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Momigliano Levi: i passaggi ebrei in Valle d’Aosta

Un tema sin qui sostanzialmente ignorato nella pubblicistica locale è affrontato dal libro Passaggi Ebrei in Valle d’Aosta, di Paolo Momigliano Levi, promosso dall’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta nell’ambito della sua programmazione di ricerca.

Frutto di un cospicuo lavoro di documentazione e analisi per singoli temi legati alla questione ebraica per come è stata affrontata sui diversi giornali valdostani, il volume si apre con una analisi dell’antigiudaismo di matrice soprattutto cristiana e si sviluppa con quella dell’antisemitismo ottocentesco e novecentesco, su basi razziste, tali da fare degli ebrei il capro espiatorio delle grandi trasformazioni politiche e sociali.

Dalla fine del 1926 e sino al 1945, che sono gli anni in cui alla Valle d’Aosta fu unito il Canavese, entrano nelle analisi anche le vicende degli ebrei a Ivrea e, in particolare, nella fabbrica Olivetti.

L’autore dedica un capitolo particolarmente denso alle conseguenze delle leggi razziali volute da Mussolini e firmate dal re, e alle loro conseguenze anche negli anni della Seconda guerra mondiale quando gli ebrei sono bollati come «nemici» e consegnati all’alleato tedesco per essere deportati nei campi di sterminio creati dal nazismo.

Una vicenda ben nota, che ha avuto come contrappunto, anche nella regione, la partecipazione di numerosi ebrei alla Resistenza in Valle d’Aosta e l’aiuto dato dai “giusti” per offrire un rifugio e una via di scampo agli ebrei sfollati, con la speranza di essere accolti nella vicina e neutrale Svizzera.

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