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Turismo estate 2020: sale la montagna, resta la paura

Il 38,7% degli Italiani non andrà in vacanza e un altro 15% è ancora indeciso; se la passano peggio in Francia, dove timori e incertezze frenano il 46,5% e lasciano nel dubbio il 21,9%.

Sono i risultati dell’indagine sul turismo estivo condotta, tra fine giugno e inizio luglio, dall’Università della Valle d’Aosta insieme all’Université Savoie Mont-Blanc, all’interno del progetto Interreg Alcotra Feast, (Formation, éducation et aménagement des synergie territoriales).

I risultati sono stati presentati in un incontro su piattaforma online mercoledì 8 luglio 2020, con interventi di Marco Alderighi e la moderazione di  Nicola Strazzari, docenti del Dipartimento di Scienze economiche e politiche dell’UniVdA; il confronto con la realtà altoatesina portato da Linda Osti, della Libera Università di Bolzano; il report del presidente degli albergatori valdostani Filippo Gérard.

«In Francia, nelle regioni Auvergne-Rhône-Alpes e Provence-Alpes-Côte d’Azur, sono stati somministrati 1500 questionari – ha spiegato Alderighi -. In Italia siamo a 1.300 ma arriveremo a 2mila per la zona nord ovest, Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria. e ne aggiungeremo altri mille sul resto d’Italia».

La maggior parte degli italiani (72,9%) e dei francesi (60,7%) è andata in vacanza, nell’estate 2019, preferendo il mare: anche nel 2020, chi è già andato in vacanza, ha scelto prioritariamente il mare ma cresce la percentuale dei vacanzieri che sono partiti per la montagna: in Francia, si è passati dal 21,6 al 23,4% mentre, in Italia, la percentuale è salita dal 24,6 al 35%. Preferenze espresse anche da chi deve ancora fare le vacanze.

«I media hanno fatto promozione alla montagna anche senza citarla – spiega Osti -. Si è parlato molto di spiagge con strutture in plexiglass e restrizioni e questo ha portato a vedere la vacanza in montagna come più sicura, per la naturale sensazione di distanziamento fisico».

Tra le destinazioni preferite, come già nel 2019, per i Francesi primeggia la Francia e per gli italiani l’Italia, con una crescita, nel secondo caso, dell’opzione Valle d’Aosta, meta prescelta dall’8,9% di chi ha già svolto le vacanze e dal 7,1 di chi partirà. 

Si valutano anche i pro e i contro della struttura in cui soggiornare e requisiti che deve avere: «Si patiscono ansia e stress – concordano i relatori –ma i Francesi soffrono maggiormente di disturbi del sonno – precisa Alderighi -. I più stressati dall’effetto Covid, e anche dal sentire notizie che ne parlano, sono studenti, disoccupati e in generale chi sta in casa. Rispetto all’anno scorso, il 15% dei turisti non sceglie più alberghi o B&B e preferisce seconde case o case in affitto. La richiesta principale è sempre la presenza del wifi, poi vengono la pulizia e sanificazione degli ambienti, la presenza di spazi all’aperto, esprimendo in generale un bisogno di sicurezza e valutando i rischi di restrizioni alla mobilità».  

«La richiesta non è solo la presenza di una connessione ma che sia anche di qualità – aggiunge Gérard -. Abbiamo proposto un questionario agli albergatori su cosa fanno d’estate: oggi sono aperte tutte le strutture che lo erano l’anno scorso, ma il timore sarà per il mese di settembre quando, normalmente, arrivavano turisti stranieri. Agli spazi aperti, caratteristici della montagna. corrisponde a livello alberghiero una grande risposta di responsabilità e professionalità, anche nei confronti di ospiti e collaboratori. Distanziamento fisico, osservare le regole, far capire che sono sacrifici necessari. Se in albergo o b&b si ha più possibilità di condividere spazi, recuperando anche le relazioni nel dopo confinamento, l’appartamento può essere visto come più protetto, dà l’idea di un microcosmo, da cui però bisogna uscire, anche solo per fare la spesa. Ci prepariamo anche ad accogliere i lavoratori che viaggiano, perché trovino un ambiente adatto allo smart working».

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