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RaVdA condannata dal Tar per mancata assistenza a un minore disabile

Il 15 giugno 2020 è stata pubblicata la sentenza del Tar (Tribunale amministrativo regionale) di condanna della Regione autonoma Valle d’Aosta per non aver dato a un minore disabile un piano assistenziale individuale adeguato.

Il primo ricorso

I genitori di un minore affetto da grave disabilità si erano rivolti al Tar per il riconoscimento, negato dalla RaVdA, del diritto a ottenere una serie di prestazioni assistenziali, sanitarie ed educative nonché economiche e altri servizi volti al recupero e reinserimento sociale, sulla base del progetto individuale per la persona disabile previsto dall’art. 8 della l.r. n. 14 del 18 aprile 2008. 

Il Tar aveva ammesso il ricorso nel gennaio 2019 e aveva statuito il diritto dei ricorrenti a vedersi erogare in proprio favore le prestazioni e servizi previsti dal progetto individuale di cui il minore ha bisogno. RaVdA era stata obbligata ad accogliere la domanda di progetto individuale avanzata dai ricorrenti senza che si potessero frapporre ragioni ostative di tipo organizzativo e/o economiche.

RaVdA non aveva presentato ricorso e la sentenza era passata in giudicato. Tuttavia non le era stato dato seguito.

Il giudizio di ottemperanza

I genitori hanno dovuto nuovamente rivolgersi al Tar, denunciando il comportamento inadempiente tenuto dalla Regione e censurando il carattere elusivo e/o violativo poiché il progetto di vita non assicurava concretamente l’integrale tutela della disabilità del minore. 

La RaVdA aveva chiesto l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.

La richiesta dei genitori del minore è stata accolta perché il progetto di vita individuale elaborato dall’équipe socio sanitaria è stato consegnato in data 18 giugno 2019 e comunicato formalmente alla parte ricorrente in data nell’ottobre 2019, dopo la notificazione del ricorso per ottemperanza. In aggiunta, gli atti non appaiono «pienamente satisfattivi dell’onere di adempimento posti a carico dell’amministrazione regionale dalla sentenza di merito». È stato dunque rilevato un comportamento elusivo non solamente rispetto alla tempistica ma anche perché il progetto di vita individuale elaborato non appare completo di tutti gli interventi e le prestazioni da erogarsi in favore del minore. 

Il documento si occupa di due grandi aree di criticità (quella delle funzioni corporee e quella delle attività e partecipazione) con la previsione di misure volte a ovviare a fragilità e deficienze proprie della disabilità del piccolo, «nondimeno deve constatarsi che trattasi di misure e prescrizioni incomplete potendosi rilevare, in particolare, le seguenti carenze: 

  • mancata previsione e predisposizione di interventi che attengono all’assistenza infermieristica specializzata di cui il disabile ha bisogno in maniera costante; 
  • lacunosità della proposta progettuale in ordine alle componenti della vita domestica e dell’istruzione, profili di vita fondamentali con cui il minore disabile deve correlarsi;
  • mancata specificazione dello svolgimento del servizio di trasporto scolastico;
  • mancata previsione di strumenti di organizzazione, integrazione e coordinamento delle prestazioni e dei servizi da erogarsi al minore anche in relazione alla ripartizione delle competenze e delle spese». 

Il Tar dunque ha ordinato alla Regione autonoma della Valle d’Aosta di dare esatta e integrale adempimento alla prima sentenza entro 45 giorni dalla data di notifica. Nel caso in cui non lo facesse, il dirigente della Struttura Assistenza economica, trasferimenti finanziari e servizi esternalizzati dell’Assessorato alla Sanità è già stato nominato commissario ad acta, affinché provveda entro ulteriori 45 giorni. 

RaVdA è stata condannata alle spese di giudizio.

AduVdA aveva seguito la vicenda

Nell’ottobre 2019 AduVdA aveva presentato un’interpellanza in Consiglio Valle relativa alla vicenda del bambino, richiamando l’Amministrazione al suo ruolo fondamentale di garante della salute e del diritto alla cura dei cittadini. «Da allora – spiega la consigliere Daria Pulz – la vicenda ha assunto una fisionomia inquietante e a tratti grottesca».

«Chissà – conclude Pulz – che l’assessore alla sanità, insieme all’Azienda USL su cui non ha vigilato con la dovuta competenza e sensibilità, sappiano anche dare le doverose spiegazioni sull’accaduto e scusarsi con questa famiglia».

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