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L’economia della VdA nel rapporto di Banca d’Italia

Banca d’Italia, mercoledì 24 giugno 2020, ha presentato il Rapporto annuale L’economia della Valle d’Aosta.

Il direttore Angelica Pagliarulo ha esordito spiegando che «il Covid-19 ha mutato immensamente i nostri orizzonti, facendoci sentire in una bolla e insicuri. Benché i numeri riscontrarti non spaventassero, sappiamo bene che invece, in percentuale, sono stati di gran lunga più alti rispetto al resto delle regioni. Quest’emergenza si evolve in uno scenario economico inedito e ancora da scrivere: una nuova selettiva crisi economica, con settori non toccati dalla pandemia (o che addirittura ne hanno tratto beneficio) e altri che sono stati azzerati».

Cristina Fabrizi ha spiegato: «Nel 2019, eravamo già in fase di rallentamento a causa delle industrie. Comparando con le Province autonome di Trento e Bolzano, in Valle d’Aosta si riscontra un ribasso del prodotto interno lordo, dal 2008 in avanti. L’occupazione totale è al di sotto delle aree di confronto. La ragione è la scarsa capacità del sistema di creare imprese e di fare entrare nuovi imprenditori».

Tornando al primo semestre 2020, è stato riscontrato un impatto molto negativo sul terziario: cali del fatturato superiori al 30% per la metà del campione. Specialmente in comparti fortemente colpiti dalla misure restrittive (commercio, turismo, tempo libero). Turismo che abitualmente porta un contributo rilevante al PIL e che aveva manifestato, prima della pandemia un crescente livello di internazionalizzazione.

L’impatto è stato leggermente più limitato sull’industria. Ciò nonostante, l’80% delle imprese ha avuto impatti negativi, 3/4 delle aziende indicano riduzioni del fatturato nel primo semestre del 2020. Si tratta anche di un forte shock da domanda.

1/4 del campione ha fatto emergere problemi di liquidità e il 27.5% delle imprese con attività sospesa sono a rischio di illiquidità (quota più elevata rispetto alla media nazionale).

Dal 25 marzo al 26 maggio, 600 domande al Fondo di Garanzia sono state  accolte (quasi 15 volte in più rispetto al 2019), presentate da piccole-medie imprese (finanziamenti fino a 25mila euro), per un valore totale 18 milioni.

Tuttavia, rispetto al 2011, è stato riscontrato un aumento della redditività delle imprese (nel settore dei servizi), calo dell’indebitamento, ricomposizione verso medio-lungo termine, riduzione della quota delle aziende finanziariamente vulnerabili: tutto ciò dimostra un sistema nel complesso più solido rispetto al passato.

In relazione al mercato del lavoro, è stato rilevato che l’occupazione nel primo trimestre è calata lievemente, come anche la partecipazione al lavoro cala. Ampliamento della CIG, ferie, permessi, blocco dei licenziamenti hanno avuto un impatto su questo dato. Per quanto riguarda il numero delle assunzioni, dal 23 febbraio al 23 aprile, è sceso notevolmente rispetto al 2019 (quasi superiore al 60%).
Il 29% del campione è risultato in una situazione familiare in cui non vi è nessun lavoratore a tempo indeterminato (rispetto al 30% in Italia).

Da marzo ad aprile, si è riscontrata una brusca contrazione dei consumi.

L’indebitamento delle famiglie è molto più basso della media nazionale e la quota di prestiti con difficoltà di rimborso scesa sotto i livelli del 2006-2007. la situazione risulta nel complesso solida. La ricchezza pro capite superiore al 50% rispetto alla media nazionale (10.7 volte il reddito).

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