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Il bar Saint-Georges chiede aiuto al sindaco di Aosta

Il proprietario del Bar Saint-Georges, ad Aosta, ci ha scritto per raccontare la sua difficile situazione post-Covid-19.

«Chiedo di pubblicare questa mia lettera per poter parlare della mia attività e poter denunciare pubblicamente una situazione che rischia di soffocare il mio piccolo bar, a causa del coronavirus e della miopia del Comune di Aosta.

Sono il gestore del Bar Saint Georges di Aosta. Da sempre ho gestito locali nel Comune di Aosta, portando un contributo all’economia locale e – credo di poter affermare – prestigio alla stessa. I miei locali, infatti, sono sempre stati un fiore all’occhiello del comune e non ho mai ricevuto lamentele dalla clientela, che mi ha sempre seguito nei miei spostamenti.
Oggi, però, rischio di chiudere.

Il virus e il distanziamento sociale non mi permettono di avere la possibilità di accogliere tutte le persone che vogliono entrare a bere un caffè o mangiare un panino. Il problema principale, però, è che il Comune di Aosta non mi permette di mettere due tavoli fuori dal mio locale, non assumendosi la responsabilità politica di prendere una decisione.
Ho chiesto inizialmente di poter mettere due tavoli sul marciapiede di fronte al bar. La risposta del Comune è stata negativa, perché lì passa la navetta verde ed è pericoloso per la salita e la discesa della gente dal bus.
A mio avviso, basterebbe spostare provvisoriamente la fermata di 50 mt. Ma, appunto, questa è una responsabilità che bisognerebbe assumersi per il bene dei propri cittadini e per la sopravvivenza di un locale.

La mia seconda proposta allora chiedeva di poter mettere i tavolini nell’aerea verde di fronte al bar. Avrei rivalutato quell’area, occupandomi io del verde e della pulizia. La risposta è stata nuovamente negativa, in quanto l’area si trova dalla parte opposta di una strada a doppia corsia di marcia. Questa risposta mi ha lasciato ancora più perplesso. Non mi è chiaro perché io non possa servire un caffè attraversando la strada… forse che le auto non sono tenute a fermarsi alle strisce pedonali se ho un vassoio in mano?

Dopo entrambi i rifiuti, ho chiesto spiegazioni, ma mi è stato fatto capire di non poter fare molto. Eppure in altri Comuni della Valle, i sindaci si sono attivati e hanno dato i permessi per i dehors anche al di là di una strada trafficata.

Perché ad Aosta no? Non è il primo cittadino a doversi assumere responsabilità di questo genere? Non è il Sindaco e tutto il consiglio comunale a doversi preoccupare che tutti i locali abbiano lo stesso trattamento e le stesse possibilità?

Ho già dovuto lasciare una delle mie dipendenti a casa e, se le cose non cambiano, dovrò fare la stessa cosa con l’altra dipendente.

Chiedo allora pubblicamente: è possibile trovare una soluzione?

Leggo, dagli organi di stampa, che via Torino diventa zona 30Km, per – a detta del Sindaco – “favorire il tessuto imprenditoriale cittadino, consentendo l’ampliamento dei dehors per le attività commerciali che si affacciano sulle strade interessate”. Allora, perché sono l’unico bar di tutta la via a non poter avere un dehors?

Durante il lockdown sono arrivate dal Comune molte promesse, ma purtroppo chi molto promette, poco mantiene e a farne le spese sono le piccole attività come la mia e i suoi dipendenti».

La risposta del sindaco

Abbiamo girato i quesiti al sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, e questa è la sia risposta: «Le domande di ampliamento ricevute sono state oltre cento e soltanto in cinque casi, purtroppo, non siamo riusciti a dare una risposta positiva. Quello del signor Fadda è uno di questi.

Abbiamo cercato di trovare tutte le soluzioni possibili e immaginabili ma, per quella situazione è veramente complicato perché ha il bar in un luogo particolarmente difficile.

Davanti al locale non si può perché, come ha detto lui, c’è la fermata dell’autobus e non è così semplice spostarla perché, lì, la zona è piuttosto stretta e angusta. Peraltro le fermate sono su entrambi i lati della strada, il marciapiede è stretto e risulta difficile il posizionamento di un dehors.

Dall’altra parte, quella che lui chiama area verde sono i bagni pubblici. Anche con tutta la buona volontà, c’è un problema di igiene. Ed è un problema anche l’attraversamento della strada, non previsto dai Regolamenti per l’accesso ai dehors e, comunque, in situazione oggettivamente pericolosa.

Possiamo fare qualche altra valutazione e capire se ci sono alternative che sinora, comunque, nonostante un’analisi approfondita, non sono state individuate.

Una soluzione potrebbe essere trovata fra privati: il signor Fadda potrebbe chiedere al condominio di occupare una porzione della corte interna».

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