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A Cogne, i risultati dei test sierologici a tappeto sul Covid-19

Il Comune di Cogne ha offerto a tutti gli abitanti la possibilità di sottoporsi gratuitamente a un test sierologico mirato a individuare la presenza di immunità contro il Coronavirus SARS-CoV-2.

Le analisi

Nelle giornate di giovedì 4 e venerdì 5 giugno 2020, sono stati effettuati 837 prelievi (circa il 70% della popolazione, con rilevazioni effettuate fra i 10 e i 95 anni) per verificare la presenza delle immunoglobuline (anticorpi) di tipo G anti SARS-CoV-2, che il sistema immunitario produce quando viene a contatto con il virus.

Il materiale ematico prelevato è stato trasportato al laboratorio dell’istituto Salus-Alliance Medical di Genova, dove sono stati analizzati i campioni di sangue.

Gli esiti sono stati consegnati, in busta singola sigillata, al Comune di Cogne, dove i partecipanti all’indagine possono ritirarli nei normali orari di apertura.

I dati dei risultati positivi sono stati trasmessi alla Struttura Igiene e Sanità pubblica dell’Azienda USL della Valle d’Aosta, per gli eventuali approfondimenti necessari a ulteriore tutela della salute del cittadino.

I risultati di tale test sulla popolazione di Cogne sono utilizzati, dall’università di Torino, nell’ambito di uno studio mirato a verificare le modalità di propagazione del virus all’interno di una popolazione chiusa.

I costi dell’iniziativa sono stati assunti dal Comune di Cogne, che ha pagato 32 euro per ogni test (totale 26.784 euro).

I risultati

Le risultanze dell’analisi sono state presentate, mercoledì 17 giugno 2020, nel corso di una conferenza stampa.

Il 4 marzo 2020, quindi prima del lockdown decretato il 9 marzo, la comunità di Cogne era stata chiusa per garantire la sicurezza della popolazione e degli ospiti che avevano deciso di fermarsi. Vi sono stati quattro casi di positività conclamata.

Fabio Truc (fisico teorico e docente universitario) ha ricordato che il primo soggetto sintomatico si è presentato il 10 marzo, il secondo il 13, il terzo il 14 e il quarto il 22 marzo. Dopo questa data sono stati effettuati 107 tamponi, con un solo altro positivo, asintomatico.

L’analisi è stata effettuata con la tecnica della chemioluminescenza e sono state ricercate le immunoglobuline che si sviluppano nelle fasi tardive della malattia, che tendono a permanere per un periodo molto lungo e, a volte, per tutta la vita. Le immunoglobuline M (che si manifestano nelle prime fase della malattia) sono stata cercate solo nei pazienti positivi.

Questa tecnica elimina quasi del tutto la possibilità di errore umano nella lettura dei risultati.

I soggetti positivi sono risultati 29 (3,49% della popolazione testata) e 4 sono risultati positivi anche alle immunoglobuline M (quindi saranno sottoposti a tampone).

Il dato grezzo non si discosta dalle percentuali medie nazionali. Nelle zone rosse si arrivata sino al 7%.

I sintomatici sono risultati essere sette: i quattro sicuri più altri tre emersi con il dosaggio delle immunoglobuline. Rappresentano lo 0,8% della popolazione testata. Nessuno è stato ospedalizzato, né sottoposto a ventilazione né è deceduto. In Valle d’Aosta i sintomatici sono stati l’1% della popolazione.

Il dato interessante è che il 75,8% dei casi positivi è risultato asintomatico. A livello nazionale, sul campione tesato, non si è mai superato il 46%. La maggior positività si è riscontrata nella fascia d’età fra i 26 e i 50 anni. Tutti i casi positivi si concentrano nella fascia 26-75 anni.

Il virus, dunque, a Cogne si è propagato ma ha creato poca malattia, non grave e molti positivi asintomatici.

Come si proseguirà

Dallo studio, che sarà effettuato a dopo il consenso del Comitato etico dell’Università di Torino, si cercherà di capire come il virus si sia propagato in una popolazione chiusa (per capire – tramite la geolocalizzazione – se ci sono stati focolai a livello di famiglie, ricostruendo la catena delle trasmissioni).

Si investigheranno dunque se condizioni climatiche, carenza di inquinamento e genetica di questa popolazione isolata abbiano influito sulla diffusione del virus.

È presumibile sarà effettuato un secondo prelievo, per verificare la persistenza degli anticorpi nell’organismo. Non si esclude che l’indagine possa poi includere anche analisi genetiche.

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