dichiarato al termine dell’audizione Alessio Nicoletta.

«Noi, da parte nostra, ci siamo impegnati a seguire e a rispettare i percorsi istituzionali previsti nell’iter legislativo nel rispetto dei ruoli degli organismi in campo. Adesso, con l’estate alle porte, stagione decisiva per il mondo agricolo, è necessario che queste misure siano varate al più presto e che la politica accolga le nostre richieste, basate sui bisogni reali intercettati sul territorio valdostano» hanno sottolineato Nicoletta ed Elio Gasco, direttore di Coldiretti Valle d’Aosta.

«I contributi a fondo perso e per gli investimenti rappresentano un apporto fondamentale per continuare a sostenere il mondo agricolo che non si è mai fermato ed evitare che un settore così importante per la Valle d’Aosta – non solo dal punto di vista economico, ma anche turistico, sociale e paesaggistico –  sprofondi in una crisi senza precedenti da cui sarebbe difficilissimo rialzarsi» è il commento finale.

Rete imprese per l’Italia

Il Ddl, nell’attuale stesura, secondo Rete Imprese Italia VdA, «non coglie gli obiettivi necessari per contribuire a dare nuovi stimoli per la ripresa dell’economia valdostana. In particolare non tiene contro dell’importanza sociale e di promozione turistica che svolgono i negozi di vicinato, soprattutto nei paesi dove, per il turista, rappresentano l’unica possibilità per conoscere e scoprire la tipicità dei prodotti valdostani. Rete Imprese Italia VdA ha quindi proposto che sia esteso ai negozi di vicinato i voucher per le misure di rilancio dei prodotti agroalimentari e a i piccoli esercizi con superficie di vendita inferiore ai 250 mq. È necessario soprattutto che l’importo degli acquisti sia ridotto da quattro a tre volte il valore del voucher stesso e questo per favorire gli acquisti di prodotti agroalimentari valdostani (Esempio: se il valore del voucher è di 100 euro l’ammontare della spesa dovrà essere di almeno 300 euro a forte dei 400 euro previsti dal Ddl)».

Rete Imprese Italia VdA chiede pertanto la riparametrazione, e per quanto possibile, l’aumento delle risorse per garantire maggiori risorse destinate all’occupazione a tempo indeterminato. 

Inoltre, le proposte di modifica o di integrazione al Ddl presentate prevedono «il sostegno alle micro e piccole imprese che effettuano investimenti e/o ricostituiscono scorte di magazzino dalla data di entrata in vigore della legge sino al 31/12/2021; la contribuzione a fondo perso del 50% del costo sostenuto per una spesa massima di € 50.000 (quindi contributo massimo erogabile € 25.000); Per la parte eccedente l’importo di € 50.000 e fino ad un massimo di spesa complessiva di € 150.000 possibilità di accesso, tramite i Confidi Regionali iscritti all’ art. 106 TUB, ad un finanziamento a tasso agevolato a valere sui fondi regionali di cui alla Legge 5/2020».

Rete Imprese VdA chiede anche l’abbattimento del costo del denaro da parte della Regione con il contributo in conto interessi già previsto dalla LR 5/2020, nonché l’abbattimento del costo della garanzia rilasciata dal Confidi del 90% sempre da parte della Regione mediante contributo in conto esercizio.

Più in generale Rete Imprese Italia VdA «constatato che sono stati tagliati dei bonus ad alcune categorie, chiede che non siano operate ulteriori riduzioni alle provvidenze in essere e che venga estesa la possibilità di contributo per la formazione professionale anche ai servizi di consulenza in materia di igiene degli alimenti, degli ambienti di lavoro».

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