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È scontro fra ConfCommercio e Rete civica sulla legge 8/2020

ConfCommercio Valle d’Aosta e Rete civica sono su fronti opporti in relazione alla valutazione a quanto disposto dalla legge regionale 8/2020 in materia di Proroghe e semplificazioni in materia di agricoltura e commercio.

La critica di ConfCommercio

Confcommercio-Fipe, con un comunicato stampa diffuso mercoledì 22 luglio 2020, ha manifestato «perplessità e disorientamento per lo stato confusionale che caratterizza l’attività legislativa del Consiglio Valle. È infatti entrata in vigore la legge nella quale, senza alcuna intesa con le categorie interessate e per volontà di Rete Civica, sono state inserite e sono ora in vigore due importanti disposizioni: la prima ‘nei pressi di strutture agrituristiche possono essere previsti spazi aperti destinati all’insediamento temporaneo di un massimo di tre tende o caravan, per un massimo di nove persone ospitate, alle quali siano riservati un servizio igienico, una doccia e un lavabo’; la seconda ‘In deroga a quanto disposto dall’articolo 4, a tutte le aziende agricole, che già non siano scritte nell’elenco degli operatori agrituristici, è consentito proporre la degustazione dei soli prodotti aziendali, accompagnati da pane e vino del territorio, a un massimo di venti persone al giorno, per la cui presentazione e somministrazione sono consentiti l’uso della cucina dell’abitazione e l’impiego unicamente di stoviglie monouso in materiale biodegradabile e compostabile. Con questa legge la Valle d’Aosta rischia di diventare un camping diffuso senza regolamentazioni igienico-sanitarie e fiscali. Una qualsivoglia cucina domestica può diventare una struttura per fornire pasti; un qualsivoglia servizio igienico può diventare un servizio pubblico e tutto questo con buona pace di Rete Civica, che ha fatto di tutto affinché questa modifica alla legge regionale venisse inserita e approvata e tutto ciò influirà negativamente sull’intero comparto della ristorazione e ricettività».

Graziano Dominidiato, presidente di Confcommercio-Fipe VdA, considera il provvedimento «insensato, offensivo e penalizzante per chi esercita l’attività di somministrazione come attività primaria e al quale viene richiesto il rispetto di decine di norme igienico sanitarie, aggiornamenti professionali, autorizzazioni e nulla osta».

E il suo commento è anche politico oltre che associativo: «la politica scambia la mediazione, che è una virtù di chi opera per il bene comune, con il ricatto di chi fa pesare il proprio voto per interessi di partitici».

L’indignazione di Rete civica

Giovedì 23 luglio, Rete civica ha risposto. «È stupefacente la sortita polemica della dirigenza Confcommercio-Fipe della Valle d’Aosta nei confronti di due importanti disposizioni proposte alla luce del sole da Rete Civica a favore dell’economia rurale valdostana colpita dalla crisi economica e inserite nella recente legge 8/2020, per la palese infondatezza delle argomentazioni».

Rete civica spiega che la norma che consente alle aziende agricole di proporre la degustazione dei soli prodotti aziendali, e non già di pasti: è null’altro che l’attuazione a livello regionale dell’articolo 4) del Decreto Legislativo n. 228 del 18.5.2001, per ciò che concerne la vendita diretta in azienda dei prodotti aziendali ai fini del completo sfruttamento del ciclo produttivo dell’impresa. «È interesse dei piccoli negozi e dei ristoranti di paese che siano fatte conoscere ai visitatori e ai turisti la qualità e la bontà dei prodotti agroalimentari di eccellenza propri della Valle d’Aosta, nell’ambito di un circuito economico integrato». 

La norma che consente alle sole aziende agrituristiche un’attività di agricampeggio – specifica Rete civica – è volta a favorire l’integrazione dei redditi agricoli, la presenza della ricettività rurale diffusa, essenziale nelle località minori, il presidio del territorio.

«Per il ruolo che ricopre, il sig. Dominiato dovrebbe sapere che le aziende agricole, nella trasformazione e vendita dei prodotti, e le aziende agrituristiche, nell’attività di ospitalità e di ristorazione, sono tenute a rispettare le norme igieniche vigenti, a partecipare a corsi di formazione, a possedere tutte le autorizzazioni previste dalla legge», si legge nel comunicato di Rete civica che prosegue: «Anziché fare proclami del tutto pretestuosi, la dirigenza valdostana di Confcommercio farebbe meglio a:  supportare le migliaia di piccole attività commerciali e turistiche nell’accesso ai finanziamenti regionali a fondo perduto, essenziali per affrontare la crisi economica Covid-19 e resi possibili grazie all’impegno assiduo e pressante di Rete Civica fin dallo scorso mese di marzo; operare per superare le ristrette logiche corporativistiche dei singoli settori e favorire la messa in rete degli operatori e la creazione di circuiti locali di valorizzazione dei prodotti e delle peculiarità del territorio, integrando ricettività, ristorazione, aziende agricole, le diverse figure degli operatori turistici e dei professionisti della montagna». 

Secondo Rete civica, «Il nemico dei negozi di vicinato e dei ristoranti non va, infatti, ricercato nelle aziende agricole che propongono prodotti di qualità e rispettosi dell’ambiente ma semmai nella grande distribuzione che taglieggia i produttori, si basa sull’agricoltura industriale che inquina e danneggia il pianeta e fa credere che si possa ottenere un litro di olio extravergine di oliva o una bottiglia di vino DOC a 3 euro». 

Infine Rete civica ritiene l’attacco di Confcommercio nei suoi confronti «ancor più vergognoso visto che il Presidente Dominidiato ben conosce, essendo stato informato passo dopo passo, la determinante azione condotta dai consiglieri regionali di Rc per approvare il contributo a fondo perduto della Legge 8, a parziale ristoro delle perdite di fatturato determinate dall’emergenza Covid 19. Contributo di cui usufruiranno nelle prossime settimane in primo luogo proprio migliaia di operatori del settore ristorazione e ricettività alberghiera».

La replica di ConfCommercio

Nel pomeriggio di giovedì 23 luglio, la risposta di Confcommercio-Fipe VdA, che ribadisce quanto già dichiarato e rileva «che nulla aggiunge e nulla toglie al comunicato concernente le discrepanze della norma che deroga dalla legge sulla somministrazione. Unica fattore rilevante è il linguaggio offensivo usato nei confronti di un’intera categoria».

Confcommercio Fipe VdA dice di essere al fianco dei propri iscritti (che rappresentano oltre il 50% delle attività di settore presenti in Valle) da oltre 70 anni «ed è proprio Rete Civica che dovrebbe occuparsi di più e meglio di tutti i lavoratori autonomi anziché inseguire manciate di voti». 

Confcommercio Fipe Vda ricorda di aver lavorato per mesi al fine di giungere alla modifica del regolamento d’igiene, che non è stato approvato e nemmeno portato in discussione in Consiglio Valle.

Confcommercio-Fipe VdA ritiene che Rete Civica sia disinformata sull’attività svolta a tutela delle piccole imprese e della lotta all’apertura di nuove strutture per la grande distribuzione. «Forse ha perso di vista la posizione assunta contro il piano di dettaglio nel Comune di Saint-Christophe e in altri comuni valdostani per la costruzione di nuove superfici commerciali di medie e grandi dimensioni, chiedendo la predisposizione di un Piano Regionale sullo sviluppo degli insediamenti commerciali, che salvaguardi il piccolo commercio, i negozi di vicinato presenti nel territorio e riduca la desertificazione commerciale che è in atto da alcuni anni». E chiede a Rete Civica cosa abbia fatto perché la grande distribuzione non danneggi i piccoli esercizi.

L’accusa di disinformazione è anche all’azione a sostegno dei negozi che commercializzano i prodotti valdostani: «forse dimentica, o all’epoca non era interessata, al problema dei Voucher per l’acquisto di prodotti tipici della Valle d’Aosta. Solo l’impegno di Confcommercio-Fipe Vda in sinergia con COLDIRETTI VDA è stato possibile inserire nell’articolo 58 della legge 8, che prevede che i Voucher possono essere utilizzati anche nei piccoli esercizi con superfici inferiori a 250 mq. Proprio per valorizzare i prodotti agricoli del territorio».

ConfCommercio sostiene che Rete Civica «ha volutamente confuso l’olio con il vino e mescolato le patate con le rape per campare ragioni inconsistenti utili solo alla demagogia elettorale. Un esempio è l’articolo 85 comma 3 della legge regionale 8/2020, che permette l’utilizzo di cucine dell’abitazione per la somministrazione nelle aziende agricole. Confcommercio VdA ben conosce gli obblighi di formazione e di rispetto dei requisiti igienico sanitari nel campo della somministrazione e, pretende anche da Rete Civica, che quando si parla di somministrazione le norme valgano per tutti e che regole inserite in maniera azzardata generino differenze di mercato palesi. Gli adempimenti devono essere gli stessi per tutti i settori economici e rispettati in egual misura».

In merito al contributo a fondo perduto, ConfCommercio intende ricordare a Rete civica che, sin dalle prime audizioni in videoconferenza in II commissione consiliare, Dominidiato ha rimarcato la necessità di prevedere tale misura.

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